Cronaca
1 Maggio 2014
La madre di Aldrovandi incontra Pansa: "Chiederò la destituzione dei 4 agenti e un mutamento culturale"

Moretti: ‘Solidarietà o solo parole? Aspetto al varco’

di Ruggero Veronese | 4 min

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morettiArriva un momento in cui le dichiarazioni di solidarietà non bastano più e ci si comincia ad aspettare qualcosa che vada oltre le semplici parole. Quel momento per Patrizia Moretti è arrivato dopo l’ovazione durante il congresso nazionale del Sap a tre dei quattro agenti di polizia condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi. E fin dalla telefonata con il premier Matteo Renzi, la madre del 18enne ucciso nel settembre del 2005 ha lasciato intendere che questa volta la “goccia” aveva fatto davvero traboccare il vaso. “Ho detto a Renzi che va bene la solidarietà, ma è ora che prendano seri provvedimenti”, spiegava la Moretti, che ieri mattina si è recata  a Roma per rispondere alle domande dei giornalisti al fianco del senatore Pd Luigi Manconi, organizzatore della conferenza stampa e presidente della commissione parlamentare per i diritti umani.

Le domande rivolte alla Moretti corrono su due binari paralleli: da un lato le proposte per il futuro, su come le istituzioni italiane potranno evitare nuovi casi di “morti di Stato”, dall’altro il giudizio sulle persone e gli enti che – al di là degli attestati di stima e vicinanza – non sono mai intervenuti attivamente nella vicenda. Un tema centrato soprattutto dai giornalisti che chiedono un giudizio su politici e vertici delle forze dell’ordine che “hanno portato la propria solidarietà per l’accaduto, quando solo pochi giorni fa sedeva allo stesso tavolo di chi ieri applaudiva”. La Moretti non si scompone, ma le sue parole sono un messaggio fin troppo chiaro: “Non do giudizi sul passato, credo che il giudizio verrà definito per quello che faranno adesso. Io li aspetto al varco“.

La misura, insomma, è ormai colma. La madre di Aldrovandi torna più volte su quelle che da tempo sono le sue richieste: non solo la destituzione dal corpo di polizia di Paolo Forlani, Luca Pollastri, Monica Segatto ed Enzo Pontani, ma anche le proposte per evitare nuovi “casi Aldrovandi”: l’introduzione del reato di tortura e un cambiamento formativo e culturale all’interno delle forze dell’ordine. “Queste persone hanno disonorato la divisa – afferma la Moretti – e, per il regolamento interno alla polizia di Stato, questo dovrebbe essere già sufficiente per la loro destituzione. Cosa può arrecare maggior disonore di un fatto come questo? Ma credo che con l’istituzione del reato di tortura tutto questo non sarebbe mai avvenuto”. Ma il vero mutamento, continua la madre di Aldro, deve essere quello culturale: “Anche l’introduzione del numero identificativo sulle divise è da prendere in considerazione: ci metterebbe al riparo da possibili abusi di potere. Ma non dimentico che gli agenti si conoscono benissimo tra di loro e sanno perfettamente chi è stato a commetterli. Per questo vorrei che prima di tutto fosse l’onestà a dominare nelle istituzioni di polizia, poi anche soluzioni come quella dei numeri sulle divise sono ben accetti”.

Durante la conferenza stampa le agenzie pubblicano una “breaking news” che non può essere trascurata: l’iscrizione di quattro carabinieri nel registro degli indagati per la morte di Riccardo Magherini. “Non conosco il caso con precisione – afferma la Moretti -, ma se ci sono dei dubbi sull’accaduto è anche giusto che ci sia un indagine in corso”. Il senatore Manconi, firmatario del ddl al Senato sull’introduzione del reato di tortura, ne trae spunto per un discorso generale sulle forze dell’ordine: “Qui non si fa un processo alla polizia o ai carabinieri: è fondamentale ribadirlo. Stiamo parlando di responsabilità individuali e penali, ma devo anche dire che una parte non insignificante di questi corpi appare affetta da una grave patologia. Perchè è assai rilevante vedere, come dimostra il congresso del Sap, quante persone in queste istituzioni non intendono dissociarsi da chi è stato protagonista di episodi di violenza. Esiste un problema irrisolto culturale e di formazione”. Un “piccolo ma non disprezzabile passa avanti” è stato compiuto però, secondo Manconi, con il passaggio al Senato di un primo provvedimento sull’introduzione del reato di tortura: “È stato introdotto come aggravante, ma non ancora come fattispecie penale propria, derivante da abuso di potere e quindi imputabile a pubblici ufficiali, come era nel primo disegno di legge che avevo presentato. Ora auspico che alla Camera possa essere migliorato”

Ma la trasferta romana, per Patrizia Moretti, non finisce qui. Nel corso del pomeriggio dovrebbe incontrare il capo della polizia Alessandro Pansa, che ieri sera le ha telefonato chiedendole di fissare al più presto un appuntamento. “Cosa chiederò a Pansa? – chiude la madre di Aldrovandi -. Purtroppo mio figlio è diventato il simbolo delle vittime di delinquenti che indossano la divisa. La destituzione dei quattro agenti sarebbe importante, anche per il valore simbolico, ma il discorso è più esteso. Vorrei che nelle forze dell’ordine si cambiasse registro, non vorrei una polizia di cui avere paura quando la incontro in una strada buia. So che molti di loro non meritano questi giudizi e spero che la voce dei poliziotti onesti si sollevi insieme alla mia. Vorrei che diventasse una voce pubblica, e che tutte le istituzioni ne prendessero atto”.

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