Economia e Lavoro
14 Luglio 2015
Il ministro del Lavoro promuove a Ferrara il contratto a tutele crescenti: "E' buono e costa meno"

Il ministro Poletti: “Assumere a tempo indeterminato sia la normalità”

di Elisa Fornasini | 3 min

Leggi anche

Fiera Bis, parla Parisini: “Accuse infondate, venga prosciolto”

Ha scelto di parlare, rendendo dichiarazioni spontanee, Filippo Parisini, l'ex presidente di Ferrara Fiere oggi alla sbarra nel processo Fiera Bis. Lo ha fatto ieri (venerdì 13 febbraio) mattina, davanti al gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, raccontando - a tratti commosso - le gravi difficoltà che ha attraversato una volta arrivato a dirigere l'ente

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Il dramma degli ultimi 20 anni di questo Paese è stata la precarizzazione del lavoro dovuta a una flessibilità dei contratti senza adeguate tutele per i lavoratori. Ora bisogna combattere la precarietà facendo tornare il tempo indeterminato come normale contratto di assunzione”. È una sorta di ‘mea culpa’ dei governi precedenti quello presentato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ospite martedì mattina alla Camera di Commercio di Ferrara per l’incontro “Riforma del lavoro: cosa cambia e come funziona” organizzato da Confartigianato.

“La precarizzazione è accaduta perché non abbiamo avuto la forza di guardare le cose come stavano – ammette il ministro -: il Paese era ubriaco sotto le bandiere, ognuno difendeva la propria bandiera e non si guardava l’insieme, non ci si accorgeva che era radicalmente sbagliato l’uso del contratto che costa di meno perché se riduci il reddito spendibile, comprimi anche la spesa in grado di far tornare a girare l’economia. Per combattere la precarietà è necessario tornare alla normalità del contratto a tempo indeterminato e per farlo abbiamo cambiato l’articolo 18 e promosso questo tipo di contratto abbassando i suoi costi. Il contratto a tutele crescenti è buono e costa di meno, viene usato e i numeri ci danno ragione: in Italia si può tornare ad assumere a tempo indeterminato che dà più garanzie a lavoratori ed imprese”.

Il Jobs Act puntava proprio sul contratto a tempo indeterminato, nella sua nuova veste a tutele crescenti, per fare un po’ di pulizia nella bolgia dei contratti a progetto, co.co.co, a chiamata, ad intermittenza e via dicendo. “Questa pulizia era doverosa – spiega Poletti – per incentivare il lavoro stabile, per promuovere politiche per la crescita, per maturare una buona idea di impresa, per creare un rapporto duraturo tra imprenditori e lavoratori”. Una relazione che, grazie all’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro, parte già dalle scuole “come metodo normale di istruzione”. Parola del ministro che però ‘affonda’ gli studenti universitari: “È un atto di libertà scegliere i propri studi ma bisogna accettarne le responsabilità e gli effetti; se studi ingegneria dopo tre mesi lavori, se fai scienze politiche o scienze della comunicazione un lavoro lo trovi dopo 32 anni perché non c’è richiesta e non è possibile fare un miracolo”.

Il Jobs Act e la Buona scuola sono riforme apprezzate o contestate, ma almeno decise. “Il grave ritardo di crescita dell’Italia – dichiara Poletti – è dovuto al fatto che questo Paese ha preferito guardare le cose che accadevano piuttosto che decidere cosa far accadere. Questo governo, invece, ha deciso di decidere e ha promosso delle riforme, riforme che andavano fatte prima e su cui non si può essere tutti d’accordo. Siamo pronti al confronto ma è il governo che prende le decisioni e se ne assume le responsabilità, poi starà ai cittadini alle elezioni decidere se sono scelte giuste o meno”. A detta del ministro, un altro merito di questo governo, oltre alla capacità decisionale, è quello di “star lavorando alla ricostruzione della credibilità interna e internazionale del governo che deve dimostrare al mondo di essere affidabile”. “L’Italia non è stata in grado di fare la propria parte in Europa perché non è stata affidabile – critica Poletti -. L’Europa non è cattiva ma deve fare i conti con un Paese che non si è dimostrato capace di rispettare le promesse prese con l’Ue”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com