Politica
31 Dicembre 2014
Dopo l'uscita di Bonaccini, le ipotesi di Tagliani e Calvano

Un referendum per Ferrara con Bologna?

di Ruggero Veronese | 3 min

franceschini2Nell’incertezza che permea il nuovo concetto di “area vasta”, l’ente intermedio tra Regioni e Comuni candidato a sostituire le Province, c’è un’ipotesi che sembra prendere piede all’interno degli enti pubblici: dovranno essere i ferraresi, attraverso una consultazione ufficiale o un’altra modalità di partecipazione ‘dal basso’, a stabilire il destino del territorio ferrarese. L’unico che non trova ancora una collocazione precisa nella nuova suddivisione dell’Emilia Romagna. Questo almeno quanto emerge dalle parole di due rappresentanti ‘di spicco’ del Partito Democratico, il sindaco Tiziano Tagliani e il consigliere e capogruppo in Regione Paolo Calvano. Che dopo le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Stefano Bonaccini riportate dalla Gazzetta di Modena, secondo cui Ferrara sarebbe destinata a essere ‘inglobata’ dall’area metropolitana di Bologna, affermano che la decisione definitiva è ancora lontana.

Molto infatti resta da chiarire, e non solo riguardo alla destinazione della provincia ferrarese, ma anche alla natura stessa di Area Vasta, ente ancora nei cantieri istituzionali e di cui non si conoscono ancora quali saranno le competenze e le risorse a disposizione. Un aspetto su cui su queste colonne si era già in parte espresso lo stesso Tagliani, dichiarando che “con Bologna c’è ancora un problema di compatibilità tra Area Metropolitana e Area Vasta, che nessuna legge ha ancora chiarito, quindi bisognerà innanzitutto fare chiarezza su alcuni aspetti normativi. Diciamo che la fusione con Modena o con la Romagna sarebbe più semplice da questo punto di vista, mentre quella con Bologna ha più vantaggi per quanto riguarda l’unità territoriale”.

Prematuro quindi, almeno dalle dichiarazioni degli amministratori, fare ipotesi sul destino istituzionale di Ferrara, anche se secondo Calvano e Tagliani due fattori saranno indispensabili per arrivare alla decisione: la partecipazione dei cittadini e la conservazione dell’unità territoriale. “Decideranno le amministrazioni locali e i cittadini di Ferrara – sono le parole del sindaco e presidente della Provincia -. Ma di certo il criterio non sarà quello di guardare ‘dove si mangia meglio’, ma sarà legato alle sinergie tra i territori, cioè all’utilità per cittadini e imprese di inserirsi nell’uno o nell’altro territorio. E non bisogna trascurare la necessità di mantenere la nostra unità territoriale”. Dello stesso avviso Calvano, che invita a “non mettere il carro davanti ai buoi” e spiega che “c’è un indicazione di intenti da parte di Bonaccini per arrivare a una Regione organizzata per aree vaste: questa è la base. Partendo da questo, occorrono alcune considerazioni: il presidente dellaRegione è stato molto chiaro, sia in campagna elettorale che durante gli incontri con l’amministrazione, sul fatto che deve essere Ferrara a decidere su come porsi rispetto alle aree vaste, quindi attraverso un confronto dal basso. Questo è l’approccio più giusto per consentire a Ferrara di fare tutte le riflessioni del caso, rispetto anche a quelle che saranno le funzioni e competenze del nuovo ente”.

Rimane però da chiarire di quale tipo di partecipazione si parli, ovvero se verrà effettuato un vero e proprio referendum o solo una serie di sondaggi o incontri con la cittadinanza. Calvano però non si sbilancia nelle ipotesi e spiega che “dovremo studiare le modalità più adatte, ma prima occorre definire a cosa serviranno le Aree Vaste e quale sarà il loro ambito territoriale migliore”. Altra priorità, secondo il segretario provinciale Pd, è quella di evitare lo ‘smembramento’ della provincia in più aree: “Il mio auspicio – continua Calvano – è che la discussione sia utile proprio per evitarelo ‘spezzatino’: se la zona del Delta finisse in un’Area Vasta e l’alto ferrarese in un’altra ci sarebbe solo il rischio di indebolire i territori”.

Sono queste le ipotesi in campo per un progetto di modifiche istituzionali che, per quanto riservi ancora parecchi punti interrogativi, è un punto fermo nell’agenda del Pd: “Credo sia giusta la riflessione di Bonaccini sul processo di riforme in Emilia Romagna. C’è chi rema indietro, e m riferisco alla Lega Nord, che come al solito interpretano la parte dei conservatori. Ma è solo con uno spirito riformista che possiamo aprire una vera riflessione sulle aree vaste”.

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