“Una sentenza esemplare. Nel tribunale di Ferrara si sta affermando una nuova giurisprudenza molto significativa nell’ambito dei doveri famigliari”. Questo il commento dell’avvocato di parte civile Enrico Zambardi, dopo la sentenza che ha visto la condanna a sei mesi – senza sospensione della pena – di un 40enne siciliano, residente a Ferrara, che ha violato l’obbligo di pagare gli alimenti per i figli alla propria ex moglie.
Una sentenza esemplare perchè il giudice Franco Attinà, nonostante la condanna fosse inferiore a tre anni e l’imputato incensurato, non ha concesso la sospensione della pena. E quindi il 40enne, nel caso la pena venga confermata in appello, dovrà scontarla in carcere o attraverso altre forme di libertà vigilata, fatto assai insolito per un reato generalmente considerato ‘lieve’ come la violazione degli obblighi di assistenza famigliare.
Dopo la separazione infatti, per i primi cinque mesi, il 40enne aveva versato quanto pattuito alla moglie. Poi, nei sette mesi successivi, più nulla, nonostante il suo reddito e il suo tenore di vita non possano far pensare ad alcuna difficoltà oggettiva nei pagamenti. Di conseguenza è partita la denuncia della moglie, che attraverso l’avvocato Zambardi ha chiesto la condanna dell’ex marito e il versamento di tutti gli arretrati. Il tribunale nei giorni scorsi ha dato ragione alla donna, anche se per rendere effettiva la sentenza sarà necessaria una conferma davanti alla corte di appello di Bologna. Ma la decisione del giudice Attinà di non concedere la sospensione della pena crea un precedente di rilievo per il tribunale di Ferrara: “Nella nostra città – afferma Zambardi – è una tendenza sempre più diffusa tra i magistrati, che stanno ponendo sotto una luce diversa quest tipo di reati, proprio per sottolinearne la gravità”.
E casi recenti danno ragione al legale. Come la condanna a un anno comminata nel 2013 dal giudice Rizzieri (nonostante la richiesta di soli 4 mesi avanzata dalla procura), con la concessione della condizionale subordinata all’effettivo pagamento di quanto dovuto. O come l’identica pena che si è visto sentenziare nello stesso anno un uomo del ’59: un anno di reclusione e 700 euro di multa, con la consessione del tempo di tre mesi l’uomo per pagare all’ex moglie la provvisionale di seimila euro, oltre al pagamento dei danni per i mancati assegni familiari di mantenimento. Pena la prigione.