A sei mesi dalla sua abolizione, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, gli effetti della legge Fini -Giovanardi continuano a farsi sentire. Il sovraffollamento delle carceri, ancora lontano da una soluzione, l’ingorgo nel sistema della giustizia, i costi sociali ed economici dei detenuti (in gran parte tossicodipendenti o persone condannate per detenzione di droghe leggere), l’economia sommersa dello spaccio illegale che – come ai tempi del proibizionismo americano – si alimenta proprio grazie ai vincoli sempre più stretti per i consumatori. Ma soprattutto la violazione dello stato di diritto, patita da chi è ancora in carcere a scontare pene per una legge dichiarata incostituzionale. Sono questi alcuni degli argomenti portati dall’associazione “La Società della Ragione” durante la presentazione del quinto “Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi”. Che come ogni anno, numeri alla mano, descrive gli effetti di quella che viene più volte definita “una legge dagli effetti cancerogeni”.
A portare avanti la battaglia a Ferrara sono il consigliere comunale eletto nelle liste di Sel, Leonardo Fiorentini, il docente di diritto costituzionale Andrea Pugiotto, i garanti dei detenuti di Ferrara e della Regione Toscana, Marcello Marighelli e Franco Corleone, l’avvocato Irene Costantino e la consigliera comunale Pd Ilaria Baraldi. Ognuno dei quali ripercorre diversi aspetti legati agli effetti della legge, da quelli socio-economici a quelli più legati alla conservazione di uno stato di diritto. Partiamo dai primi, su cui concentra la propria attenzione Fiorentini. Secondo i dati riportati nel Libro Bianco, in Italia la popolazione carceraria è composta per quattro detenuti su dieci da persone condannate per reati di droga, e il 27,3% dei detenuti ha problemi di tossicodipendenza. Un effetto della equiparazione della Fini-Giovanardi tra droghe leggere e pesanti, come dimostrano i dati sulle denunce per detenzione di droghe, il 45% delle quali, nel 2013, è stata per cannabinoidi.
Una logica che Fiorentini definisce “repressiva” e che giudica controproducente in quanto colpisce soprattutto venditori e consumatori finali. “Vengono presi di mira di più i piccoli spacciatori e i semplici consumatori, incarcerati per il possesso di quantità minime – afferma il consigliere comunale -, e si colpisce fortemente chi coltiva per il proprio consumo, che vive la curiosa situazione di essere colpito dal sistema proprio per aver cercato di non foraggiare le narcomafie”. E questo “processo di criminalizzazione” verso i consumatori di droghe leggere “ha provocato in questi anni un ingorgo nel sistema giudiziario” (224.530 processi pendenti nel 2011 rispetto ai 197mila del 2006).
Ma il problema destinato a far discutere è quello di chi sconta ancora le pene di una legge dichiarata illegittima. “Secondo il ministro Orlando 3mila persone potrebbero aver diritto alla rivalutazione pena – afferma Corleone -. A nostro avviso sono almeno il doppio, ma se anche fossero la metà uno stato di diritto non dovrebbe far scontare pene illegittime“. Il problema è che da parte della politica non c’è stato alcun segnale in questo senso, né con un provvedimento ad hoc né attraverso una campagna per informare i detenuti dei propri diritti. Tocca quindi alle associazioni come La Società della Ragione o ai singoli garanti dei detenuti incaricarsi del compito, attraverso la predisposizione di una modulistica da consegnare al tribunale per chiedere la riformulazione delle pene.
“Questa campagna serve almeno a limitare i danni, in attesa che la politica torni a fare il suo dovere“, è il richiamo del costituzionalista Pugiotto, conscio del fatto che avvocati e garanti devono comunque confrontarsi con le decisioni dei singoli giudici. Come nel caso di un assistito dell’avvocato Costantino, al quale è stata l’istanza per la riformulazione della pena a causa del patteggiamento con cui si era concluso il processo: secondo il tribunale “sono ancora condivisibili le motivazioni dell accordo tra le parti”. “Ma come si fa – si domanda Fiorentini – a definirlo accordo inter pares? La spinta al patteggiamento derivava dalle pene altissime della Fini-Giovanardi: da sei a vent’anni”.
Pene “mostruosamente alte” secondo Pugiotto, che chiarisce i motivi tecnici per cui migliaia di detenuti hanno diritto al ricalcolo della condanna. “Non c’è alcun ‘travolgimento delle sentenze passate in giudicato’ – spiega il giurista -, perchè a essere dichiarato incostituzionale non è il reato, ma l’entità della pena”. E il docente ferrarese non nasconde affatto la propria opinione riguardo alle azioni di una politica: “Dobbiamo stare molto attenti a quello che succede: con il ddl Lorenzin si sta già cercando di reintrodurre alcuni aspetti della Fini-Giovanardi”, legge che Pugiotto giudica “la più grande incarcerazione di massa della nostra storia recente”.
Nel corso della presentazione vengono fornite decine di dati e informazioni che rendono l’idea sia del peso socio-economico delle detenzioni per droghe leggere, sia delle scelte della politica. Come quella di non nominare un nuovo capo del dipartimento antidroga nazionale, dopo l’addio (“poco rimpianto” secondo Corleone) di Giovanni Serpelloni nell’aprile scorso: un vuoto che rende impossibile conoscere i dati relativi a condanne e arresti nel 2013 (di norma la relazione viene presentata al Parlamento in giugno, ma quest’anno non se ne ha ancora notizia). Tra i dati più interessanti vi è invece il costo medio di un detenuto: 124,96 euro al giorno, che in migliaia di casi potrebbe essere sgravato dai conti pubblici andando a ricalcolare le pene della Fini-Giovanardi.
E in chiave locale? Se da un lato la politica ferrarese mostra un’inversione di tendenza rispetto alla linea nazionale, un ‘giro di vite sui consumatori‘ è stato annunciato all’inizio dell’anno dal questore Orazio D’Anna. Alla fine del 2013, su 3.687 detenuti in Emilia Romagna, ben 1.496 sono stati incarcerati per la violazione dell’articolo 73 della Fini-Giovanardi. “La mia opinione al riguardo la dissi a suo tempo“, afferma Fiorentini.
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