Lun 7 Dic 2015 - 334 visite
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‘Messa in scena’: il lavoro del prete tra pulpito e palcoscenico

A Teatro Off l'originale spettacolo diretto da Giulio Costa con la partecipazione attiva di un vasto pubblico

144e65ce-ecb2-4342-9a00-875781ed0f11di Giorgia Pizzirani

Deve essere preso alla lettera lo spettacolo “Messa in scena” proposto a Teatro Off sabato 5 dicembre alle ore 21 per la regia di Giulio Costa, con Marco Sgarbi e i fedeli dell’Assemblea: in scena ci sono Cristiano Bernardelli, Grazia Carboni, Massimo Festi, Sara Draghi, Teresa Guarnieri, Filippo Romani, Chiara Ferraresi, Denise Dina, Elisabetta Bianca, Francesco Gori, Arturo Pesaro, Elena Grazzi, Valentina Dall’Ara, Annalisa Piva, Maria Cristofori, Dörte Dahlke.

La pièce, come spiegato dal regista a fine spettacolo, appartiene al progetto “Manufatti artigiani” che ha l’obiettivo di proporre una carrellata di mestieri sulla sacralità del quotidiano tornando al teatro dell’essenziale, alla artigianalità di questa forma d’arte.

Nessun mestiere quindi meglio del prete (Marco Sgarbi) che, nella seconda parte, monta e inchioda assi di legno per l’altare, sistema il pulpito, ordina ampolle di acqua e vino, predispone tovagliette bianche e finalmente si rivolge ai fedeli non trovando riscontro. Loro, il pubblico della messa, sono il frutto del workshop teatrale gratuito a cura dello stesso Costa e nella prima parte mimano l’uditorio della messa mentre salmodiano, recitano, pregano, cercano affannosamente monetine per le offerte e si scambiano segni di pace, il tutto in una calma quasi irreale. Non parte integrante della scena sin dall’inizio, ma componenti del pubblico che si alzano con la propria sedia che diventerà all’occorrenza panca e inginocchiatoio.

Una rappresentazione che ha coinvolto il pubblico in sala, tanto da creare un dibattito che si è protratto per circa un’ora al termine della performance. Non di univoca interpretazione, porta il sacro sul palco donando sacralità al palcoscenico, ripetendo la meccanicità del rituale. Si scontrano sentimenti agli antipodi: la necessità di confrontarsi con il vuoto, che vede i protagonisti alienati e silenziosi nelle alternanze delle gestualità rituali; il desiderio di appartenere a qualcosa si scontra con il bisogno di mantenere la propria identità.

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