Ven 16 Ott 2015 - 704 visite
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La lunga (retro)marcia delle unioni civili

Il Olanda l’accesso ai matrimoni (“matrimoni” non “unioni civili”, proprio matrimoni) alle persone omosessuali è del 2001 cioè 14 anni fa (sì anni, non mesi, proprio anni). Tre lustri forse non sono sufficienti per vedersi avverare la profezia della fine della specie umana, come paventato da tutt* coloro che osteggiano il matrimonio gay, ma per ora l’Olanda esiste ancora, e, incredibile dictu, c’è ancora la cosiddetta “famiglia tradizionale”.

Nel 2002, sull’onda dell’entusiasmo per l’approvazione dei Pacs in Francia, Franco Grillini deposita la sua proposta di legge, una proposta che, a leggere quelle venute dopo,  è un vero faro nella notte perché almeno nel suo primo articolo ci sono parole come “coppia”, “vita in comune”, “diritto”, “dignità sociale”, “realizzazione personale”.

Nel 2007, dopo aver letto, immagino con orrore, la proposta della deputata De Simone del 2006 che in buona sostanza equiparava le unioni civili ai matrimoni, Bindi e Pollastrini si misero al lavoro e, dopo una stremante spremitura di meningi, presentarono i Di.Co., disegno di legge che prevedeva quell’affascinante iter secondo cui una delle due parti doveva notificare all’altra, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, di aver dichiarato all’anagrafe del comune in cui risiede che convive proprio con lui/lei.Peccato davvero che non sia passata questa proposta perché avevo già pronte le raccomandate per Angelina Jolie, Sharon Stone, Cate Blanchett… vabbe’ basta che sennò mi distraggo: se la ritiravano era fatta no? E io sarei stata dispostissima a vivere con loro more uxorio in qualunque momento. Rimane, oltre alle risate ché l’unica è buttarla in ridere pena l’aggravarsi della situazione biliare, un pizzico di rammarico per lo sperpero di tempo di deputat* e senator* che potevano davvero fare altro e evitare di prenderci per il deretano in maniera così plateale.

Naturalmente dopo una roba del genere ne sono arrivate di tutti i colori: i DiDoRe, nome che evoca alternativamente il pongo o il solfeggio, i CUS su cui c’è veramente poco da dire, proprio per la pochezza del testo che in sostanza diceva che dovevi andare da un notaio e fare un scrittura privata se proprio ci tenevi così tanto a regolare lo stato patrimoniale della tua coppia.

Fermiamoci qui perché sarebbe troppo lungo fare l’elenco di tutte e 44 (ebbene sì 44) le proposte di legge depositate a partire dagli anni 80.

Arriviamo allora al ddl Cirinnà di cui vi propongo quello che dovrebbe essere il primo articolo, quello uscito dalla varie risciacquature. Un brodino degno di “Cucine da incubo”:

Art. 1: “Le disposizioni del presente Capo istituiscono l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale” (nelle stesure precedenti: “Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell’unione civile», possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune”).

Ebbene, sparito il riferimento al fatto che alle unioni civili possano accedere coppie di uguale o diverso sesso, ora le unioni civili riguardano solo gay, lesbiche e trans, congerie che fra di loro formano una “specifica formazione sociale”. Leggo sul dizionario che per formazione sociale si intende qualunque tipo di associazione di individui intermedia fra il singolo e lo Stato. Unione civile invece indica le forme di convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi e economici.  Traducendo l’art. 1 suona così: Le disposizioni del presente Capo istituiscono la convivenza fra due individui dello stesso sesso legate da vincoli affettivi e economici quale specifica associazione fra individui. Parrebbe ridondante ma non è.

Noi vecchie volpi che seguiamo questa appassionante via crucis da quando ancora non avevamo nemmeno un capello bianco, ne abbiamo viste e sentite talmente tante che sappiamo con matematica certezza che ogni modifica a un testo di legge sul tema è tutt’altro che insignificante. Il primo dato è che un approccio del genere ci ributta indietro di almeno dieci anni, dal momento che le nazioni che usarono nel passato questo stesso approccio ora stanno, se non l’hanno già fatto, virando decisamente verso il matrimonio egualitario.

Ma sottolinea anche che le unioni omosessuali sono specifiche, sono cosa a parte rispetto a tutto il resto, che non devono avere nulla a che spartire con le sane, solide, robuste formazioni sociali garantite dalla costituzione (praticamente con il, emme maiuscola, Matrimonio e con la, effe maiuscola, Famiglia). Insomma questa roba delle unioni civili è buona solo per quelli lì, gay, lesbiche e transessuali. E dunque è possibile che avremo una legge che al suo articolo primo, l’articolo di apertura, l’incipit, la premessa che dà il senso al seguito, dirà che non possiamo aspirare a nessuna uguaglianza con le coppie etero. Ma perché fermarci qui? A quando una regolamentazione su come possono stare insieme persone di etnie e religioni  diverse? Che ne so, magari introducendo una formazione sociale ultra-specifica o stra-specifica o anche a-specifica o specificatamente specifica, o etnograficamente specifica o geograficamente e specificatamente dislocata in specifici paesi.

Come diceva qualcuno: Le parole sono importanti!

Purtroppo, res sic stantibus (ovvero col Vaticano in casa, qualunque sia la faccia che il Papa mostra), questo ddl Cirinnà sarà il massimo che potremmo ottenere e, se proprio dovremo ingoiare una legge che nasce già vecchia, la ingoieremo a patto che almeno siano preservate le stepchild adoption (la possibilità cioè del genitore non biologico di adottare i figli naturali o adottati del/della partner) che è l’unica vera disposizione degna di nota del testo.

Ma lasciamoci con un sorriso, a regalarcelo quel buontempone di Giovanardi. Vi riporto due degli emendamenti da lui presentati, ma ce ne sono una infinità, uno più spassoso dell’altro:

1250: “Due persone omosessuali (purché non sposati, ovvero accompagnati, nemmeno all’estero o per altro ordinamento riconosciuto dall’ONU) costituiscono un ‘unione civile quando dichiarano di voler fondare tale unione di fronte ad un dottore commercialista”

1354: “Due persone dello stesso sesso (purché non sposati ovvero accompagnati, nemmeno all’estero o per altro ordinamento riconosciuto dall’ONU) costituiscono un’amicizia civilmente rilevante quando dichiarano di voler fondare tale unione a mezzo reciproca raccomandata con ricevuta di ritorno in pico”

Michela Poser

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