Pene dai due ai tre anni e sei mesi per troppo amore. Mamma e nonni avrebbero chiuso in una cappa di vetro l’infanzia del loro figlio e nipote. Tanto che il tribunale di Ferrara ieri mattina li ha condannati a due anni (la nonna), tre (la madre) e tre e mezzo per maltrattamenti su minori.
La loro colpa è aver impedito una sano sviluppo psicofisico del bimbo, che oggi ha 13 anni. In che modo? Proteggendolo oltre misura e finendo per fare del loro amore un fattore controproducente alla crescita. Il processo è nato dall’istanza del padre, che non vede il figlio da 9 anni.
Lo strano caso si porta dietro strascichi di altri processi, patrie potestà decadute, interventi di assistenti sociali e tanto altro. Tutto a scapito del bambino, che oggi si rifiuta persino di voler incontrare il padre.
Già in precedenza, infatti, il padre aveva portato i parenti in giudizio, davanti al tribunale dei minori, per fatti analoghi antecedenti al 2004 (anno in cui partirebbero i maltrattamenti oggetto dell’odierno processo), ottenendo anche una sentenza a lui favorevole. Lo scorso 4 marzo la Cassazione ha condannato la donna a 11 mesi per mancata esecuzione di un provvedimento di affidamento del giudice; e di recente è stata depositata un’altra denuncia per i medesimi reati, per il periodo che va dal 2008 ad oggi.
Secondo l’accusa del processo odierno, sostenuta dal pm Simone Purgato, mamma e nonni hanno tenuto chiuso in casa il giovane, impedendogli di giocare all’aperto con gli amici, di andare alle feste dei coetanei, di avere insomma un’infanzia normale.
Addebiti che sarebbero stati confermati in dibattimento dalle consulenze di psicologi dell’età infantile (il comportamento dei tre sarebbe consistito nel non fargli frequentare la scuola con regolarità, nell’impedire la sua socializzazione, nell’impartirgli regole di vita tali da incidere sullo sviluppo psichico del minore con conseguenti disturbi deambulatori). “Si parla di sindrome da alienazione parentale – chiarisce l’avvocato Henrich Stove: una delle due figure genitoriali viene cancellata. Le conseguenze sono che oggi il piccolo dice di non voler nemmeno vedere il padre (l’ultima volta che lo ha visto, probabilmente troppo giovane per ricordarlo, era stata nel 2001)”.
Secondo la difesa, invece, sostenuta dagli avvocati Dario Bolognesi ed Elsa De’ Giusti, quelle cure avrebbero migliorato i problemi già presenti nel piccolo. Una difesa non accolta dal giudice Silvia Marini che, dopo appena 40 minuti di camera di consiglio ha impartito pene superiori a quelle chieste dal pm: dai 2 ai 3 anni appunto, con pagamento delle spese processuali e provvisionale di 40mila euro in favore di ciascuna delle parti civili (il padre, rappresentato dall’avvocato Henrich Stove e l’azienda Ausl, rappresentata dall’avvocato Andrea Marzola).
Una sentenza che verrà depositata entro 90 giorni, al termine dei quali, “lette le motivazioni, impugneremo la decisione”, anticipa la difesa.
Nel frattempo, però, dal punto di vista pratico nulla cambia, dal momento che il piccolo rimarrà comunque a vivere con nonni e madre, “anche se questa sentenza – affermano gli avvocati di parte civile – potrà spingere i servizi sociali a prendere provvedimenti più incisivi nell’esclusivo interesse del bambino”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com