
Il ministro all’ambiente Gian Luca Galletti, ex consigliere regionale
Non si conosce ancora il nome dell’inchiesta, ma le premesse ci sono tutte per dar vita a un nuovo caso “spese pazze” in Regione. A pochi mesi dalla chiusura dell’indagine che rappresentò il vero colpo di scena durante le ultime elezioni regionali (in particolare per il ritiro dalle primarie di Stefano Richetti, allora l’avversario più quotato dell’attuale governatore Stefano Bonaccini), la lente di ingrandimento della guardia di finanza torna a far luce sui rimborsi sospetti degli ex consiglieri regionali, attraverso un nuovo fascicolo contro ignoti sospettati al momento di peculato.
Se l’inchiesta precedente si era focalizzata sull’attività dell’ultimo consiglio regionale durante gli anni 2010-12, questa volta le fiamme gialle sono andate ancora più a ritroso, ricostruendo le spese degli eletti della precedente legislatura (in carica dal 2005) dall’inizio del 2009 fino a metà del 2010. Un periodo in cui in Regione sedevano parecchi ‘nomi illustri’ della politica locale e non solo. A partire da quelli dell’attuale ministro all’ambiente Gian Luca Galletti (allora consigliere Udc) e dell’eurodeputato Pd Salvatore Caronna, fino ad arrivare ai sindaci di Imola, Daniele Manca, di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, e di Ferrara, Tiziano Tagliani. Passando per gli ex assessori regionali Massimo Mezzetti e Alfredo Peri e per alcune personalità note al pubblico ferrarese come Giorgio Dragotto (ex candidato sindaco per Forza Italia) e Roberto Montanari.

Il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani
L’ipotesi di reato, da quanto si apprende, è quindi la medesima dell’ultima inchiesta: peculato. I consiglieri avrebbero cioè utilizzato fondi pubblici per spese private di diversa natura, ma è ancora presto per sapere nel dettaglio quali siano questa volta le spese sospette (anche se difficilmente potranno ‘battere’ l’ormai celebre ‘sex toys’ messo a conto spese da Rita Moriconi del Pd). Così come, essendo al momento il fascicolo ‘contro ignoti’, a chi arriveranno gli eventuali avvisi di garanzia. Durante il primo caso ‘spese pazze’ Bonaccini fu l’unico a essere archiviato dalla procura di Bologna, dopo un ‘incontro chiarificatore’ con i pm. Per il resto, le cifre in ballo lasciavano pochi dubbi sulla portata dello scandalo: 41 indagati per 2 milioni e 80mila euro di spese contestate.