In attesa del prossimo tavolo delle trattative fissato per il 12 maggio prossimo, i dipendenti della “Serenissima” – l’azienda che gestisce il servizio mensa all’ospedale di Cona, Sant’Anna e al Pellegrino – si sono incontranti con i sindacati nella sera del 7 maggio per fare il punto della situazione.
Tante le preoccupazioni degli oltre 100 lavoratori che hanno paura di vedere ridursi una busta paga già non molto cospicua di suo e che ha creato anche qualche screzio con i rappresentanti sindacali. La tensione nasce dalla decisione della società di assumere alcuni tirocinanti per ‘coprire’ le ore di surplus regolarmente richieste ai dipendenti nell’ultimo anno, abbattendo quasi la metà i relativi costi. Una mossa che i sindacati interpretano come un tentativo di influenzare la trattativa aperta per il ripristino della normale gestione degli orari dopo il periodo di flessibilità accettato per venire incontro all’azienda nelle more della riorganizzazione dovuta al passaggio dal vecchio Sant’Anna a Cona. L’accordo sulla flessibilità è infatti scaduto il 30 aprile scorso ma la Serenissima non sembra intenzionata a concedere facilmente ciò che chiedono i lavoratori, ovvero l’applicazione del contrattato collettivo nazionale di categoria o, quantomeno, l’inserimento delle ore oggi fatte come surplus e gestite in flessibilità nel contratto di lavoro ordinario con pagamento degli extra come straordinari. “Parliamo di 13mila ore in surplus che oggi, di fatto, vengono pagate come ore ordinarie”, spiega Marco Corazzari della Filcams Cgil. Attualmente il contratto è di tipo 4+2, ovvero quattro giorni di lavoro e due di riposo ma le esigenze di gestione del servizio richiedono che i dipendenti svolgano delle ore in più: “Questo ha comportato il salto di molti turni di riposo e delle ferie dal 2012”, spiega ancora Corazzari.
Se da un lato l’azienda afferma di non avere abbastanza ore per adeguare i contratti, dall’altro i sindacati osservano come quelle ore di surplus siano ormai diventate stabili, ordinarie: “Vogliamo solo che vengano riconosciute nel contratto le ore che già vengono richieste ai lavoratori e che oggi rischiano di essere assorbite dai tirocinanti che all’azienda costano la metà – afferma Corazzari -. Non siamo contrari alle nuove assunzioni e non siamo contrari all’ingresso di una decina di tirocinanti, ma stiamo parlando di lavoratori che di base guadagnano 600 euro al mese e che rischiano di non avere più quella parte di salario in più che oggi ricevono facendo dei turni extra: queste persone rischiano di veder sparire 150 euro in busta paga. L’azienda, che opera a livello nazionale, è sana e funziona benissimo – continua Corazzari – ha un fatturato di 250 milioni di euro e in più a Cona ha goduto degli sgravi contributivi per l’assunzione dei lavoratori in mobilità, avendo assorbito quelli della Ferrarese che prima gestiva l’appalto al Sant’Anna: quello che chiediamo sono 16 ore in più al mese nel contratto, quelle che già i lavoratori fanno e che comporterebbero, tenendoci molto larghi, 30mila euro in più all’anno di costi per l’azienda”.
La speranza ora è quella di veder dissipare le nebbie nell’incontro convocato in Provincia da parte di Comune e Progeste
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