Mar 15 Lug 2014 - 1470 visite
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Tubercolosi, l’Ausl smentisce i sindacati

"Allo stato attuale non ci sono evidenze di casi di malattia fra il personale della polizia e fra gli immigrati"

profughi 2L’Azienda Usl e il Comune di Ferrara smentiscono congiuntamente i sindacati di polizia Sap e Siap, negando che vi siano casi di tubercolosi fra il personale di polizia e fra gli immigrati. La smentita è affidata a una nota dell’ufficio stampa Ausl e a una frase lapidaria con la quale viene sconfessato quanto denunciato in merito ai due poliziotti che sarebbero stati contagiati dalla Tbc a Ferrara durante le operazioni di accoglienza degli immigrati.

“Allo stato attuale – spiega infatti la nota congiunta Ausl-Comune – non ci sono evidenze di casi di malattia fra il personale della Polizia, così come non si sono evidenziati casi di malattia fra i soggetti di recentissima immigrazione, questi ultimi sottoposti a valutazione clinico radiologica con esito negativo”.

A rafforzare quanto dichiarato ufficialmente dall’azienda sanitaria, l’Ausl sottolinea che “in base a quanto previsto dai programmi di controllo della diffusione della Tubercolosi, tutto il personale della Polizia impegnato nelle operazioni di gestione dei migranti è stato sottoposto a controlli con il test cutaneo alla tubercolina, mentre gli immigrati sono stati sottoposti a controllo clinico-radiologico volto a escludere la presenza della malattia con esito negativo”.

Segue una serie di precisazioni “accademiche”, che spiegano come “la malattia, infatti, può essere efficacemente contenuta con adeguati programmi di controllo, come indicato nelle Linee Guida specifiche e nei Documenti sanitari, ultimo dei quali il Documento del Ministero della Salute “Prevenzione della tubercolosi negli operatori sanitari e soggetti ad essi equiparati””, ricordando inoltre che “la tubercolosi è una malattia con bassa capacità infettiva e si trasmette prevalentemente per via aerea” e che “nei Paesi industrializzati la tubercolosi è una patologia relativamente poco frequente, ma che richiede trattamenti specifici e di lunga durata in confronto alla maggior parte delle altre malattie infettive”. Programmi, questi ultimi, che si basano “sulla valutazione del grado di circolazione, nella comunità, del bacillo tubercolare e si applicano a particolari categorie di soggetti compresi coloro che sono venuti a contatto con una persona ammalata di tubercolosi”.

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