Gio 9 Lug 2015 - 1736 visite
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Benigni sulle torri del Castello estense a leggere l’Ariosto…

Dibattito su istituzioni e cultura. La proposta di Pazzi per il cinquecentenario ariostesco

unnameddi Francesco Altavilla

Il rapporto tra città, cultura e istituzioni è stato al centro del dibattito “La città e la cultura”, tenutosi nella serata di martedì 7 luglio nella sala conferenze della Camera di Commercio. Un rapporto particolare, all’interno del quale è forse possibile “avviare un dialogo culturale costruttivo” come ha suggerito Italo Cariani, presidente dell’Associazione culturale Democratica, promotrice dell’evento.

Tra gli invitati, il celebre scrittore Roberto Pazzi, che ricordando come Ferrara abbia accolto “alcuni tra i più grandi scrittori della terra” ha poi mosso una “garbata critica” all’operato dell’amministrazione di Tiziano Tagliani, presente tra gli ospiti. “Il connubio Ferrara-cultura, non sta vivendo una delle stagioni più vive” ha fatto presente Pazzi, che oltre alle condizioni contingenti dettate dalla crisi ha ricordato come in città “si è abbandonata l’alta scrittura in favore del giornalismo”. Lanciando la proposta, provocatoria ma non troppo, di una serata-evento in occasione dei cinquecentenario ariostesco, durante la quale “Roberto Benigni potrebbe declamare i versi del ‘Furioso’ da una delle torri del Castello Estense”. Sarebbe un modo, secondo lo scrittore, attraverso il quale la cultura potrebbe tornare a offrire “bellezza”.

“Il ruolo dell’amministratore è diverso da quello dell’artista” ha però ricordato Tiziano Tagliani; se il secondo può modellare la materia “con martello e scalpello liberamente, quando non è assoggettato dalle richieste della committenza”, l’amministratore “deve confrontarsi con una realtà prosaica e grigia, agendo su qualche cosa che non è di sua proprietà, ma appartiene alla collettività”. Tagliani ha però voluto ricordare come certe norme stringenti mettano in difficoltà gli amministratori. Facendo riferimento proprio al Castello Estense, “che rischiava di trasformarsi in un enorme magazzino” in seguito all’abolizione delle provincie, e che invece ospiterà le opere ora contenute a Palazzo Massari.

“Ciò che caratterizza l’azione dell’amministratore in campo culturale – ha ricordato Tagliani – è la combinazione, frutto di grandi sforzi, tra le aspettative della città e la valutazione attenta delle proposte”. Riprendendo la metafora dell’inizio, il primo cittadino ha definito l’amministratore “scalpellino di tutti”. Degli scalpellini che negli anni dei suoi due mandati sono stati caratterizzati da “quantità e qualità degli interventi”: dal Teatro Claudio Abbado, al Castello Estense, ai tanti festival, kermesse, “eventi culturali vari e di diverso tenore” in un contesto di difficoltà oggettiva. Per il futuro Tiziano Tagliani, ha ricordato come siano stati istituiti ben due comitati nazionali che avranno a che fare con la città di Ferrara: quello per il cinquecentenario della prima edizione de “L’Orlando Furioso”, e quello per i cento anni dalla nascita di Giorgio Bassani. Comitati che saranno “pieni di ferraresi, e che avranno Ferrara al centro”. La sfida dell’amministrazione sarà in quel caso “riportare a Ferrara l’eredità intellettuale, ma anche fisica e materiale, dello scrittore”.

L’attività in campo culturale del sindaco Tagliani, “frutto di una visione ampia e articolata della cultura in città” è stata elogiata anche da Roberto Soffritti, per sedici anni primo cittadino di Ferrara.

L’assessore regionale alla Cultura Roberto Mezzetti, chiamato a trarre le conclusioni di un dibattito “bello e appassionato”, ha ricordato che in Italia si investa poco in “cultura”: circa lo 0,5% del Pil. “Il nostro paese fatica a comprendere la ricchezza della cultura”. Secondo Mezzetti è necessario rompere lo schema per cui la cultura è un settore “parassitario e improduttivo” dal momento che “al netto del valore del turismo culturale, le sole attività legate ad arte e cultura producono ricchezza per circa il 5,5% del Pil”. A parere dell’assessore regionale si deve abbandonare l’idea della “cultura come attività, per abbracciare quella di cultura come modo di vivere”.

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