Sab 3 Mag 2014 - 2110 visite
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“Quegli applausi sono un cancro nella Polizia”

Da Mentana il caso Aldrovandi. Siulp: “da anni chiediamo telecamere sui caschi e pm in servizio h24”

unnamedUna trasmissione in cui non si urla e non si entra troppo nello specifico di vicende che in gran parte devono ancora giungere a sentenza irrevocabile, piuttosto una trasmissione in cui si cerca di costruire qualcosa. È stata la sfida – riuscita – di Enrico Mentana, che ha dedicato l’ultima puntata di ‘Bersaglio mobile’, ieri sera su La7, ai cosiddetti casi di ‘malapolizia’, tornati all’attenzione della cronaca dopo gli applausi al congresso Sap ma anche dopo la morte a Firenze di Riccardo Magherini durante un fermo ad opera di quattro carabinieri, indagati per omicidio preterintenzionale insieme a cinque sanitari (questi ultimi per omicidio colposo).

Ma se quasi tutti i suoi ospiti (in studio Ilaria Cucchi, il segretario del Siulp Felice Romano, il giornalista di ‘Repubblica’ Carlo Bonini e la deputata 5 stelle Giulia Sarti, in collegamento il senatore Ncd Carlo Giovanardi) hanno concordato su alcune conclusioni pratiche, non sono mancate prese di posizione nette, come quelle – opposte fra loro – del parlamentare modenese e della sorella di Stefano.

Sono grata a quegli applausi – ha infatti esordito Ilaria –, perché hanno sfatato il mito ipocrita delle ‘mele marce’. Io sono sempre stata la prima a dire che non sono tutti così, ma teniamo presente che le persone che hanno applaudito spesso sono le stesse che svolgono indagini sui nostri casi o che testimoniano nei nostri processi. Vorrei dire che non sono tutti uguali, ma qui non si tratta solo di un sindacato: io, la moglie di Michele Ferrulli e la sorella di Giuseppe Uva siamo state denunciate perché chiedevamo venisse lasciata in pace Patrizia Moretti. E se a Ferrara 200 poliziotti hanno firmato un appello in cui sostenevano l’innocenza dei loro colleghi, come dovevano sentirsi i cittadini? Non è intimidazione?”.

Subito Mentana ha dato voce alla mamma di Federico, intervistata da un inviato nella nostra città: “mi fa star male e mi terrorizza sapere che quelle persone vestono ancora la divisa – ha detto Patrizia Moretti alle telecamere di La7 –: io ho perso un figlio e mi terrorizza pensare che possa accadere ancora, e in realtà è già accaduto a Rasman, Ferrulli e Mangherini, che sono casi quasi uguali. Una condanna per omicidio vuol dire che sono dei delinquenti, che sono stati dichiarati assassini: pensavo che la conseguenza fosse l’espulsione dalla Polizia”. Come ha vissuto quegli applausi, le ha chiesto l’intervistatore. “Come la conferma di un cancro grave nella Polizia, di una malattia che può essere curata introducendo il reato di tortura e i codici identificativi, ma anche con le destituzioni dei condannati”.

La Sarti ricorda che “proposte ce ne sono, abbiamo chiesto il numero identificativo per le forze dell’ordine, l’introduzione del reato di tortura, ma su questi temi la politica è inesistente”.

Il collegamento con Giovanardi ha evitato il rischio di monotonia. Il senatore ha innanzitutto rivendicato di avere, nel suo libro Balle. Le bugie che hanno raccontato agli italiani, “trascritto la sentenza del Tribunale di Ferrara, secondo cui gli agenti avrebbero dovuto prevedere che Federico sarebbe andato incontro a un collasso”. In nessuna delle oltre 200 pagine della sentenza si dice questo, ma a ogni modo il senatore del Ncd ha affermato che i poliziotti che hanno applaudito “non hanno offeso la madre di Aldrovandi, ma hanno avuto un moto di solidarietà di fronte a dei condannati che hanno avuto le vite e le famiglie rovinate. Ilaria Cucchi si è dichiarata in guerra con la Polizia – ha proseguito –, ma io vorrei che si rispettasse la verità, compresa la sentenza sul caso Cucchi che ha giustamente assolto gli agenti e condannato i sanitari”.

Secondo Bonini quegli applausi “non sono stati casuali: la crisi ha fatto esplodere contraddizioni che gli agenti vivono due volte, come cittadini e nelle piazze. E la situazione può solo peggiorare, perché la politica dà uno spettacolo poco edificante, tipo referendum sulla Polizia, mentre gli operatori vivono una pessima situazione professionale, con stipendi da 1.100-1.200 euro al mese e senza scatti”. “Vi ringrazio ma sappiamo difenderci da soli” ha risposto Romano sia a Giovanardi sia a Bonini, ribadendo la condanna degli applausi ma soprattutto ricordando che “da quattro anni chiediamo telecamere sui caschi e nelle sale dei fermati e degli arrestati, nonché un Pubblico ministero in servizio h24”.

La conclusione del dibattito è stata dedicata al ruolo dei media e dei legali di parte civile in queste vicende, confermato una volta di più dal caso Magherini. “Non avremmo saputo niente se non fosse intervenuto l’avvocato dei suoi familiari, che è anche il nostro, e se non avessimo messo in piazza il nostro dolore” ha affermato Ilaria Cucchi, che ha così fornito a Giovanardi l’occasione per un attacco all’avvocato Fabio Anselmo, difensore di tutte queste famiglie. “Ė straordinario, ha capito che sollevando un polverone mediatico le vicende assumono un altro aspetto” ha detto, per poi raccontare che pochi giorni fa ha telefonato al comando provinciale dei Carabinieri di Firenze, sentendosi riferire che erano certi della correttezza del proprio operato e dunque tranquillissimi. “Ecco, mi sono raccomandato di non esserlo, perché l’intervento dell’avvocato e del senatore Luigi Manconi avrà delle conseguenze. Loro sono bravissimi, spostano la vicenda sul piano mediatico e finisce che i processi non li fanno i pubblici ministeri ma la stampa”.

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