Cronaca
12 Aprile 2015
Denunciati quattro giovani, l'appello del questore: "Occorre una riflessione comune. Oggi la tristezza offusca la soddisfazione"

Aggressioni, risse, rapine: polizia ferma la ‘baby gang’ del centro

di Ruggero Veronese | 5 min

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unnamed (1)“Dobbiamo fare tutti quanti una riflessione, perchè anche in una società come quella ferrarese alberga una violenza pericolosa”. È un appello rivolto a tutta la società quello lanciato dal questore Antonio Sbordone nel commentare la conclusione dell’indagine sulla ‘baby gang’ dei Mc Donald’s ferraresi. Un gruppo di giovanissimi, tutti minorenni, che negli ultimi mesi si è reso protagonista di una serie di atti di violenza e bullismo tale da creare un clima di terrore tra i coetanei, alcuni dei quali sono finiti addirittura all’ospedale con lividi, lesioni e fratture.

La polizia di Stato di Ferrara, in seguito alle indagini della squadra mobile, ha infatti denunciato a vario titolo quattro minorenni – un italiano e tre giovani di origine nordafricana – per lesioni personali anche gravi, favoreggiamento e rapina. Che la situazione stesse degenerando in qualcosa di ben più grave di semplici storie di rivalità tra adolescenti lo testimoniano infatti sia l’escalation della violenza usata dai protagonisti – come se col passare del tempo si sentissero sempre più immuni dalle conseguenze delle loro azioni – sia il fatto che le vittime delle aggressioni erano anche perfetti sconosciuti, presi a botte per aver un’occhiata nel momento sbagliato o anche solo per il colore dei capelli.

Le indagini della squadra mobile cominciano a fine dicembre, quando davanti al Mc Donald’s si registrano due risse tra adolescenti, una delle quali viene sedate a fatica dai negozianti e dai passanti del centro. La prima vittima delle aggressioni è un 15enne della provincia di Venezia, che il 29 dicembre si trova in visita a Ferrara con la propria fidanzata. Quando i due passano davanti al Mc Donald’s del centro storico incrociano una decina di ragazzini che cominciano a schernirli e prenderli in giro, in particolare per via dei capelli tinti di rosa della giovane. Il suo fidanzato risponde alle offese e dal gruppo si stacca un giovane che senza passare per i convenevoli gli sferra una testata sul volto, per poi buttarlo in terra e prenderlo a pugni aiutato da un amico. Il giovane veneziano prova a divincolarsi, ma un altro ‘bullo’ si fa sotto e lo prende a calci senza permettergli di rialzarsi. La scena è quasi da far west: alcuni passanti intervengono per aiutare il 15enne, che cerca di scappare tra le bancarelle natalizie della piazza. Ma il suo aggressore non ha ancora finito: lo insegue e lo trascina letteralmente fuori dalla ressa dei mercatini, continuando il pestaggio sulla piazza fino all’intervento dei commercianti.

Il giovane riporterà gravi lesioni, tra cui un trauma facciale e la frattura del naso, che gli costeranno un’operazione chirurgica nel veneziano. La polizia di Stato nel frattempo si attiva e comincia a indagare per identificare i tre responsabili: un ragazzino italiano aiutato da due complici e amici marocchini. Questi ultimi tornano in azione soltanto tre giorni dopo, il 31 dicembre, quando sempre davanti al fast food aggrediscono un loro giovane connazionale strappandogli portafoglio e cellulare. La dinamica, in questo caso, mostra anche l’astuzia della ‘baby gang’: i due infatti, consapevoli delle telecamere sovrastanti, afferrano il ragazzino per un braccio e lo trascinano pochi metri fuori dall’inquadratura, di fronte alla porta del negozio a fianco. Lì, senza troppe preoccupazioni, uno di loro estrae un coltello e lo punta al collo del giovane, che non può far altro che consegnare i propri averi. Poco dopo e dopo numerose suppliche riuscirà a farsi riconsegnare il maltolto, ma con il portafoglio alleggerito degli unici 15 euro che conteneva.

Passano appena due giorni e la storia si ripete: un ragazzino esce dal Mc Donald’s e viene offeso da un giovane nordafricano, il quarto elemento identificato dalla squadra mobile. Il bullo cerca di attaccar bottone con pretesti a dir poco futili, e di fronte al disinteresse dell’altro si avvicina di corsa e lo prende a pugni in faccia e sullo stomaco, di fronte alla decina di amici che assistono senza muovere un dito. Anche in questo caso la vittima riporterà gravi lesioni, tra cui una costola fratturata, una incrinata e una leggera frattura al naso. Si tratta della terza e ultima aggressione in pochi giorni, visto che la polizia nel frattempo ha intensificato i controlli e individuato i membri del gruppo. Che decidono quindi di spostare la propria ‘sede’ al Mc Donald’s di via Modena, dove il 7 febbraio sono nuovamente protagonisti di un aggressione: in questo caso ad avere la peggio è un giovane che cenava assieme ad alcuni amici. Anche in questo caso la ‘baby gang’ cerca disperatamente un pretesto per la rissa e lo trova nel giubbotto di uno dei coetanei. Una volta attirato all’esterno la ‘vittima’ il giovane italiano del gruppo lo trascina fuori dalla inquadratura della telecamera e lo picchia violentemente.

Quattro episodi che hanno avuto come protagonisti quattro minorenni, uno dei quali di origine ferrarese, appassionato di pugilato e – secondo i riscontri della polizia – con una difficile situazione familiare alle spalle. Per lui e per i suoi tre amici marocchini sono scattate le denunce da parte della polizia, la più grave delle quali riguarda l’episodio della rapina del 31 dicembre, che è costata ai suoi due giovani autori anche una misura di custodia cautelare in due diverse comunità di recupero (poi mutata in obbligo di permanenza a casa per quello con la situazione familiare più rassicurante). Il questore e gli agenti della squadra mobile in conferenza stampa hanno ringraziato i testimoni, i cittadini e la direzione del Mc Donald’s per il supporto dato all’indagine, ma nell’aria rimane una punta di amarezza nell’assistere a una preoccupante violenza tra le generazioni più giovani, pronta a esplodere senza alcuna vera causa scatenante. “C’è tristezza nel constatare quello che è successo – commenta Sbordone -, che purtroppo offusca la soddisfazione per aver posto fine a questa ‘baby gang’. Deve essere un caso utile per lanciare un grido di allarme e riflettere tutti assieme, scuola, genitori e istituzioni, su come collaborare per l’educazione dei giovani”.

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