
Un’immagine del video che accompagna la canzone
“E se capitasse a te?”. Una domanda talmente semplice da rischiare di passare inosservata, soprattutto in un dibattito pubblico dove il tema dell’immigrazione si presta ormai agli utilizzi e alle strumentalizzazioni più disparate. Ma è una domanda che non può passare in secondo piano per chi quasi 20 anni fa arrivò in Italia proprio a bordo di un barcone, proveniente dai Balcani devastati dalle guerre di religione e dalle folli politiche espansionistiche di Slobodan Milosevic.
“Se capitasse a te / di dover migrare / per poterti salvare?”: con queste parole si apre la nuova canzone “Perdersi nel sale” di Artan Rroku, cantautore di sangue albanese ma ferrarese di adozione che un anno fa ci parlò della sua fuga dalla guerra e del riscatto sociale e personale trovato in Italia. Una canzone scritta quasi di getto dopo mesi passati a leggere e ascoltare le parole di chi, dietro ai barconi carichi di migranti, vede solo una minaccia alla propria ricchezza e al proprio stile di vita, senza riflettere sulla tragedia di milioni di persone che dall’altra parte del Mediterraneo sognano di fuggire dalle stragi perpetrate da eserciti nazionali e gruppi fondamentalisti, oltre che da una povertà resa ancora più insopportabile dalla guerra. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per Artan, sono state le reazioni alla notizia degli oltre 700 morti nel Canale di Sicilia, commentata addirittura con gioia da migliaia di italiani che nella propria foga hanno attaccato perfino Gianni Morandi. Colpevole di aver ricordato pubblicamente che anche gli italiani, in tempi neanche troppo lontani, sono salpati a milioni in cerca del proprio pezzo di America.

Artan Rroku
Una storia vissuta sulla propria pelle dal cantautore, che nei giorni scorsi si è chiuso nello studio di registrazione assieme a un pianoforte e a Michele Guberti, coautore della canzone, dando vita alle note di “Perdersi nel sale”. Un pezzo che non vuole essere una critica o un attacco a chi la vede diversamente, ma semplicemente un invito alla riflessione da parte di chi in certe situazioni ci si è ritrovato davvero: “Abbiamo sentito – ci racconta Artan – l’esigenza forte e naturale di riflettere, dopo le ultime tragedie del mare nel canale di Sicilia, sul tema tanto attuale quanto controverso dell’immigrazione. Ci è sembrato più opportuno farlo da un punto di vista soggettivo, frutto dell’esperienza vissuta sulla propria pelle. Come cantautore e come uomo ho cercato di produrre un giusto mix tra emozione e riflessione, perchè spero che chi ascolterà il brano possa riflettere su questo problema con un possibile punto di vista diverso dagli schemi che ci propongono quotidianamente”.
Una riflessione accompagnata anche dalle immagini del video curato da Sara Guberti, che mostrano in maniera cruda ma reale la disperazione e la sofferenza di chi arriva in condizioni quasi disumane a bordo delle navi e dei gommoni, ma anche i sogni e le speranze degli adulti, l’innocenza e la voglia di giocare dei bambini e il coraggio e la voglia di aiutare dei soccorritori che assistono davvero, senza il filtro dei notiziari, all’arrivo dei migranti. “Il video che accompagna il brano – racconta Artan – è un collage di immagini a tratti molto forti e con un finale invece più dolce, ma per cogliere la realtà in tutti i suoi aspetti non servono le maschere della finzione e comunque il finale, attraverso il sorriso dei bimbi riassume la mia speranza in un futuro positivo per quei bambini che oggi soffrono e sono dei profughi, ma che spero possano un domani diventare donne e uomini di un mondo migliore”.