Comacchio
13 Luglio 2015
Più punti di incontro che differenze nel dibattito tra Bergamini (Lega), Toselli (Forza Italia), Minarelli (Pd) e Fabbri (ex M5S)

Confronto tra sindaci, i temi locali mettono d’accordo la politica

di Ruggero Veronese | 5 min

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unnamed (58)Riforma delle Province, fusioni tra Comuni, impatto dell’immigrazione sui territori: sono parecchi i temi di politica locale che hanno animato il confronto tra sindaci alla festa della Lega Nord di Quartesana, che ha avuto come protagonisti quattro primi cittadini di diversa estrazione politica: Fabio Bergamini (Bondeno, Lega Nord), Fabrizio Toselli (Sant’Agostino, Forza Italia), Nicola Minarelli (Portomaggiore, Pd) e Marco Fabbri (Comacchio, ex Movimento 5 Stelle). Al loro fianco il neosindaco leghista di Rovigo, Massimo Bergamin, che ha speso parole di elogio per il “condottiero” Matteo Salvini “che ogni giorno ci detta la rotta”, contrapposto al “Pinocchietto Renzi che ogni giorno ne dice una e il giorno successivo un’altra”.

E malgrado il tema particolarmente ‘local’ della serata, non sarà Bergamin l’unico a spendere parole di critica per il governo. In particolare per quanto riguarda la riforma Delrio che ha portato alla soppressione – o meglio trasformazione in enti di secondo livello – delle Province, vista da tutti i presenti, sebbene da angolature diverse, con parecchio scetticismo. “È una riforma che lascia con l’amaro in bocca – commenta Bergamini -, un’occasione non sfruttata per dare più competenze e risorse ai sindaci”. Il bondenese porta come un esempio dal proprio Comune: “Il caso di questi giorni è quello di una centrale a biomasse che solleva molte lamentele tra i cittadini, che ci chiedono perchè non la facciamo chiudere. Il motivo è che non possiamo, perché non spetta ai Comuni questa competenza, anche se siamo noi a rispondere agli elettori. Ma se davvero si vuole fare una riforma importante bisogna dare ai sindaci l’autorità di prendere decisioni per il proprio territorio”. Casi simili vengono citati da Toselli e Fabbri e riguardano l’apertura delle sale da gioco e da videopoker: “È scandaloso che il sindaco non possa far nulla per regolamentare ed eventualmente chiudere queste attività – commenta Toselli -. Ci sono diverse raccolte firme, oltre alle iniziative dell’Anci, per dire al Parlamento, dove evidentemente ci sono lobby importanti, di darci questi poteri”.

Secondo Minarelli la riforma Delrio è fallita per aver ‘ceduto’ al suo lato peggiore: “Era un progetto che mirava a un riordino istituzionale e a dare una risposta a una rabbia popolare verso la politica più alta. L’errore è stato quello di guardare più a questo secondo aspetto, l’ondata populista, piuttosto che a un disegno organico, ed è dovuto a un neocentralismo nelle istituzioni che nessuna forza politica è stata in grado di ribaltare, dando all’Italia un’impronta realmente federalista”. Un’opinione in parte condivisa anche da Marco Fabbri, secondo cui “è inutile girarci attorno: si è trattato di una riforma frettolosa, sbagliata e molto populista. Di fatto non ha portato ad alcun risparmio di spesa, visto che i dipendenti delle Province verranno tutti riassorbiti da altri enti e che inevitabilmente i sindaci che ora guidano l’ente, eletti per fare gli interessi dei Comuni, si portano dietro dei conflitti di interesse”.

Un’altra modifica istituzionale che prende lentamente piede riguarda le unioni o le fusioni tra Comuni: quale modello scegliere? In questo caso il sindaco di Sant’Agostino si trova contrapposto a Minarelli, sostenendo che “alle unioni credo poco e preferisco pensare alle fusioni, che hanno come risultato un ente in meno piuttosto che uno in più e portano a un vero risparmio. Con chi prenderemo questa strada? Con Mirabello, ma non con Vigarano”. Il primo cittadino di Portomaggiore dal canto suo rivendica “il lavoro importante” dell’Unione Valli e Delizie (dove partecipano anche Argenta e Ostellato), che “ha dato un grande contributo per mantenere l’erogazione degli stessi servizi in un periodo di grande difficoltà economica”. A patto, secondo Minarelli, che a questo si accompagni una riduzione dei costi per ogni Comune: “A Portomaggiore in quattro anni abbiamo calato il personale del 20%. Immaginatevi il risparmio generale se anche lo Stato tagliasse una quota di questo genere”.

Non può mancare alla festa della Lega Nord una domanda sull’immigrazione e il ruolo degli enti locali. E nonostante le differenze di colore politico i quattro sindaci si trovano d’accordo su un punto fondamentale: il giudizio negativo sul ruolo di ‘smistamento’ rivestito dalle prefetture. “Tutte le volte in cui ci è stato chiesto dai prefetti di ospitare i migranti – afferma Toselli – abbiamo sempre detto di no e così sarà finchè sarò sindaco. Siamo ancora impegnati a trovare una casa alle famiglie terremotate e in queste condizioni non me la sento di dare una casa a chi viene da paesi lontani”. Diversa visione ma simili conclusioni per il sindaco di Portomaggiore: “Anch’io ho chiesto che a Portomaggiore non venissero ospitati richiedenti asilo – afferma Minarelli -, anche se ho un diverso approccio al problema. Nel nostro Comune ci sono 1.200 stranieri su una popolazione di 12.000 persone e questo crea un problema contingente. Credo che in tema di immigrazione occorra un approccio ragionevole: non si ferma il mare con le mani, ma di fronte a fenomeni migratori indipendenti da noi occorre saper gestire il problema, altrimenti sopra a una certa soglia scattano meccanismi che fanno sentire i cittadini poco tutelati”.

Concetti simili a quelli di Fabbri, che mette anche in guardia dagli accordi tra prefetture e privati: “Non ho preclusioni sull’accoglienza, ma a Comacchio abbiamo gli alloggi popolari completamente occupati e 220 persone in lista di attesa, quindi ho detto no alla prefettura, che però dopo due settimane ha trovato un accordo con un privato in un’abitazione in centro, dove sono lasciati senza nulla da fare. Purtroppo noi sindaci in questa partita non contiamo nulla e da un giorno all’altro ci possiamo trovare in queste situazioni”. Situazioni di fronte a cui Bergamini propone una “resistenza attiva”, affermando che “occorre parlare ai prefetti in maniera ragionevole e spiegare i problemi del territorio. Questi richiedenti asilo vengono al 99,9% da paesi dove non c’è la guerra e fino a pochi anni fa erano considerati clandestini, mentre ora c’è un protocollo per dare a tutti assistenza. È un problema di cui si lamentano anche i marocchini e rumeni legalmente in Italia da anni e che hanno dovuto tribolare per anni per fare tutta la trafila burocratica, e che ora si stupiscono del fatto che i nuovi arrivati vengono anche mantenuti”.

 

 

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