Dom 18 Apr 2010 - 683 visite
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Il razzismo si è trasformato

Parla Occhioaimedia. E non mancano le critiche a Estense.com

“Il razzismo si è trasformato: dal considerare la propria etnia superiore alle altre, è divenuto un processo di attribuzione di connotazioni negative alle altre etnie: gli albanesi rubano, i rumeni stuprano”. Questo è ciò che rileva Borana Osmani del comitato Occhioaimedia, giovane immigrata albanese, che vive in Italia da quando aveva 3 anni.

“Quando ero bambina – ricorda Osmani -, ero orgogliosa di dire che ero albanese. Gli altri bambini erano contenti di conoscere le mie origini. Oggi invece, quando mi dicono che sono albanese, lo percepisco come un’offesa: la mia etnia è tirata in ballo dai giornali italiani sempre in correlazione a fenomeni negativi”. Questa è la testimonianza di una dei promotori della due giorni organizzata da Occhioaimedia, che è nata dall’idea di promuovere una riflessione collettiva sull’influenza che i media hanno nella costruzione di una società inclusiva. Un doppio appuntamento organizzato nell’ambito del Festival dei diritti, nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, e ieri mattina, rispettivamente presso il Castello Estense e Palazzo Bonacossi.

“I mezzi di comunicazione – ha sostenuto Jamila Mascat della redazione di “Internazionale” – rivestono un ruolo chiave per l’inclusione degli immigrati: perciò dobbiamo fare attenzione a quelle scelte mediatiche che offrono una visione parziale e razzista del fenomeno dell’immigrazione. Le questioni – ha continuato la giornalista – che hanno come protagonisti gli immigrati, sono infatti relegate quasi sempre alla cronaca nera, e le parole assumono spesso un’accezione negativa”.

È da queste considerazioni che nasce nel gennaio 2009 il comitato Occhioaimedia, che gestisce il sito occhioaimedia.org, costituito nell’ambito dell’associazione Cittadini del mondo: il referente Robert Elliot, ha spiegato:“In Italia, l’immigrazione è un fenomeno recente, rispetto ad altri Paesi del nord Europa, e i media si stanno affacciando ora sulle questioni connesse a questa società plurale, spesso con approcci offensivi, che non solo non favoriscono l’integrazione, ma anzi, alimentano delle paure: lo abbiamo notato da un paragone tra i giornali italiani e quelli delle rispettive nazioni da cui provengono i nostri associati”. Per questo, Occhioaimedia.org rappresenta un tentativo di risposta alla necessità emersa di articolare un monitoraggio dei media, a partire da quelli locali: il sito sollecita e raccoglie le segnalazioni di articoli e titoli editi in Italia, che siano di stampo razzista, xenofobo o offensivo nei confronti delle minoranze etniche. “Questo monitoraggio – ha ricordato Elliot – è stato promosso a partire da settembre dello scorso anno anche all’interno delle scuole. L’obiettivo che abbiamo è infatti avviare una riflessione adeguata sul tema della rappresentazione dei cittadini immigrati”. Il referente dell’associazione multiculturale ha spiegato  come occorra “sensibilizzare i ragazzi, fornendogli degli strumenti di comprensione critica”, poiché “appena introducevamo i ragazzi a tali questioni, la loro proposta più frequente era il boicottaggio dei giornali in discussione, che è un modo che non affronta in modo davvero attivo il problema”. Proprio durante l’incontro di ieri, tre gruppi di studenti delle scuole superiori hanno colto l’occasione per presentare i risultati della loro lettura critica delle maggiori testate italiane. “Monitorare dunque – conclude Elliot – i giornali – dai titoli ai commenti dei lettori -, diventa quindi per i cittadini una concreta attività di protesta, ma sopratutto mira a contribuire al processo di consapevolezza e di coinvolgimento dei lettori, che è fondamentale per la convivenza in una società multietnica”.

Daniele Lugli

La questione “commenti agli articoli” viene sondata tra il pubblico: e c’è chi (un impiegato del terzo settore ferrarese), a tal proposito, a tu per tu, dichiara di non leggere più Estense.com: “Ritengo che  i commenti – spesso firmati dalle stesse persone, che immagino usino anche vari nickname – sembrano chiacchiere da bar, tanto superficiali quanto aggressive. In particolare – continua –, mi urta molto che i commenti razzisti vengano pubblicati: occorrerebbe una censura da parte del giornale, per non dare una visione distorta e parziale dell’opinione dei lettori: non tutti la pensiamo così, anche se non lasciamo commenti: occorre tempo per approfondire tali questioni, che non si possono liquidare in due righe o in un pollice alzato o abbassato. Il risultato è quindi che al seguito di tantissimi articoli di Estense.com, appaiono per la maggior parte commenti razzisti. Il problema allora si pone quando persone che non hanno gli strumenti critici adeguati per analizzare le questioni, leggono tali commenti: sembra che il giornale, dato che sceglie di pubblicarli, li legittimi. Dalla pubblicazione, questi commenti traggono la loro forza, e i cittadini meno informati percepiscono che l’opinione dominante sia quella che emerge scorrendo i commenti”.  

Ma il problema, evidenzia il difensore civico regionale, Daniele Lugli, è invece generale: “Vi è un forte razzismo nei giornali, ma anche nella società italiana. I primi, insieme agli intellettuali, hanno una grande responsabilità nel creare un clima di xenofobia nella seconda, ma i lettori stessi vogliono leggere determinate cose”. Secondo Lugli, “i giornali debbono sempre avere presente che la loro funzione è fare una corretta informazione: ciò significa evitare di scaricare i problemi a capri espiatori, rappresentanti in modo ideale dagli immigrati, che subiscono un processo di spersonalizzazione che permette di usarli e scaricarli quando non servono più”. Il difensore civico ritiene dunque che “le parole giuste vadano ricercate e usate”, poiché, cita il personaggio di Nanni Moretti, Michele: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”. Lugli, anche segretario nazionale del Movimento nonviolento, definisce dunque il razzismo come “violenza diretta verso le persone, che impieghiamo fin quando ci servono, per poi renderle vittime delle peggiori infamie, che è sostenuta da una crescente violenza culturale, diffusa molto negli anziani, ma in modo più preoccupante nei giovani, che, vivendo un periodo di grande difficoltà economica, sono costretti a darsi più da fare per guadagnarsi un posto: l’immigrazione offre infatti più opportunità di selezione. Perciò – ha concluso il difensore civico – la scuola e la famiglia hanno una grande responsabilità nella costruzione di una solida sensibilità antirazzista”.

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