Ispirandosi alla lunga tradizione del Palio di Ferrara, i ragazzi del Gruppo Giovani 95 hanno ricreato una sorta di corteo paliesco solo che, al posto delle contrade, hanno sfilato le lotte di Amnesty International per far toccare con mano ai cittadini tutte le tematiche di cui si occupa l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani.
Il flash mob, organizzato dal neo gruppo giovani di Amnesty Ferrara, è partito dal Ridotto del teatro Comunale dove si è tenuta la presentazione del rapporto annuale 2014-2015 “Il Mondo ha bisogno di diritti” e si è concluso in piazza Municipale dove gli attivisti hanno composto per terra con candele gialle l’immagine della ‘candela con il filo spinato’, simbolo di Amnesty International.
Gli eventi si sono tenuti per festeggiare il 35mo compleanno del Gruppo Italia 35 di Ferrara e il 40mo anniversario della sezione italiana Amnesty International. Un’occasione alla quale hanno partecipato diversi soci provenienti dall’Emilia-Romagna e da altre regioni italiane per fare il punto sul tema dei diritti umani, del contrasto alla pena di morte ed alla tortura. L’assemblea pubblica, moderata dal fondatore del Gruppo Italia 35 Amedeo Flachi, ha toccato diversi punti: dai primi 40 anni di storia di Amnesty in Italia alle battaglie che sono in programma in futuro, passando all’attuale situazione italiana.
“In Italia manca la cultura dei diritti umani – annuncia Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana di Amnesty International -: nel 2015 è un Paese che coltiva l’assurda idea che la tortura possa essere rimossa non menzionandola nel reato penale, un Paese in cui gli atti di violenza domestica sono denunciati in pochi casi e si stima che siano 10 volte tanto, un Paese in cui c’è chi crede che l’omosessualità sia una malattia che vada curata. Ma è anche un Paese dove c’è Amnesty che due anni fa ha adottato un’agenda sui diritti umani in Italia, sostanzialmente un’agenda politica in continuo divenire in cui ci poniamo nuovi obiettivi da raggiungere”. All’ordine del giorno: i diritti dei rifugiati e l’approvazione del reato di tortura.
“Troppi casi di tortura e abusi su detenuti o persone arrestate sono risultati impuniti o con una pena non adeguata”, spiega Marchesi, prendendo a esempio il caso della Diaz: “I giudici hanno lavorato bene ma sono i problemi strutturali che hanno portato la corte europea a condannare l’Italia, che non ha un sistema penale adeguato per punire questi eventi. Sono cinque legislature che si discute del reato di tortura senza nulla di fatto: è priorità averlo piuttosto che continuare a bloccarsi sulla definizione del reato”. Tra le altre priorità spicca l’accoglienza dei migranti: “Bisogna intervenire sulle cause che portano queste persone a compiere questa scelta che spesso porta a conseguenze tragiche – prosegue il presidente Amnesty -. Mare Nostrum si è rivelata un’operazione adeguata, Triton non lo è”.
Tutti i discorsi degli intervenuti – tra cui Alberto Provenziani, attivista del Gruppo Italia 35 Ferrara, Pietro Antonioli, già presidente del comitato esecutivo internazionale, Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty e Alice Franchini, portavoce del Gruppo Giovani 95 Ferrara – hanno messo in luce, sotto molteplici aspetti, l’importanza dell’attivismo. A detta di tutti i relatori – a cui si aggiungono le voci dei 5mila soci iscritti in Emilia Romagna, di cui 300 a Ferrara e provincia – i cambiamenti reali a livello globale possono avvenire solo con l’impegno a livello locale. “Gente comune a favore di gente di gente comune” è appunto uno degli slogan che anima l’associazione fin dal 1975; la linea guida del 2016 sarà invece quella di chiedere ai cittadini di reagire alle ingiustizie del mondo.
A reagire, come ammettono le stesse istituzioni, deve essere anche la politica. “In attesa che la politica riprenda un ruolo significativo nella lotta in difesa dei diritti inviolabili dell’uomo – commenta il sindaco Tiziano Tagliani -, Amnesty raccoglie uno spirito volontario che difende questi principi più di quanto possa fare l’amministrazione”. “Bisogna gettare uno sguardo sul mondo fuori dal nostro ombelico” fa eco l’assessore regionale Massimo Mezzetti secondo cui “tanti si commuovono ma pochi si muovono, Amnesty ha l’onore e l’onere di riuscire ad attivarsi ed operare contro la violazione dei diritti umani: continuate a essere pungolo permanente nel fianco della nostra società”.
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