Mer 2 Set 2015 - 521 visite
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Una ‘Ma Rea’ di poesie che salutano Ferrara

Intervista ad Andrea Masiero, autista di autobus con un talento artistico particolare

di Anja Rossi

Chirurgia visiva, elegantismi, e molto altro. Questo quello che si può trovare fino al 28 settembre al Ristorante 381 storie da gustare di piazza Corelli 24 a Ferrara. Non solo poesia, ma anche fotografia sono i medium espressivi di Ma Rea, al tempo Andrea Masiero, giovane poeta e autista di autobus nato 35 anni fa nel padovano, ma da oltre dieci anni trapiantato a Ferrara, città che lo ha accolto e fatto crescere, anche artisticamente. Lo abbiamo incontrato durante l’inaugurazione di ieri, per farci spiegare la sua prima personale, “Saluti”.

Ma Rea, da dove nasce questo tuo progetto?
“Saluti” è nato come mostra di addio alla città che mi ha ospitato per più di dieci anni. Tra qualche mese mi trasferisco a Bologna e, per salutare amici e affezionati al mio lavoro poetico, ho voluto cimentarmi con una mostra espositiva. Questa è la mia prima personale, che diventa al contempo un evento di saluto, ufficiale e non clandestino, come di solito sono i miei lavori di poesia errante per la città estense e nelle altre città di Italia nelle quali decido di portare le mie poesie.

Sono presenti anche nuovi tuoi lavori?
Sì, ci sono anche tre miei nuovi progetti. Uno è “Profilassi poetica”, legata alla poesia visiva e alle antropometrie. Presente in questo gruppo di opere è anche il mio autoritratto o, meglio, il ritratto del mio emisfero destro e di quello sinistro: un lavoro nato per vaccinarmi dalle brutture della società. Il secondo è “Dialoganti”, che sono delle vignette poetiche con cui le persone possono dialogare e farsi le foto, da far girare in rete e tra gli amici. Infine, il terzo gruppo di nuove opere riguarda Ferrara. Con “F-errare Tribune”, una rivista molto peculiare in dialetto, con tanto di traduzione in abbinata, do vita al dialogo del nuovo millennio. Quello sui due massimi sistemi: errante e chirurgico, dalla scienza moderna alla poesia errante. Il tutto per trasformare Galileo in un ferrarese doc.

Hai già altri progetti poetici per il futuro?
Sto man mano allargando lo spettro della mia ricerca poetica e il prossimo lavoro sarà un’unione tra versi poetici e fotografia. Il tema saranno le biciclette abbandonate e collaborerò con il fotografo Amir Khodabandehloo. Non voglio svelare di più, ma continuare a sorprendere i ferraresi in giro per la città estense. Nonostante questi siano i miei saluti, per quanto riguarda le opere poetiche, questo è solo un arrivederci a presto.

Cosa ti porterai dietro di Ferrara? Cosa ti ha donato questa città?
Ferrara per me è tante cose. È la mia maturità. Ci vivo da dieci anni, la frequento da dodici. Ho studiato qui, mi sono diplomato e poi laureato. Con lei sono cresciuto dal punto di vista umano, intellettuale e culturale. Questa mostra, in fondo, è un ringraziamento per quello che mi ha dato negli anni Ferrara, la città nel quale sono diventato Ma Rea, quello che sono adesso.

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