Mar 10 Nov 2015 - 3442 visite
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Il dramma degli azionisti Carife in diretta su Rai Tre

Il senatore Marino: "Poche speranza di recuperare i soldi investiti in azioni". Venerdì l'approvazione del bail-in

Marco Cappellari (al centro) con alcuni risparmiatori Carife prima del collegamento tv

Marco Cappellari (al centro) con alcuni risparmiatori Carife prima del collegamento tv

Il dramma degli azionisti Carife e l’incerto futuro della banca ferrarese sono sempre più un caso di portata nazionale, studiato da giornalisti e analisti finanziari per capire in che direzione si stanno muovendo le istituzioni italiane ed europee per arginare le crisi degli istituti di credito. Un tema a cui la trasmissione Mi Manda Rai Tre ha dedicato un lungo approfondimento questa mattina (martedì 10 novembre), intervistando risparmiatori, associazioni (Amici di Carife e Federconsumatori) e addetti ai lavori come il senatore (e presidente della Commissione Finanze) Mauro Maria Marino. Assenti invece, nonostante l’invito della trasmissione, i commissari di Carife Giovanni Capitanio e Antonio Blandini.

La conduttrice Elsa Di Gati porta avanti un discorso su due livelli: da una parte il ‘prima’, ovvero i motivi che portarono al crollo del valore delle azioni e di conseguenza alla perdita dei risparmi degli azionisti; dall’altra il ‘dopo’, ovvero le prospettive per banca, soci e correntisti dopo l’approvazione della direttiva sul bail-in e il salvataggio da parte del Fondo Interbancario di Tutela Depositi. Sul primo tema le note dolenti sono parecchie: lo racconta un azionista Carife, Gianfranco Mastella, che nel corso degli anni investì circa 20mila euro in azioni, ora ‘depauperati’ a soli 324 euro. “Nel ’98, quando aprii il conto – racconta Mastella -, mi consigliarono di acquistare anche delle azioni perchè gli azionisti hanno condizioni più vantaggiose rispetto ai semplici correntisti. Ne comprai un centinaio, la quota minima, che non erano quotate in borsa e quindi non erano soggette a variazioni di valore. Poi dopo il 2000 ne comprai in altre due tranches”. Tutto andò bene, con tanto di dividendi di fine anno, fino al 2009, “poi – prosegue il risparmiatore – cominciai a capire che qualcosa scricchiolava, perchè provai a vendere una parte delle azioni ma dissero che dipendeva dalla disponibilità di acquirenti, perchè la banca non aveva istituito un fondo apposito”. Fu creato solo due anni dopo, ma era possibile vendere solo fino a 300 azioni e, in ogni caso, occorreva averle sottoscritte almeno 36 mesi prima. “Poi, nel 2012, vidi dai verbali dell’assemblea che le azioni erano state messe a bilancio a 5,60 euro. Dalla banca mi dissero che era per una questione amministrativa. Oggi siamo a 21 centesimi”.

Una storia fin troppo conosciuta, tra le famiglie ferraresi. Roberto Zapparoli di Federconsumatori racconta di come l’associazione abbia seguito migliaia di casi analoghi, come conferma il consulente legale Massimo Cerniglia: “La banca deve istituire un fondo per ricomprare le proprie azioni dagli azionisti, ma in questa situazione le risorse non erano sufficienti. Parliamo di 29mila azionisti su una popolazione di 150mila persone: quando la banca ha cominciato a scricchiolare tutti sono corsi a vendere le azioni e la banca ha contingentato, fissando il limite a 300 cessioni. Ma anche in questo modo non è stato possibile venderle, visto che non si trovavano acquirenti”.

Il risultato è che per persone come il signor Mastella sarà impossibile recuperare l’investimento, visto il crollo del valore delle azioni, se non portando la banca e i suoi dirigenti a risponderne in tribunale. Lo conferma anche il senatore Marino in videocollegamento: “Per quanto riguarda il pregresso – afferma il senatore – ci sono poche possibilità di recuperare quei fondi. Spero che quando hanno sottoscritto le azioni disponessero di informazioni corrette, altrimenti c’è la possibilità di intervenire per altre vie”. Parole sottoscritte anche da Cerniglia, secondo cui “il problema infatti è proprio il rispetto delle normative del Testo Unico Bancario e della Consob. Così come nelle vicende dei bond argentini o dei titoli Cirio o Parmalat c’è la possibilità di richiedere il risarcimento del danno alla banca, perchè se parla di azioni con un profilo di rischio altissimo e non quotate in un mercato regolamentato”.

Su questo fronte, come raccontavamo la settimana scorsa, il tribunale di Ferrara ha già inaugurato le udienze. E per quanto riguarda il futuro della banca dei risparmiatori? Il presidente di Amici di Carife Marco Cappellari pur non risparmiando le critiche alle passate gestioni, punta sullo strumento dei warrant. “La nostra amicizia verso Carife è ancora presente, anche se in questo momento è difficile portare un nome come il nostro. Ora quello che ci interessa è rientrare dei nostri risparmi e speriamo che nei prossimi giorni si concretizzi l’operazione di salvataggio. Poi entro Capodanno dovrà insediarsi il nuovo cda che dovrà far pedalare la banca: chiediamo che i suoi componenti battano un colpo a favore dei piccoli azionisti”.

Ultimo capitolo: le novità sul decreto bail-in che darà il via libera all’operazione. Il senatore Marino spiega che venerdì verrà definitivamente approvato il decreto legislativo, dopodiché Bankitalia potrà cambiare lo statuto del Fondo Interbancario e la Bce consentirà la sua partecipazione azionaria in Carife. Come ormai noto attraverso il bail-in, dal primo gennaio prossimo, non saranno più gli stati a finanziare le operazioni di salvataggio, che ricadranno interamente su azionisti e detentori di obbligazioni subordinate. I correntisti sopra ai 100mila euro non saranno però, come temuto, il terzo soggetto che dovrà prestarsi a eventuali esborsi, ma il sesto: prima di loro ci saranno i detentori di obbligazioni ‘senior’, le piccole e medie imprese e i depositi interbancari.

 

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