Condannata a una multa di 200 euro, con pena sospesa dal tribunale, ma comunque decisa a continuare il processo con un ricorso in appello. La vicenda è quella della preside di una scuola ferrarese accusata di favoreggiamento nei confronti di un professore accusato di molestie sessuali nei confronti di un’alunna.
Il processo che ne scaturì si concluse con la condanna del docente, pur dopo una notevole riduzione dei suoi capi di accusa, in cui l’ipotesi più grave di violenza sessuale fu derubricata in molestie e abuso di ufficio. Tutto iniziò nel dicembre del 2009, quando il docente durante la lezione di arte assegnò ai ragazzi un ritratto “di oggettistica”, in cui il compito era disegnare la cosa a cui ognuno era più legato. La scelta di una delle ragazze ricadde su un orsetto, ma il commento del professore sarebbe sceso nel doppio senso. Un doppio senso illustrato anche a mano sul foglio. A questo episodio si aggiungono apprezzamenti ambigui dal professore, carezze sui capelli e battute fuori luogo.
All’indomani dei fatti i genitori della ragazza denunciarono il professore e la preside si interessò della vicenda, parlando sia con la studentessa che con il suo presunto ‘molestatore’. E partecipando a un incontro con gli alunni della classe per capire cosa accadde davvero durante la lezione di disegno. Fu durante questa assemblea di classe che, secondo la procura, la dirigente scolastica avrebbe cercato di favorire il docente e di ‘ammorbidire’ la posizione di alcuni studenti. Un fatto sempre negato dalla preside, che affermava di aver semplicemente compiuto il proprio dovere nel seguire personalmente una vicenda delicata sia per la scuola che per la ragazza che aveva denunciato il fatto.
Il processo per favoreggiamento che ne è derivato si è chiuso ieri con la condanna a 200 euro di multa per la dirigente scolastica, il cui legale annuncia già un sicuro ricorso per cancellare la sentenza. “Anche se la pena è sospesa e la mia cliente non dovrebbe neppure pagare quella sanzione – afferma l’avvocato Alberto Bova – abbiamo deciso di rinunciare alla prescrizione e di ricorrere in appello, per una questione etica e di principio”.