Cronaca
23 Luglio 2015
Negli ultimi anni nessun accantonamento per la causa con Prog.Este. Ora occorrono nuove 'razionalizzazioni' e aiuti dalla Regione

Cona, un ‘buco’ da 6 milioni in bilancio

di Ruggero Veronese | 3 min

cona ingresso nuovaIl bilancio preventivo dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, approvato il 15 luglio, si chiude con un disavanzo di 6.189.858,92 euro. Una somma che resta impressa non solo per le sette cifre – decimali esclusi – che la compongono, ma perché rispecchia al centesimo l’ammontare del risarcimento che l’ospedale dovrà versare a Prog.Este, in seguito alla sentenza civile del 16 luglio. Sentenza in cui il Sant’Anna è stato condannato a riconoscere al consorzio i costi delle spese non prevedibili causati “dalle continue varianti e richieste di nuove opere”, che hanno “impedito il rispetto dei termini pattuiti”.

Ma se l’esito della causa civile era ormai noto, dal quarto allegato alla relazione dell’ultimo bilancio preventivo si apprende un dato che potrebbe causare ripercussioni sui servizi dell’ospedale: ovvero che dall’inizio del contenzioso, nel 2012, l’azienda ospedaliera non ha mai accantonato nemmeno un euro per far fronte al possibile (e ora quantomai reale) risarcimento a Prog.Este. E quindi che l’intera cifra da versare al consorzio ricadrà sul bilancio dell’anno in corso. “Con la nota 16951/2015 – si legge nella relazione al bilancio -, questa azienda segnalava alla Regione l’esito della causa e che il risarcimento, non essendoci nel bilancio 2014 specifici accantonamenti, peraltro difficilmente quantificabili vista la differenza enorme fra le richieste economiche della parte attrice e la pronuncia del giudice, determina come effetto un peggioramento risultato di bilancio preventivo 2015 di pari importo”.

Quali saranno le conseguenze e le ricadute sui servizi dell’ospedale? Su questo fronte Regione e azienda rimangono sul vago, ma non escludono che il Sant’Anna potrebbe sacrificare alcune voci di bilancio sull’altare della ‘razionalizzazione’. Nella relazione si legge infatti che l’assessorato regionale alla sanità, “prendendo atto della straordinarietà dell’evento”, ha “preso atto che l’azienda ospedaliero universitaria non è nelle condizioni di assicurare il pareggio in sede previsionale“, precisando poi le possibili soluzioni sul piano economico: “Dato che nel 2015 l’azienda opererà per definire con maggiore precisione l’onere economico derivante dalla sentenza, valutando la possibilità di proporre appello o di addivenire un accordo negoziale tra le parti e tenuto conto della capacità dell’azienda di razionalizzare la spesa e di recuperare risorse, la Regione considererà la possibilità di adeguare il livello del finanziamento assegnato e che, pertanto, non è necessario procedere all’adeguamento del piano strategico di riorganizzazione, qualificazione e sostenibilità della sanità ferrarese per il 2013-16″.

Quindi, mentre la Regione valuterà l’ipotesi di erogare nuove risorse verso Cona per far fronte all’emergenza, l’ospedale potrebbe ‘fare la propria parte’ razionalizzando la spesa e recuperando risorse dal bilancio, in un contesto di spending review per la sanità provinciale – a partire dal Decreto Balduzzi – in cui già non sono mancati sacrifici e tagli a posti letto e servizi. Una situazione che, è giusto sottolineare, il nuovo dg del Sant’Anna Tiziano Carradori ha di fatto ‘ereditato’ dalla precedente gestione di Gabriele Rinaldi. Nella relazione si legge che gli accantonamenti per la causa sarebbero stati “difficilmente quantificabili vista la differenza enorme fra le richieste economiche (oltre 150 milioni di euro, ndr) e la pronuncia del giudice (6 milioni, ndr)”. Ma proprio di fronte a richieste così abnormi, una domanda sorge spontanea: non sarebbe stato opportuno, in un’ottica prudenziale (un po’ come fatto in questi anni dal Comune di Ferrara nella vicenda Dexia), cominciare già dal 2012 ad accantonare risorse in vista di un parziale risarcimento, piuttosto che impostare i bilanci scommettendo su una completa vittoria? Un azzardo che ora, nel 2015, si trasforma in un buco da 6 milioni che l’azienda dovrà riuscire a coprire entro l’anno.

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