È entrato ufficialmente in attività il nuovo impianto di derivazione dal Po di Pontelagoscuro che costituirà anche un importante baluardo per la sicurezza idraulica.
L’impianto, presentato in Provincia di Ferrara dalla presidente Marcella Zappaterra, l’assessore regionale alla Protezione civile Paola Gazzolo e il presidente del Consorzio di bonifica di Ferrara Franco Dalle Vacche, è costato poco meno di 5 milioni di euro e avrà la duplice funzione di immettere acqua per irrigazione e a scopi igienico-ambientali nel sistema idroviario ferrarese nei periodi di magra del Po (quando il livello di quest’ultimo è inferiore a quello del Boicelli) e di fungere da scolo delle acque al Po in caso di emergenza idraulica, in modo da alleggerire il carico delle piene del bacino Burana-Volano. La capacità di fare da impianto di scolo si può avvalere della duplice modalità a gravità o a sollevamento meccanico tramite un’elettropompa che permette la defluizione di 4 metri cubi al secondo di acqua, una frazione piccola quanto importante rispetto al lavoro compiuto in tal senso nella Botte Napoleonica di Bondeno che permette la defluizione di 40 metri cubi di acqua al secondo.
“Abbiamo visto il 2 maggio scorso l’impatto dei mutamenti climatici sul nostro sistema idraulico – afferma l’assessore provinciale alla protezione civile Stefano Calderoni -. L’impianto di Pontelagoscuro si inserisce in uno dei bacini più sensibili perché è in qualche modo il collettore delle acque del modenese che qui trovano una valvola di sfogo. Era quindi imprescindibile realizzare quest’opera”. L’impianto è il frutto della rimodulazione di un progetto precedente pensato per la sola funzione irrigua, ma le necessità del caso hanno consigliato la sua modifica anche in funzione preventiva contro il pericolo idrogeologico portato dalle ingenti piogge. Per questo ai fondi ministeriali si sono aggiunti anche quelli regionali e, da ultimi, anche quelli dell’ordinanza del commissario straordinario per il terremoto: “Si tratta forse della prima opera realizzata ex novo finanziata con i soldi post sisma per la prevenzione anziché per riparare i danni”, spiega ancora Calderoni. “Si tratta di un progetto importante e fondamentale per il nostro territorio – conferma la Zappaterra -. Anche se riguarda principalmente il modenese, allevia le nostre difficoltà sul rischio idraulico quando ci sono casi come quelli dell’alluvione”.
Entusiasta l’assessore regionale Gazzolo: “Possiamo ascrivere quest’opera tra le opere di ingegneria idraulica intelligente con una funzione integrata. Andiamo nella direzione della costruzione di un piano di emergenza in tutta l’area in cui il sisma ha portato un abbassamento del grado di sicurezza idraulica
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