Dom 15 Feb 2015 - 211 visite
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L’orco dietro il principe azzurro

A Ferrara Off spettacolo sulla violenza di genere nei media

101_1745moddi Federica Pezzoli

Delitto passionale, gelosia, raptus, scatto d’ira, tragedia familiare, crisi economica, disoccupazione, perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più: queste sono le parole e l’immaginario più diffusi nelle cronache che si occupano di violenza di genere. A volte ci sono aggravanti: parlare di morte e non di uccisione, descrivere la vittima come una che se la va a cercare, relegare la notizia a pagina 15 una volta chiarito che è stato il compagno e che non si è trattato di una rapina ad opera di stranieri.

Venerdì sera (e in replica sabato) in “Doppio taglio”, interpretato da Marina Senesi con la regia di Lucia Vasini e tratto da una ricerca di Cristina Gamberi, sotto i riflettori dello spazio di Ferrara Off non c’è stata una sola storia di violenza, ma i meccanismi di comunicazione della violenza di genere in sé.

L’uccisione di Marie Trentignant, descritta come una moderna madame Bovary, madre di 4 figli avuti con 3 uomini diversi, “morta dopo un litigio con il marito”. La vicenda di un uomo di 55 anni che in un giorno solo uccide due ex compagne, ma la cui giornata “si conclude tragicamente” solo perché si suicida. “Il dramma di Pistorius”, questo il titolo che tutti abbiamo letto quando è stata data la notizia che l’atleta simbolo del riscatto aveva sparato alla propria fidanzata nella loro casa di Pretoria. L’assassinio di Barbara Cicioni, incinta di 8 mesi, per mano del marito: i giornali non solo riportano che è stato chiesto l’esame del Dna sul feto perché il marito sospettava che potesse essere di un altro, ma elencando i protagonisti le cui vite sono state sconvolte dal delitto si dimenticano proprio di loro, di Barbara e della bimba che portava in grembo.

Poi dal racconto si passa all’uso delle immagini: le donne sono ritratte spesso semisvestite, intrappolate in un angolo di una stanza, dall’alto verso il basso, inerti, inermi, isolate e coi segni di una sessualità subita di cui non possono fare altro che vergognarsi. “Una donna che si vede socialmente rappresentata così è incentivata alla denuncia? Perché mai dovrebbe fidarsi se sa che noi non stiamo dalla sua parte? Se, come nella maggior parte dei casi, l’immagine proposta dai media ritrae la vittima in soggettiva, cioè come se l’aggressore fosse di fronte a lei, noi lettori, comprese noi donne che ci dichiariamo impegnate e sensibili, che altro stiamo facendo se non guardare la vittima dalla stessa visuale del suo aggressore?”: è l’interrogativo di Marina e Cristina, che ci propongono di ribaltare la prospettiva e infrangere il tabù della sparizione del maschile. Proprio come ha fatto Shari, studentessa di un istituto professionale indirizzo grafica pubblicitaria della provincia di Bologna: dopo un laboratorio con Cristina la sua proposta di manifesto per una campagna sulla violenza di genere ritrae un uomo che sferra un pugno sullo sfondo di un castello incantato e chiede “è questo il tuo principe azzurro?”

101_1749modDurante la tavola rotonda che ha seguito lo spettacolo – coordinata da Alexandra Boeru di Telestense – la ricercatrice Cristina Gamberi ha spiegato che lo spettacolo è nato grazie all’incontro con Marina Senesi “un 25 novembre di alcuni anni fa, mentre presentavo il mio lavoro con le scuole” e che in esso si “raccolgono vari fili”: il suo lavoro di analisi dei testi giornalistici con gli strumenti della critica letteraria e linguistica, quello nelle scuole e la “rabbia” che le è nata dentro leggendo sui giornali la storia dell’assassinio di Barbara cui “Doppio taglio” è dedicato. Di “irritazione” ha parlato anche Paola Castagnotto del Centro Donna Giustizia di Ferrara: “lavoro ormai da anni in questo campo e mi chiedo perché non si riesca a fare degli organi di comunicazione, che sono degli strumenti di creazione di una coscienza civica, degli alleati per rendere socialmente evidente il tema della violenza di genere”. Da qui la proposta di “lavorare insieme” per creare “un terreno su cui costruire percorsi diversi” da quelli attuali. Stefania Guglielmi di Udi Ferrara, ha invece sottolineato la necessità di “ribaltare il punto di vista” partendo “dal fatto che ad agire è un uomo”: “anziché raccontare di un’altra donna vittima del marito o del compagno, si parli di un altro uomo che ha ucciso sua moglie o la sua compagna, o ancora meglio si scriva che Tizio è il 126° uomo dall’inizio dell’anno che ha ucciso la propria moglie”.

Quella di venerdì sera a Ferrara Off non è stata solo “un’occasione culturale”, ma “un momento formativo” per tutti coloro che si occupano di comunicazione, ha spiegato l’assessore alle pari opportunità del comune di Ferrara Annalisa Felletti, che ha aggiunto “siamo stati dei pionieri”, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato per la realizzazione dell’iniziativa: l’Ordine dei giornalisti Emilia Romagna, Ferrara Off Teatro Udi e Centro Donna Giustizia Ferrara.

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