Politica
3 Ottobre 2015
La corrispondente del Wall Street Journal: "Renzi non ha fatto quasi niente di quello che ci si aspetterebbe da un leader di sinistra"

La sinistra che non c’è nell’era Renzi

di Elisa Fornasini | 3 min

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A confrontarsi sul fronte progressista tra Matteo Renzi e la scomparsa delle spinte di sinistra sono Michael Braun di Die Tageszeitung e Giada Zampano del Wall Street Journal, moderati dalla direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer.

Ma ha ancora senso parlare di sinistra? “La sinistra non c’è o almeno è molto diversa da quella a cui eravamo abituati” commenta Berlinguer che vede molte connessioni tra la situazione italiana e quella europea, in cui sta scomparendo la ‘sinistra della sinistra’. A detta della direttrice del Tg3, la fase di rimessa dei partiti socialisti investe tutta l’Europa ad eccezione del Regno Unito dove cresce il consenso per il neopresidente del partito Laburista, Jeremy Corbyn. Secondo Braun, le motivazioni di questa crisi risiedono nel fatto che “i socialdemocratici non hanno avuto nessuna risposta alla riapertura delle differenze sociali”. Per questo “i poveri, i disoccupati, gli operai, gli emarginati, non si sentono più rappresentati e hanno due soluzioni: o non vanno a votare o iniziano a votare per la destra. Una sinistra che ancora vorrebbe esistere, dovrebbe riflettere su come rappresentare davvero il proletariato”.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn altro grossissimo problema delle forze di sinistra, a detta di tutti i relatori, è la mancanza di un leader carismatico capace di attirare il consenso degli elettori. “Non vedo nessuna progettualità, vedo alcuni partiti bonsai che si muovono senza nessun segno politico e senza una persona capace di rappresentarli: ad esempio Cuperlo è un uomo di grande cultura ma non sarà mai leader di una minoranza. Non vedo nessun leader all’orizzonte” è il commento tagliente del giornalista tedesco.

Una pecca non da poco in un’epoca in cui “si guarda al leader piuttosto che al partito” replica la corrispondente del Wall Street Journal. “Il processo di personalizzazione della politica è partito vent’anni fa con Berlusconi che ha reso la nostra politica davvero ‘pop’ – spiega Zampano -. In questo senso, Renzi più che una rottura ha rappresentato una continuità perché ha usato mezzi di comunicazione molto simili a quelli del suo predecessore”.

“Renzi non ha fatto quasi niente di quello che ci si aspetterebbe da un leader di sinistra – prosegue Zampano -, l’idea di colpire certi patrimoni non è mai stata presa in considerazione dalla sinistra che ha scelto di tagliare le tasse invece che aumentarle per alcuni ceti sociali. Il futuro della sinistra starà nella capacità di rappresentare ancora le istanze sociali della classe media che si è impoverita: chi riuscirà ad intercettare le istanze di questo ceto saranno i partiti politici vincenti”. La corrispondente del Wall Street Journal definisce il premier come un “moderatore del voto” che compie delle scelte “indirizzate a portare nell’alveo la parte più moderata della sinistra”, una situazione ben lontana dall’immagine del rottamatore che radicalizza l’apparato politico.

“Renzi si è presentato agli italiani come l’ultima speranza dell’Italia, ma è davvero così?” domanda Berlinguer. “Se andassimo a votare adesso, l’unica alternativa concreta sarebbe il Movimento 5 Stelle – replica Braun –, ma ho i miei dubbi che sia un’alternativa che faccia bene all’Italia perché non è affatto pronto per governare. Non credo neanche che una destra con Salvini possa ambire ad arrivare al 30%; attualmente non c’è alternativa”. Il dibattito che ne segue è piuttosto acceso, le domande critiche del pubblico fanno scattare la direttrice del Tg3: “Chiedete risposte a questioni che vanno rivolte ai politici e non ai giornalisti” è la sua ultima dichiarazione prima di chiudere l’incontro.

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