ven 16 Ott 2015 - 647 visite
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La lunga (retro)marcia delle unioni civili

Il Olanda l’accesso ai matrimoni (“matrimoni” non “unioni civili”, proprio matrimoni) alle persone omosessuali è del 2001 cioè 14 anni fa (sì anni, non mesi, proprio anni). Tre lustri forse non sono sufficienti per vedersi avverare la profezia della fine della specie umana, come paventato da tutt* coloro che osteggiano il matrimonio gay, ma per ora l’Olanda esiste ancora, e, incredibile dictu, c’è ancora la cosiddetta “famiglia tradizionale”.

Nel 2002, sull’onda dell’entusiasmo per l’approvazione dei Pacs in Francia, Franco Grillini deposita la sua proposta di legge, una proposta che, a leggere quelle venute dopo,  è un vero faro nella notte perché almeno nel suo primo articolo ci sono parole come “coppia”, “vita in comune”, “diritto”, “dignità sociale”, “realizzazione personale”.

Nel 2007, dopo aver letto, immagino con orrore, la proposta della deputata De Simone del 2006 che in buona sostanza equiparava le unioni civili ai matrimoni, Bindi e Pollastrini si misero al lavoro e, dopo una stremante spremitura di meningi, presentarono i Di.Co., disegno di legge che prevedeva quell’affascinante iter secondo cui una delle due parti doveva notificare all’altra, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, di aver dichiarato all’anagrafe del comune in cui risiede che convive proprio con lui/lei.Peccato davvero che non sia passata questa proposta perché avevo già pronte le raccomandate per Angelina Jolie, Sharon Stone, Cate Blanchett… vabbe’ basta che sennò mi distraggo: se la ritiravano era fatta no? E io sarei stata dispostissima a vivere con loro more uxorio in qualunque momento. Rimane, oltre alle risate ché l’unica è buttarla in ridere pena l’aggravarsi della situazione biliare, un pizzico di rammarico per lo sperpero di tempo di deputat* e senator* che potevano davvero fare altro e evitare di prenderci per il deretano in maniera così plateale.

Naturalmente dopo una roba del genere ne sono arrivate di tutti i colori: i DiDoRe, nome che evoca alternativamente il pongo o il solfeggio, i CUS su cui c’è veramente poco da dire, proprio per la pochezza del testo che in sostanza diceva che dovevi andare da un notaio e fare un scrittura privata se proprio ci tenevi così tanto a regolare lo stato patrimoniale della tua coppia.

Fermiamoci qui perché sarebbe troppo lungo fare l’elenco di tutte e 44 (ebbene sì 44) le proposte di legge depositate a partire dagli anni 80.

Arriviamo allora al ddl Cirinnà di cui vi propongo quello che dovrebbe essere il primo articolo, quello uscito dalla varie risciacquature. Un brodino degno di “Cucine da incubo”:

Art. 1: “Le disposizioni del presente Capo istituiscono l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale” (nelle stesure precedenti: “Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell’unione civile», possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune”).

Ebbene, sparito il riferimento al fatto che alle unioni civili possano accedere coppie di uguale o diverso sesso, ora le unioni civili riguardano solo gay, lesbiche e trans, congerie che fra di loro formano una “specifica formazione sociale”. Leggo sul dizionario che per formazione sociale si intende qualunque tipo di associazione di individui intermedia fra il singolo e lo Stato. Unione civile invece indica le forme di convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi e economici.  Traducendo l’art. 1 suona così: Le disposizioni del presente Capo istituiscono la convivenza fra due individui dello stesso sesso legate da vincoli affettivi e economici quale specifica associazione fra individui. Parrebbe ridondante ma non è.

Noi vecchie volpi che seguiamo questa appassionante via crucis da quando ancora non avevamo nemmeno un capello bianco, ne abbiamo viste e sentite talmente tante che sappiamo con matematica certezza che ogni modifica a un testo di legge sul tema è tutt’altro che insignificante. Il primo dato è che un approccio del genere ci ributta indietro di almeno dieci anni, dal momento che le nazioni che usarono nel passato questo stesso approccio ora stanno, se non l’hanno già fatto, virando decisamente verso il matrimonio egualitario.

