Sab 15 Nov 2014 - 380 visite
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Eredità contesa: figli indagati per falsa testimonianza

Battaglia legale in famiglia: una delle sorelle si sarebbe appropriata dei soldi dello zio defunto

tribunale2Migliarino. Una contesa sull’eredità dello zio defunto si trasforma in una battaglia legale tra quattro fratelli di Migliarino, tre dei quali accusano la sorella e sua cognata di aver violato il testamento del parente defunto impossessandosi dei soldi sui suoi conti correnti. E le denunciano con l’ipotesi di appropriazione indebita aggravata alla procura di Ferrara, che durante l’ultima udienza n tribunale ha chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione e 800 euro di multa per le due imputate.

La contesa vede fronteggiarsi su un fronte i re fratelli “derubati” delle proprie parti di eredità, che sostengono – testamento alla mano – che il capitale venga distribuito in quattro parti uguali. Sull’altro lato ci sono la sorella 48enne e sua cognata 67enne, che affermano di aver assistito lo zio durante il suo calvario finale e che questo, per ringraziarle dell’assistenza e per scusarsi del disturbo provocato, prima di morire abbia deciso di donar loro l’intera eredità. Una donazione effettuata dalle imputate stesse dopo la morte del parente: una di esse era infatti cointestataria di un conto corrente postale assieme allo zio, mentre la cognata aveva una delega per un altro conto bancario. E hanno quindi trasferito 62mila euro e 16mila euro ai propri conti correnti.

Oltre alle consuete normative sulla successione testamentaria, il tribunale deve quindi far luce anche su questa ‘misteriosa’ donazione in punto di morte da parte dello zio alle due donne. La tesi della procura e dei tre fratelli esclusi dall’eredità, ora parti civili tramite l’avvocato Marcello Carmelo, punta a dimostrare che non vi fu mai il desiderio dello zio di modificare la propria successione. E la prova di questa tesi sarebbe proprio nel testamento del defunto, depositato nel 1991 presso un notaio ferrarese e mai modificato da allora.

Sul fronte opposto le due imputate, difese dall’avvocato Barbara Simoni, durante il processo hanno chiamato come testimoni tre parenti (figli e fratello) che durante le precedenti udienze hanno dichiarato di aver ascoltato personalmente le ultime volontà del deceduto. Testimonianze che secondo il tribunale presentavano parecchie contraddizioni e per questo il giudice ha deciso di inviare gli atti del processo in procura: per i tre testimoni della difesa si potrebbe quindi aprire un’indagine per falsa testimonianza.

Diversa la versione dei testimoni dell’accusa: durante l’ultima udienza è stato chiamato a testimoniare il notaio che curò il testamento, secondo cui le volontà dello zio deceduto sarebbero sempre state di dividere l’eredità in quattro parti uguali per i nipoti. Starà ora al tribunale stabilire se accogliere le tesi della procura e condannare le due donne per essersi appropriate dell’eredità contesa.

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