Dom 22 Feb 2015 - 1735 visite
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Quell* che si sposano, che esibizionisti!

Le reazioni dei lettori di estense.com di fronte ai discorsi sui diritti delle coppie omosessuali e le famiglie omogenitoriali sono emblematiche di un guazzabuglio di pregiudizi e contraddizioni che io ho più di qualche dubbio sul fatto che chi li ha ne sia consapevole.

C’è chi si indigna nel sapere che due bambine amano un film in cui, di striscio, ma giusto di striscio, si intravede un vago accenno all’omosessualità femminile. Il film in questione è “Sognando Beckham” e se qualcuno lo ha visto non può che rotolarsi dalle risate nel sentirlo definire, cito, “film lesbo” (l’aggettivo corretto è lesbico, lesbo è slang da industria pornografica). Questo sia detto non per giustificazione (non si capisce infatti qual è la malora nel far vedere a dei/delle bambin* realtà alternative a quelle definite maggioritarie, se non altro per favorire una crescita mentale e culturale aperta), ma per sottolineare il moralismo sotteso. Non credo infatti che qualcuno avrebbe sottolineato alcunché nel sapere che due genitori hanno visto con i propri figli “Juno” o “Little Miss Sunshine”. Il fatto è che una lesbica, in quanto femmina non conforme per definizione (e quindi antitetica all’angelicata figura di moglie e madre tradizionale), è sicuramente promiscua e dedita a ogni genere di immorale piacere, e dunque un film che tratta anche di sghimbescio il tema sarà un film ai confini del pornografico. Perché nelle mente di cert* moralist* anche una carezza fra due ragazzine è una roba da choc anafilattico, e comunque sia di certe cose non si parla, men che mai con i/le figl*, vedi mai che poi gli vengono in mente strane idee e crescono checche o invertite.

Vorrei dire una cosa, e parto dalla mia storia personale: certi istinti non li addomestichi, certi sconvolgimenti emotivi non te li costruisci. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza non ho fatto che vedere film, leggere libri, osservare storie di vita quotidiana sempre e solo eterosessuali, ma sono lesbica lo stesso (con buona pace di chi crede che crescere in una famiglia omogenitoriale produrrà per forza dei futuri gay e delle future lesbiche). Però mi ricordo bene quando a sedici anni ho visto “Go fish”, un film che raccontava ordinarie storie d’amore fra donne. Credo di averla frugata quella videocassetta: è stata la prima volta nella mia esistenza che ho sentito che nel mondo c’era qualcuno che rappresentava anche me, e non so descrivere l’emozione che ho provato nel riconoscermi finalmente per davvero. Perciò sono particolarmente contenta che i/le giovani di oggi abbiano a disposizione molti più riferimenti culturali di quanti ho avuto io, e dovrebbero essere contenti tutti i genitori di ogni ordine, grado e orientamento sessuale se ai propri figli sarà risparmiata la desolante solitudine delle proprie pulsioni.

Qualcun altro si chiede quale sia, e cito, “l’utilità del matrimonio tra coppie dello steso sesso. Visto che molte coppie etero convivono tutta la vita senza sposarsi. Non vorrei che questa ‘mania’ del matrimonio fosse solo una forma di esibizionismo”.

Ecco! ‘Sti gay e ‘ste lesbiche che stanno sempre a ostentare la propria sessualità. Il discorso sull’esibizionismo è sottile quanto subdolo. Non so dire il numero delle volte che ho sentito frasi tipo: “Ah io non ho niente contro gli omosessuali, ognuno a casa sua è libero di fare ciò che vuole”. Il necessario corollario di quelli che fanno questo genere di affermazioni è che la sessualità è un fatto privato (fra l’altro era anche il corollario della pubblicità, definita con molto coraggio, progresso fatta dall’allora ministra Carfagna, che in definitiva invitava le persone omosessuali a non svelarsi). Peccato che invece l’eterosessualità sia forse il fatto più pubblico della storia. Che dire infatti dell’enorme investitura sociale, giuridica e politica basata sul matrimonio eterosessuale? A partire dalla celebrazione delle nozze fatta davanti a tutti i parenti, perfino alla prozia di cento anni che si regge in piedi a stento, passando per il rito civile (un fatto che più pubblico non si può, tant’è che viene “pubblicato” nell’albo del comune), fino alle tutele e garanzie non solo di origine legale, ma anche di ordine culturale e sociale (“moglie” o “marito” a me paiono più status sociali, che descrizioni di un pegno d’amore romantico). Sul matrimonio ogni individuo ha la sua idea. C’è a chi non piace, c’è chi lo sogna, c’è chi lo trova superato, c’è chi lo abolirebbe per tutt*. Però, cè un però. Un/una eterosessuale può scegliere se sposarsi o no, un/una omosessale questa scelta non ce l’ha. E allora o i diritti sono per tutt*, oppure c’è una falla nella democrazia, quella cosa per cui ogni cittadin* ha pari diritti e dignità davanti allo stato. La logica non mi pare lasci scampo.

Perciò fate come me, che di mio non sono certo una sostenitrice del matrimonio, e se vi trovate in piazza il 14 e il 28 marzo (banchetto sotto il volto del cavallo dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00) firmate la petizione al sindaco perché trascriva i matrimoni gay contratti all’estero. Un gesto la cui valenza simbolica farà di voi cittadini consapevolmente democratici.

Michela Poser

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