Ma sottolinea anche che le unioni omosessuali sono specifiche, sono cosa a parte rispetto a tutto il resto, che non devono avere nulla a che spartire con le sane, solide, robuste formazioni sociali garantite dalla costituzione (praticamente con il, emme maiuscola, Matrimonio e con la, effe maiuscola, Famiglia). Insomma questa roba delle unioni civili è buona solo per quelli lì, gay, lesbiche e transessuali. E dunque è possibile che avremo una legge che al suo articolo primo, l’articolo di apertura, l’incipit, la premessa che dà il senso al seguito, dirà che non possiamo aspirare a nessuna uguaglianza con le coppie etero. Ma perché fermarci qui? A quando una regolamentazione su come possono stare insieme persone di etnie e religioni  diverse? Che ne so, magari introducendo una formazione sociale ultra-specifica o stra-specifica o anche a-specifica o specificatamente specifica, o etnograficamente specifica o geograficamente e specificatamente dislocata in specifici paesi.

Come diceva qualcuno: Le parole sono importanti!

Purtroppo, res sic stantibus (ovvero col Vaticano in casa, qualunque sia la faccia che il Papa mostra), questo ddl Cirinnà sarà il massimo che potremmo ottenere e, se proprio dovremo ingoiare una legge che nasce già vecchia, la ingoieremo a patto che almeno siano preservate le stepchild adoption (la possibilità cioè del genitore non biologico di adottare i figli naturali o adottati del/della partner) che è l’unica vera disposizione degna di nota del testo.

Ma lasciamoci con un sorriso, a regalarcelo quel buontempone di Giovanardi. Vi riporto due degli emendamenti da lui presentati, ma ce ne sono una infinità, uno più spassoso dell’altro:

1250: “Due persone omosessuali (purché non sposati, ovvero accompagnati, nemmeno all’estero o per altro ordinamento riconosciuto dall’ONU) costituiscono un ‘unione civile quando dichiarano di voler fondare tale unione di fronte ad un dottore commercialista”

1354: “Due persone dello stesso sesso (purché non sposati ovvero accompagnati, nemmeno all’estero o per altro ordinamento riconosciuto dall’ONU) costituiscono un’amicizia civilmente rilevante quando dichiarano di voler fondare tale unione a mezzo reciproca raccomandata con ricevuta di ritorno in pico”

Michela Poser

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  • alberto lupi

    A Giovanardi si dia l’incarico di fare la legge per le “unioni civili”…

  • Invino Veritas

    Beh a giudicare dal numero dei commenti o li avete censurati tutti oppure l’argomento non è così sentito dalla gente.

  • il vecchio

    Invino Veritas, capirà: quando chiamano “matrimonio” la scimmiottatura di questo in un’unione di omosessuali (che è come chiamare “ciclo della vita” uno spettacolo di prosa in teatro), a chi vuole che interessi?

  • Augusto

    Spero che passino almeno 14 secoli

  • Alessandro Carion

    Cito una frase non mia ma che rappresenta perfettamente il mio pensiero. ‘La democrazia trova spessore la dove esistono minoranze tutelate, diversamente assume i colori del totalitarismo’

  • Aristotele Ananassis

    @Alessandro Carion In democrazia è la maggioranza che decide quando a decidere è una minoranza contro il parere della maggioranza si chiama dittatura. 

  • michela poser

    Quando una maggioranza nega dei diritti a una minoranza è dunque nega pari dignità a tutti, si chiama dittatura della maggioranza

  • Aristotele Ananassis

    @michela poser A determinare in democrazia cosa è un diritto e cosa no chi deve essere? La maggioranza o la minoranza? La democrazia non è un elastico da allungare o restringere a piacimento. Passano gli anni ma a sinistra questa cosa proprio non riescono ad afferrarla.

  • puvrin int’la testa

    dunque @aristotele e @michela voi fate parte del 56% dei votanti centrosinistra a ferrara anno scorso. o di quel 17% che langue su estense.com?

  • baltazar

    @michela poser

    – Quando una minoranza, da sempre presente nelle stanze del potere, vuole ancora più potere, vuol dire che geneticamente ha la propensione alla dittatura.

  • patrizia

    Sarei curiosa di sapere da Aristotele Ananassis come può una minoranza decidere anche per la maggioranza. E’ cambiato il sistema in Parlamento a mia insaputa? Si legifera sulla base della minoranza?
    O forse intende dire che le cosiddette minoranze debbono abbandonare i propri obiettivi ed evitare di rivendicare diritti quando non ledono i diritti altrui e soltanto perchè c’è chi, tra le forze politiche si oppone e allunga i tempi.
    Perchè se così è, anche per tante altre ‘minoranze’ saremmo fermi a qualche decennio fa. Per i disabili ad esempio.
    E comunque sarebbe da chiarire che cosa si intende per minoranza, mi piacerebbe fare il conto. Soltanto che qui non basterebbe il pallottoliere come per gli assembramenti della LN o i sit in di FdI…LOL!

