Cronaca
16 Luglio 2014
Secondo gli inquirenti la vittima aveva dato protezione alla moglie dell'aggressore, che lamentava violenze domestiche

Martellate e coltellate al cognato, a processo per tentato omicidio

di Ruggero Veronese | 3 min
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Le armi sequestrate dalla squadra mobile in seguito all’aggressione

Aggredì il cognato colpendolo con una martellata in testa e sferrandogli diversi fendenti alla pancia con un coltello, prima di abbandonarlo in un bagno di sangue nei pressi di via Padova. Un tentato omicidio ricostruito minuziosamente dalle indagini della squadra mobile della polizia di Ferrara e ora al vaglio del tribunale di Ferrara, che dovrà far luce su una storia di maltrattamenti domestici e violenze familiari che, la mattina del 4 ottobre 2013, stavano per sfociare in tragedia.

“L’aggressione ai danni di Hussen è stato l’atto premeditato con cui Alì Nazaqat ha deciso di punire il cognato per la solidarietà offerta a sua moglie e colpire così indirettamente anche lei”. Erano i rappresentanti del Centro Donna Giustizia, all’indomani dei fatti, a denunciare quanto si celerebbe dietro la violenta aggressione ai danni di un 37enne pakistano residente a Ferrara. Colpevole, se così si può dire, di aver dato ospitalità alla moglie della sorella, che da tempo lamentava i continui e sempre più frequenti episodi di violenza a cui il marito la sottoponeva. La procura infatti non ha dubbi sia sulla responsabilità di Nazaqat sia sul movente che lo avrebbe portato ad aggredire il cognato: si trattò di una sorta di ‘spedizione punitiva’ eseguita nelle modalità più violente e sconsiderate e che sfociò addirittura in un tentato omicidio.

Tutti fatti che ora sono al vaglio del tribunale di Ferrara, dove ieri mattina si è tenuta la prima udienza preliminare per Nazaqat, attualmente in carcere per misure preventive e al quale la procura attribuisce anche l’aggravante della premeditazione. L’uomo infatti, il giorno dell’aggressione, aspettò che la sua vittima accompagnasse i figli a scuola per poi seguirla fino a un parchetto pubblico. Dove lo sorprese alla sprovvista sferrandogli una violenta martellata in testa. Il colpo lasciò il cognato stordito ma ancora capace di opporre qualche resistenza, visto che i segni delle coltellate sulle mani suggeriscono qualche tentativo di bloccare i colpi di coltello con cui Nazaqat lo avrebbe colpito. Ma non riuscì comunque a fermare il fendente che gli provocò una profonda ferita all’addome.

Una volta crollata al suolo, la vittima riuscì a trascinarsi nei pressi di una scuola materna, dove fu soccorso da un connazionale e trasportato dal 118 all’ospedale di Cona. Appena in tempo perchè i medici riuscissero a salvargli la vita, viste le lesioni potenzialmente fatali al fegato e all’arteria intercostale causate dalla coltellata. Nel processo che si apre a Ferrara il pm Longhi e la squadra mobile hanno portato tutto il materiale probatorio che indicherebbe Nazaqat come responsabile dei fatti: dalle ferite sulle mani che presentava in seguito all’episodio (da lui attribuite a una piccola collutazione) alla mancanza del martello dalla sua cassetta degli attrezzi di casa. L’oggetto utilizzato per l’aggressione fu infatti ritrovato insieme al coltello poco lontano dal luogo dei fatti. Il gip Monica Bighetti ha accolto la richiesta di rito abbreviato presentata dall’avvocato Zerpelloni, fissando l’udienza conclusiva per metà settembre, mentre la vittima dell’aggressione si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Ricciuti.

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