Mer 5 Nov 2014 - 291 visite
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Haber e Boni inaugurano la prosa al Comunale

Nuovo adattamento per la pièce "Il visitatore" di Éric-Emmanuel Schmitt

Una conversazione sui massimi sistemi, un appassionante dialogo tra fede e ragione. Il visitatore, testo di Éric-Emmanuel Schmitt tradotto in quindici lingue e rappresentato in oltre venticinque Paesi, inaugura la stagione di Prosa 2014/2015 del Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” da giovedì 6 a domenica 9 novembre nell’adattamento di Valerio Binasco, con musiche a cura di Arturo Annecchino, scene di Carlo De Marino e costumi di Sandra Cardini. Sul palco ritroviamo la coppia formata da Alessandro Haber e Alessio Boni, già ospite del Comunale, affiancata da Nicoletta Robello Bracciforti e Alessandro Tedeschi, in una commedia brillante, a tratti commovente, che indaga le debolezze umane e il senso della vita.

Nell’aprile del 1938, in un’Austria da poco annessa con la forza al Terzo Reich, Haber è un ormai anziano Freud, debilitato dal cancro alla gola di cui presto morirà. Nel suo studio al numero 19 di Berggstrasse, lo scienziato ebreo attende angosciosamente notizie della figlia Anna, arrestata da un ufficiale della Gestapo davanti ai suoi occhi, quando dalla finestra irrompe un inaspettato visitatore. Potrebbe essere un mitomane, un senzatetto: eppure sembra conoscere ogni segreto del padre della psicanalisi, il quale, stupefatto, capisce ben presto di avere di fronte nientemeno che quel Dio di cui ha sempre negato l’esistenza.

La sfida, per la compagnia, è quella di «portare temi alti come la fede, il mistero, il destino a un pubblico più ampio possibile», sfruttando la popolarità cinematografica e televisiva degli interpreti. «Io interpreto un uomo le cui certezze, dopo un’esistenza dedicata allo studio, vanno sgretolandosi», commenta Alessandro Haber. «Poco alla volta Freud comincia a credere – aggiunge – anche se il finale resta a mio avviso aperto. A vincere è l’amore, la luce del bene che deve illuminare credenti e non credenti». Ad Alessio Boni, invece, il difficile compito di interpretare Dio. «Il regista Binasco ha scelto di rappresentare questo Dio come uno di noi, che si mescola ai nostri dubbi, alle nostre sofferenze, al nostro desiderio di assoluto», spiega. «Ho aderito fortemente a questo progetto perché c’è bisogno di tornare a interrogarsi sull’uomo in questo profondo momento di crisi, non solo economica, ma morale. Siamo fagocitati da una società che ci travolge con i suoi ritmi, che ci spinge a correre, lavorare e comprare senza lasciare il tempo per riflettere su chi siamo». A Binasco, dunque, il merito di aver riproposto un testo solo una volta rappresentato in Italia (con Turi Ferri, Kim Rossi Stuart e regia di Antonio Calenda), in una sfida all’intontimento televisivo delle menti e dello spirito. Per ribadire la fiducia nel potere delle parole, e nella capacità che esse hanno ancora di creare rapporti tra gli esseri umani.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Comunale giovedì 6 novembre alle 21 (turno A), venerdì 7 novembre alle 21 (turno B), sabato 8 novembre alle 21 (fuori abbonamento) e domenica 9 novembre alle 16 (turno E). Biglietti da 8 a 30 euro.

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