Cronaca
13 Luglio 2015
Approfittando delle necessità di otto camerunesi, i due complici hanno architettato un raggiro da oltre 40mila euro

Soldi in cambio di false autorizzazioni: sventata maxitruffa agli immigrati

di Ruggero Veronese | 4 min

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unnamed (18)Timbri del ministero degli interni accuratamente riprodotti, un’azienda ‘fantasma’ pronta ad assumere giovani immigrati e un sedicente avvocato disponibile a effettuare tutti i passaggi burocratici per ottenere i permessi di soggiorno. Sono questi i principali ingredienti per mettere in atto una truffa da decine di migliaia di euro, a danno di un gruppo di cittadini camerunesi che dalla terra natale cercavano una maniera regolare e con prospettive di occupazione per entrare sul territorio italiano.

È un raggiro che rimane impresso soprattutto per il cinismo dimostrato dai suoi artefici, quello scoperto e sventato sabato pomeriggio dagli uomini della squadra mobile della polizia di Stato. Una truffa organizzata per incassare migliaia di euro da una decina di cittadini africani, approfittando della loro situazione di necessità e della loro inesperienza nell’intricata burocrazia italiana. Tutto è iniziato pochi mesi fa, quando due giovani camerunesi residenti a Ferrara credevano di aver finalmente trovato un modo sicuro e perfettamente legale per ricongiungersi con i propri parenti e amici rimasti in patria. Il datore di lavoro di uno di loro, un 50enne di origine pakistana, si era infatti proposto per ottenere otto ‘nulla osta’ per l’immigrazione da parte del ministero dell’Interno, grazie alla disponibilità di un’altra sua ditta in cerca di forza lavoro. Dimostrando di poter contare su un impiego in Italia, per i cittadini extracomunitari è infatti possibile ottenere tutte le autorizzazioni ministeriali necessarie per entrare e risiedere regolarmente sul territorio nazionale. L’unica nota negativa erano le ingenti spese per l’operazione: 5.500 euro per ogni nulla osta, che i due camerunesi avrebbero dovuto consegnare all’intermediario dopo averli ricevuti dal Camerun o anticipati di tasca propria.

Senza molte alternative, i due giovani hanno quindi accettato l’offerta e fatto partire l’operazione, che ha visto come complice del 50enne pakistano anche un ‘sedicente’ avvocato 59enne di Ferrara, in realtà mai stato iscritto all’ordine. I due truffatori si sono fatti pagare un anticipo di 10mila euro, per poi comunicare alle proprie ‘vittime’ che le pratiche erano pronte e dovevano essere ritirate presso la prefettura di Mantova. È stato a quel punto che i camerunesi hanno cominciato a nutrire sospetti: una volta giunti nella città lombarda con il finto legale, questo ha spiegato loro che doveva entrare da solo in prefettura per ritirare le pratiche. Per poi uscire qualche minuto più tardi con in mano gli otto nulla osta, con tanto di timbro ufficiale e firma del prefetto (entrambi falsificati), e altrettante fotocopie dei documenti da consegnare ai camerunesi. Che prima di poter ottenere gli originali e inviarli ai parenti avrebbero dovuto saldare il conto complessivo di 44mila euro.

I due giovani, uno dei quali laureando all’università di Ferrara, erano però tutt’altro che degli sprovveduti. E si sono rapidamente accorti che qualcosa non andava: come la data di nascita del datore di lavoro pakistano che, nella fotocopia appena ricevuta, risultava sbagliata di qualche mese. Un dato che, insieme al comportamento dello strano ‘avvocato’ li ha spinti a presentare una denuncia in questura, temendo di essere rimasti vittima di una truffa. E le indagini della squadra mobile hanno confermato il loro timore, grazie a una serie di particolari che non sono sfuggiti agli investigatori: in primo luogo l’identità dell’avvocato che – così come il suo titolo professionale – era completamente fasulla. Ma anche che la firma (falsa) sui nulla osta appariva identica a quella del prefetto di Mantova, mentre in genere quel tipo di documenti viene firmato dai funzionari interni. Ma soprattutto che la partita Iva della ditta che si sarebbe incaricata delle otto assunzioni non era mai stata registrata in alcuna Camera di Commercio.

Insomma: un falso avvocato per una falsa ditta, per consegnare falsi nulla osta in cambio di soldi fin troppo reali. La truffa era ormai chiara e bisognava solo beccare i suoi autori con le mani nel sacco. Sabato pomeriggio i due camerunesi, in accordo con la questura, hanno quindi organizzato l’incontro con i due truffatori, in cui avrebbero dovuto saldare tutto il conto. Ma invece di tornare a casa con decine di migliaia di euro nella valigetta ventiquattrore, i due complici sono stati arrestati in flagrante dagli uomini della mobile, che nel corso delle perquisizioni, oltre ai documenti falsi, hanno trovato anche due perfette riproduzioni dei timbri del ministero dell’Interno e i 10mila euro di ‘acconto’. Il cittadino pakistano e il finto avvocato, entrambi con precedenti penali specifici, dopo la convalida dell’arresto sono stati denunciati per i reati di truffa, contraffazione dei sigilli dello Stato e falsità materiale di certificati o autorizzazioni amministrative. Ma le indagini della polizia continueranno: gli inquirenti infatti non escludono che quello appena sventato sia stato solo uno dei tanti raggiri con cui i due complici potrebbero aver approfittato del fenomeno dell’immigrazione dai paesi del terzo mondo.

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