Argenta, ai domiciliari l’infermiere indagato per omicidio in ospedale
Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l'infermiere indagato per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola
Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l'infermiere indagato per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola
C'è anche il 56enne ferrarese Alberto Cervellati tra i dieci dei dodici indagati iniziali per cui la Procura di Ravenna ha formulato richiesta di rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta aperta dopo l'ultima delle tre alluvioni
Dopo il deposito delle quasi 130 pagine di motivazioni con cui il gup Andrea Migliorelli ha spiegato il modo in cui è crollato - nella quasi totalità - l'impianto accusatorio nel processo Fiera bis, la difesa di Filippo Parisini, ex presidente dell'ente, prosciolto dalle accuse più gravi, commenta con soddisfazione quanto scritto dal giudice
Oltre 120 pagine di sentenza per spiegare il modo in cui è crollato - nella quasi totalità - l'impianto accusatorio nel processo Fiera bis, che vedeva tra gli imputati l'ex sindaco Tiziano Tagliani e l'ex assessore Aldo Modonesi
Hanno tentato un furto al supermercato Aldi di Rovigo, ma l’allarme li ha costretti a una fuga precipitosa che si è conclusa con l’arresto nei lidi comacchiesi. Protagonista una banda composta da cinque persone originarie dell’Est Europa
Quando il fisco non guarda in faccia a nessuno, a volte ci può pensare la giurisprudenza a riportare un po’ di equità sociale. Come nel caso di un medico e imprenditore ferrarese, titolare di una clinica privata in città, denunciato dall’Agenzia delle Entrate per il mancato versamento dei contributi previdenziali per i propri dipendenti e assolto dal tribunale di Ferrara. Che lo ha scagionato da ogni accusa accogliendo le tesi degli avvocati Vittorio Zappaterra e Gianni Ricciuti: l’uomo non aveva materialmente le risorse per pagare e i fatti dimostrano che non nutriva alcuna volontà di evadere dai propri obblighi con il fisco.
Le accuse dell’Agenzia delle Entrate erano relative ad alcuni modesti importi (non più di mille euro) relativi agli anni 2005 e 2006. Quando l’imprenditore, che in quel periodo non versava in buone condizioni economiche, non aveva pagato i contributi previdenziali e anche alcuni stipendi dei dipendenti. Nel corso di quei mesi l’uomo ‘collezionò’ diverse cartelle esattoriali, oltre ad alcuni decreti ingiuntivi per la consegna delle buste paga, e subì anche il pignoramento di beni mobili e immobili da parte dei propri creditori.
Una situazione che gli rese impossibile versare i contributi previdenziali per i dipendenti, ma questa mancanza non poteva certo sfuggire all’occhio attento dell’Agenzia delle Entrate, che lo denunciò dando così il via al processo nelle aule del tribunale. È stato lo stesso imputato a riferire in aula questi fatti, confermando la propria insolvenza ma spiegando il contesto che lo costrinse a non pagare quanto dovuto al fisco. E a supporto delle sue affermazioni gli avvocati Zappaterra e Ricciuti hanno portato in tribunale tutta la documentazione che attestava i guai finanziari vissuti dall’uomo, i pignoramenti di cui fu oggetto e la sua oggettiva impossibilità di versare i contributi previdenziali, oltre a chiamare a testimoniare il suo commercialista perchè riferisse la drammatica situazione economica in cui versava. La situazione migliorò con il passare del tempo e l’imprenditore riuscì a saldare gran parte dei propri debiti, ma il processo era ormai già avviato.
Al termine della discussione il pm Renzo Simionato ha chiesto una condanna a tre mesi e 300 euro di multa, ma il giudice Mattellini ha scelto un orientamento diverso: preso atto della insolvibilità del debito e non ravvisando il ‘dolo’ alla base del reato, lo ha scagionato da ogni accusa: il fatto non sussiste. Un grande risultato per la difesa, che si augura di aver creato una piccola ‘breccia’ nelle diatribe su temi fiscali: “La disciplina tributaria – spiega l’avvocato Zappaterra – non distingue tra i soggetti che compiono infrazioni volontariamente e quelli che non riescono a far fronte al debito a causa di un’impossibilità nelle loro disponibilità economiche. La giurisprudenza è riuscita a intervenire su queste norme, separando queste due categorie e chiarendo quando l’insolvenza è obbligata”.
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