  • patrizia

    correggo,
    …sulla base dei voti di minoranza…

  • Alessandro Carion

    cito baltazar – Quando una minoranza, da sempre presente nelle stanze del potere, vuole ancora più potere, vuol dire che geneticamente ha la propensione alla dittatura.

    Per quanto mi sforzi, onestamente non capisco a chi/cosa si stia riferendo.

  • michela poser

    Aristotele mah che dire? Che qualche parolina su diritti e uguaglianza la dica la Costituzione? Poi mi deve spiegare perché lei si può sposare e io no e in che modo impedirmelo  aiuta l’uguaglianza fra cittadini, che sarebbe sempre uno di quei principi garantiti dalla democrazia e dalla Costituzione.

  • Aristotele Ananassis

    @patrizia quello che sta succedendo è proprio che una minoranza vuole piegare ai propri voleri la maggioranza accusandola di non riconoscere diritti sacrosanti. In realtà questi diritti per la maggioranza non sono tali nè sacrosanti. Se la maggioranza riconoscesse questi “diritti” come tali il problema sarebbe superato ma evidentemente così non è.

  • Aristotele Ananassis

    @michela ploser In quale articolo della costituzione lei trova scritto che sono riconosciuti i matrimoni tra individui dello stesso sesso? Non chiami quindi in causa la costituzione a sproposito. Io mi posso sposare ma anche lei se lo farà secondo la prassi riconosciuta cioè con una persona dell’altro sesso diversamente la legge non glielo consente. Così come in Afganistan i quarantenni hanno il diritto di sposarsi le bambine dodicenni. In Italia questi “diritti” NON sono riconosciuti. La famiglia è un’altra cosa. Così è per fortuna.

  • annaclara

    se io fossi lesbica e italiana oggi me ne sarei andata da un pezzo da questo paese che lede i diritti delle minoranze, sbeffeggia le persone che vogliono vivere libere e far quello che gli pare a letto con chi gli pare, si permette di dire che un cittadino che paga le tasse non ha gli stessi diritti di un altro cittadino che paga le tasse perché così vuole Giovanardi e umilia la maggior parte dei suoi figli togliendo loro anche il respiro. vomito

  • enrico

    penso che l’omofobia sia una malattia, e come tale vada trattata e curata. sono gli omofobi che hanno dei problemi, e costringono le persone normali ( tutti i non omofobi) a discutere di cose che sono naturali, anzi scontate. omofobi, fatevi curare…anche da questo tremendo flagello si puo’ scampare!

  • michela poser

    Aristotele se la legga la Costituzione, se la legga bene. In quanto al suo riferimento alle spose bambine lo trovo semplicemente rivoltante.

  • Dodo

    @enrico vi sono persone che ritengono che l’omosessualità sia una malattia. Lei evidentemente è allo stesso livello. 

  • il vecchio

    I casi di omofobia (paura per l’omosessualità) a mio avviso sono rarissimi, in tanti anni di vita non ne ho mai notato uno, né mai ne ho sentito dire.

    Invece l’avversione per le carnevalate fuori stagione, le querule petulanze e i gridati diritti al riconoscimento pubblico di scimmiottature quali il matrimonio alle unioni fra omosessuali, queste sì, ne ho avvertite tante, compresa la mia.

    Ma che nessun gay venga a dirmi che ho paura.

    Le scimmiottature non fanno mai paura a nessuno, semplicemente scocciano quando pretendono di ostentarle, come se le mascherate fossero un diritto fondamentale in tutte le stagioni.

  • Aristotele Ananassis

    @michela poser Lei trova rivoltante ciò che in un paese come l’Afghanistan è considerato un diritto riconosciuto dalla legge. Quindi cosa risponderebbe se qualcuno di questi signori quarantenni venisse in Italia a reclamarlo questo diritto di sposare una bimba di 12 anni? No grazie oppure Si faccia pure è un suo diritto? Ecco con questo esempio spero di essere riuscito a farle realizzare che non sempre ciò che qualcuno rivendica come un diritto debba necessariamente essere riconosciuto come tale da tutti gli altri.   

  • enrico

    @arist etc etc…bello l’esempio dell’afghanistan, dà perfettamente l’idea della sua forma mentis

  • Aristotele Ananassis

    @enrico l’idea della sua di forma mentis l’ha data perfettamente Dodo.

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