
Da sinistra: Chiara Bonora, Camilla Seibezzi e Massimiliano De Giovanni
I diritti civili al centro delle politiche territoriali ed europee. Si potrebbe riassumere così la chiacchierata informale svoltasi al bar Ariosto tra la candidata al Parlamento europeo con la lista Tsipras Camilla Seibezzi e i due candidati di Sel al consiglio comunale di Ferrara Massimiliano De Giovanni e Chiara Bonora.
L’obiettivo è quello di costruire una Ferrara e un’Europa dei diritti civili e della dignità per tutti. “L’Europa – spiega la Seibezzi – ha un difetto di impostazione – che è quello di aver messo al centro i principi economici a scapito dei diritti civili da tutelare solo se ci sono i soldi e c’è il lavoro”. L’idea è proprio quella di ribaltare il sistema: “Il lavoro, la salute e diritti sociali non sono in contrasto con il riconoscimento dei diritti civili come spesso ci raccontano ma sono invece strettamente legati: non possiamo far finta di obbedire ai principi del governo tecnico che hanno fatto naufragare l’Europa, basta guardare la Grecia – spiega Seibezzi – quando ci sono alcuni tratti della dignità delle persona che vengono calpestati e che invece non possiamo non tutelare”. Partire dunque dalla dignità umana per costruire un altro modello di Europa: “Dalla tutela dei diritti come linea guida discendono la sospensione del fiscal compact, quella dell’obbligo di pareggio del bilancio, fare in modo che gli istituti di credito diano finanziamenti alle piccole e medie imprese e ridare credito agli Stati come condizioni di necessità e non in deroga continua”. Per farlo non basta però riuscire ad entrare nella governance europea, bisogna partire dal territorio e dal paese reale “che è più avanti della politica nonostante la frattura che si è creata nel mezzo tra governo ed Europa”. Doveroso così il richiamo alle politiche locali messe in piedi a Venezia dalla Seibezzi, dall’acquisto di 50 favole contro la discriminazione destinate alle biblioteche degli asili alla tanto criticata sostituzione nella modulistica delle diciture ‘padre’ e ‘madre’ con genitore – “e non genitore 1 e genitore 2 come hanno fatto passare la destra e la Chiesa” – “per far passare un concetto di inclusività che poi è stato seguito da altre amministrazioni locali”. L’obiettivo ultimo, spiega ancora la Seibezzi, è quello di “arrivare a un’Europa che riconosca di diritti civili in maniera unitaria”.
Proprio a livello locale sui diritti civili vogliono dare il loro contributo i candidati di Sel. “Portare la questione dei diritti in Comune per noi è importante – afferma il capolista De Giovanni che è anche presidente dell’Arci Gay Ferrara -. Finora lo abbiamo fatto dal basso, ma ora serve una voce in politica”. Tra le proposte c’è quella di replicare qui alcuni modelli come la Casa dei Diritti di Milano “contro ogni discriminazione in maniera trasversale, con uno sportello informativo su temi come la fecondazione etereloga e che sia una casa per le associazioni del settore”. Non manca l’idea di potenziare il registro delle unioni civili “che oggi – spiega De Giovanni, fra i pochi ad esservi iscritto – è avanzato dal lato formale ma va riempito di contenuti e fatto conoscere alle persone e nel quale riconoscere, anche se per ora solo formalmente, le unioni e i matrimoni celebrati all’estero”. Battaglie queste, sottolinea il capolista di Sel, “che valgono non solo per la comunità Lgbt, ma anche per le coppie eterosessuali che, paradossalmente, sono forse le più penalizzate dato che per non concedere diritti agli altri non li si concedono neppure a loro”. Per Chiara Bonora, membro dell’associazione Famiglie Arcobaleno e che aveva tentato di registrare presso il Comune di Ferrara il matrimonio celebrato in Spagna con la sua fidanzata (con la quale ha avuto due figlie) arrivando fino alla Corte Costituzionale, uno dei temi principali è quello di “creare programmi per la prevenzione e il contrasto del bullismo e della violenza in generale” che siano diretti in primo luogo ai cosiddetti first responders, dagli avvocati agli operatori di polizia fino agli insegnanti. Un occhio di riguardo lo hanno le scuole: “Ci sono già delle buone pratiche – spiega Bonora – ma servono percorsi per attivare processi di pensiero che prevengano il fenomeno”. D’altronde, come rileva Seibezzi, “è inutile che andiamo a recuperare i 18enni quando l’idea della discriminazione si instilla nella mente dei bambini dai 3 ai 5 anni di età”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com