Cronaca
17 Ottobre 2014
Un 40enne patteggia una pena di un anno e mezzo: migliaia di messaggi e palpeggiamenti alla tredicenne

Condannato per violenza sessuale sulla cuginetta

di Ruggero Veronese | 2 min

foto2Ha patteggiato una pena di un anno e sei mesi dopo essere stato portato in tribunale dai parenti con la più  infamante delle accuse: violenza sessuale verso la cuginetta di appena 13 anni. Una storia che si è consumata all’interno di una famiglia del padovano ma che aveva avuto origine nei lidi ferraresi, dove il 40enne condannato dal tribunale di Ferrara aveva conosciuto la giovanissima parente mentre questa si trovava in ferie con i genitori. E da allora tra i due è cominciata una corrispondenza serrata e culminata con vari incontri, durante i quali l’uomo è arrivato a palpeggiare e a fare esplicite avances alla ragazzina.

Il tutto è venuto alla luce grazie al padre della giovane, che dai messaggi sul suo telefonino si è reso conto di come la figlia stesse portando avanti una relazione con un uomo adulto. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Ferrara, fin dal primo incontro ai lidi ferraresi l’uomo dimostrò il proprio interesse verso la cuginetta, tentando più volte di toccarla e di appartarsi con lei. Ma la frequentazione tra i due continuò anche dopo le vacanze, con una corrispondenza di circa 45mila messaggi attraverso i programmi di chat e anche alcune inaspettate ‘comparsate’ del 40enne nel paese dove vivono i parenti. E in almeno un’occasione riuscì anche ad appartarsi con la ragazzina, accompagnandola al cinema e toccandola nelle parti intime nonostante acconto a loro vi fosse anche il figlio di appena 5 anni dell’uomo.

Fatti che non sono stati negati dall’indagato, che in sede di udienza preliminare ha patteggiato di fronte all’accusa di violenza sessuale aggravata, con sospensione condizionale della pena. Una condanna che lascia comunque con l’amaro in bocca l’avvocato Pierilario Troccolo, legale dei genitori della ragazzina costituitisi come parte civile. “Il giudice non ha accolto la nostra linea e ha giudicato i fatti come di minore gravità – spiega l’avvocato -, nonostante la vittima fosse una ragazza di 13 anni che non poteva avere la capacità di discernimento degli atti che faceva. L’imputato era riuscito anche in modo subdolo a carpire la sua fiducia, con regali come l’iPhone o l’iPad”. Concetti che l’avvocato ha argomentato a lungo sia in sede di udienza, dichiarando che “l’eventuale accondiscendenza della vittima non può essere tenuta in considerazione. Il bene giuridico del reato di atti sessuali con minorenne non è la libertà di autodeterminazione della medesima, non potendo ella esprimere alcun consenso, ma la sua integrità psico-fisica nella prospettiva di un corretto sviluppo della propria sessualità”.

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