Dom 1 Feb 2015 - 936 visite
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Picchetti alla Mirror, la Lega contro i manifestanti

Il deputato Pini: "Pronte due interrogazioni". E Fabbri chiede l'espulsione dei contestatori stranieri

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Un’immagine di repertorio di un sit-in dei manifestanti di fronte alla Mirror

Sant’Agostino. “Non è tollerabile che in un Paese che si dice civile, e in un momento di drammatica crisi economica, un’azienda che dà lavoro sia ricattata da un gruppetto di immigrati che usano metodi inaccettabili per ottenere vantaggi personali”. A dirlo il deputato leghista Gianluca Pini, nelle ore del nuovo sit in dei 14 ex lavoratori della cooperativa di facchinaggio Lk di Trebbo di Reno, che anche nell’ultima settimana si sono riuniti in un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento impedendo ai dipendenti dell’azienda di Sant’Agostino di entrare nella fabbrica.

La presa di posizione della Lega Nord giunge dopo le lamentele di Stefano Guidi, amministratore delegato della Mirror, che nei giorni scorsi si era recato in questura per segnalare i disagi per i dipendenti. “Se i lavoratori della Lk non sono stati pagati – erano le sue parole – se la devono prendere con la cooperativa con la quale abbiamo recesso il contratto per gravi inadempienze a settembre dopo ben sei lettere di richiamo a partire da aprile, direi che siamo andati ben oltre i limiti della sopportazione”.

Dello stesso avviso Pini, che chiede l’intervento delle istituzioni pubbliche per riportare la situazione alla normalità: “Auspichiamo che il prefetto – afferma il deputato leghista -, più volte sollecitato a intervenire, voglia porre in essere tutte le azioni per garantire le legalità e che le denunce presentate dall’azienda (l’accusa è ‘estorsione’) non cadano nel vuoto”. Riguardo alla situazione di Sant’Agostino Pini si dichiara pronto a presentare due interrogazioni: “Una – spiega il deputato – per chiarire le ragioni per cui da mesi non sono state individuate soluzioni definitive per garantire l’ordine pubblico e la tutela del diritto al lavoro dell’impresa e degli addetti, e un’altra sul profilo penale della vicenda”.

E all’appello del deputato si associa anche il bondenese Alan Fabbri, capogruppo leghista in consiglio comunale: “Sarebbe un segnale devastante – afferma Fabbri – sia per il senso civico, sia per la legalità, lasciare a un gruppetto organizzato la possibilità di mettere in scacco il lavoro e l’attività di un’azienda, che per ogni giorno di blocco, lo ricordiamo, sconta danni per 40mila euro. In un Paese civile questa gente, che protesta con metodi violenti e invasivi, sarebbe già stata espulsa. Nessuna tolleranza verso ricatti e minacce. Inutile che Alfano si riempia la bocca con l’antiterrorismo se non è neanche in grado di sbloccare un presidio non autorizzato che sta causando danni economici e occupazionali incalcolabili”.

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