Dom 13 Lug 2014 - 3537 visite
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Negri ‘scomunica’ le istituzioni pubbliche contro l’omofobia

Il vescovo rimprovera Comune e Provincia: "C'è un problemaa di sana laicità nella nostra società"

negriUn rimprovero diretto a Comune, Provincia, le istituzioni che – insieme a Università e associazioni – hanno manifestato la propria contrarietà alla manifestazione delle Sentinelle in Piedi. Il vescovo di Ferrara Luigi Negri ha aspettato che le acque si calmassero per intervenire sulla vicenda e lo fa con messaggio alla diocesi che richiama al dialogo e alla laicità (anzi, alla “sana laicità”), al rispetto del pluralismo delle forme culturali, religiose e sociali, riferendosi, senza mai citarli espressamente, né senza mai citare gli avvenimenti collegati, ai firmatari del protocollo Pico che avevano fatto esporre uno striscione dal lato della Residenza Municipale che da sulla piazza con scritto “Ferrara condanna l’omofobia”.

“Ho la precisa convinzione – afferma Negri – che il problema sia quello di una sana laicità della nostra realtà sociale. Questa convinzione è avvalorata non soltanto da tanti anni di studio della Dottrina Sociale della Chiesa ma anche da un’esperienza di presenza cristiana negli ambienti più difficili del nostro Paese, quali la vita delle scuole medie superiori, dell’Università e della cultura. La sana laicità consente che si possa maturare un’autentica esperienza di democrazia. La laicità infatti esige un autentico pluralismo di forme culturali, religiose e sociali che debbono essere riconosciute e salvaguardate nella loro identità, in modo da potersi esprimere pienamente e dare, in forza di questa espressione compiuta, il loro contributo alla vita sociale”.

E dopo la premessa sulla necessità del pluralismo arriva l’attacco: “Non è consentito a nessuno, meno che mai alle Istituzioni Pubbliche – afferma Negri, richiamando in tutta evidenza Comune e Provincia ma anche l’Università di Ferrara che avevano formalmente preso le distanze dall’iniziativa delle Sentinelle in Piedi – di assumere il compito di discriminare tra forme culturali, sociali e religiose, approvandone alcune, magari quelle che sono in linea con l’ideologia di coloro che guidano le Istituzioni stesse, piuttosto che altre, ingenerando così una disparità di considerazione e di trattamento tra le varie realtà presenti nella società. Tutte le forme di vita, di cultura, di espressione sociale, di intervento politico, debbono avere, in uno Stato democratico, gli stessi diritti e perciò debbono anche sottoporsi agli stessi doveri. Nessuno può discriminare!”.

D’altronde, rileva ancora il vescovo, “se alcune di queste forme di espressione andassero direttamente contro i principi fondamentali della democrazia, e quindi della nostra Costituzione Repubblicana, toccherebbe alla Magistratura intervenire per tutelare i diritti e la libertà di tutti”. Ma secondo Negri il problema della nostra società risiede nel fatto che, addirittura, “da più parti si attenta a questa sana laicità sostituendo la legittima pluralità con una sorta di pensiero unico, di ideologia comune, che non è accettabile da alcun punto di vista”.

“Sono convinto – prosegue Negri, portando dalla sua parte Giovanni Paolo II – che lavorare, come ho lavorato per oltre cinquant’anni a favore della libertà delle chiese in Italia, sia stato anche un contributo formidabile alla libertà del nostro popolo. Ho lavorato per questo, ricevendo qualche volta anche attacchi fisici di cui porto ben visibile l’immagine nella mia coscienza e qualche segno sul mio corpo. Sono sempre stato e resto assolutamente deciso nel difendere, proprio in forza della mia esperienza di fede e di appartenenza ecclesiale, la libertà di tutti senza nessuna riduzione e senza nessuna discriminazione”.

L’invito, infine a continuare il dialogo, rimarcato anche in una nota al testo rivolto alla sua diocesi: “Mi pare che tale precisazione fosse assolutamente necessaria affinché il clima della nostra società ferrarese-comacchiese possa continuare, attraverso il dialogo, il confronto e la collaborazione, sulla strada del reciproco rispetto, che costituisce uno degli aspetti più significativi nella recente storia di Ferrara”.

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