Nessun vizio di mente, nessun tipo di infermità mentale che potesse valere come attenuante. Agli atti del processo rimangono solo i fatti di cronaca documentati la sera del 5 maggio scorso, quando la Fiat Stilo guidata da Adrian Burada seminò il panico per le strade del centro di Ferrara, inseguita dalle forze dell’ordine e costretta alla resa all’incrocio tra via Bologna e via Veneziani.
Fatti che del resto non potevano più essere messi in alcun modo in discussione: troppo numerosi i testimoni che assistettero in varie zone della città alla folle corsa di Burada, troppi gli agenti delle forze dell’ordine impiegati per fermarlo, tre dei quali rimasti addirittura feriti nel tentativo. Il 29enne di nazionalità rumena è stato condannato a una pena di due anni e mezzo per i reati di lesioni aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.
La cronaca di quella sera racconta di un veicolo impazzito che durante il suo percorso ha rischiato di ferire gravemente – se non peggio – decine di passanti ferraresi. Le forze dell’ordine vengono allertate quando l’automobile di Burada sfonda le sbarre del passaggio a livello in via Bologna, continuando a guidare verso il centro incurante del parabrezza in frantumi. Una volta giunto in piazza Travaglio il 29enne entra a notevole velocità nella zona a traffico limitato, guidando a zig-zag e seminando il panico tra i passanti fino ad attraversare corso Porta Reno e piazza Duomo.
Carabinieri e polizia municipale nel frattempo cercano di accerchiarlo per porre fine alla sua corsa, ma Burada fa dietrofront tornando verso via Bologna. Una fuga disperata, durante la quale la sua Fiat Stilo si è scagliata anche contro due agenti della polizia municipale che cercavano di fermarlo, rischiando di investirli a forte velocità. È stato solo nella zona di via Foro Boario, tra via Bologna e via Veneziani, che i carabinieri sono riusciti a bloccare il mezzo. Ma il suo conducente era ancora lontano dalla resa e, prima di essere immobilizzato e arrestato, ha sferrato calci e pugni contro carabinieri e vigili urbani, due dei quali, insieme a un militare, furono ricoverati all’ospedale di Cona con diversi traumi alle gambe.
Una vera e propria follia, verrebbe da penare, ma non nel senso giuridico del termine. Durante l’udienza conclusiva del processo il perito del tribunale ha infatti negato l’ipotesi avanzata dagli avvocati di Burana, che chiedevano l’esclusione dell’imputabilità o il riconoscimento delle attenuanti per infermità mentale. Il soggetto, secondo il tecnico del tribunale, era perfettamente in grado di intendere e volere. Sapeva quello che faceva e le conseguenze a cui sarebbe potuto andare incontro, che si sono concretizzate in tribunale con una condanna a due anni e mezzo di reclusione.