Cronaca
26 Marzo 2014
Riprendono dalla fase istruttoria le udienze per il caso del giovane marocchino morto assiderato

Sahid, ricomincia il processo ‘agli indifferenti’

di Ruggero Veronese | 3 min

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untitled28Ricomincia da zero la fase istruttoria del processo per la morte di Sahid Belamel, dopo il cambio di guardia tra i giudici Silvia Giorgi (ora alla Corte di Appello di Bologna) e Monica Testoni, nuova titolare del caso. “Speriamo che il processo si possa concludere il prima possibile. Tutta la famiglia cercherà di assistere al processo, anche le due sorelle di Sahid che vivono in Germania”. A parlare fuori dalle aule del tribunale sono il padre e la moglie di Sahid Belamel, il ragazzo marocchino che ad appena 30 anni morì di freddo mentre, abbandonato a se stesso, cercava di tornare a casa a piedi dopo una notte passata in discoteca. Una vicenda tragica e assurda che mostrò come in poche altre occasioni in lato più oscuro della società: l’indifferenza. Impossibile infatti dimenticare le immagini dell’agonia del giovane, ripreso da una telecamera di sorveglianza lungo via Colombo. Impossibile non pensare alle decine di automobilisti rimasti senza nome che in quelle ore gli sfrecciarono accanto senza fermarsi. Eppure accadde il 14 febbraio 2010, nel tratto di strada che separa la discoteca Madame Butterfly, in zona pmi, dall’ingresso della città.

Da allora i parenti di Sahid hanno chiesto giustizia e le successive indagini della squadra mobile portarono all’identificazione di quattro persone che, secondo la procura, sarebbero responsabili dell’omissione di soccorso da cui derivò la tragedia. Si tratta di Mounir Zouina, l’amico con cui il giovane marocchino trascorse la serata, di Sandro Bruini e Paolo Nicoli, addetti rispettivamente alla sicurezza e al parcheggio della discoteca, e del tassista Paolo Campagnoli, che una volta arrivato davanti al locale si rifiutò di portare a casa Sahid.

Il processo di primo grado era già avviato verso la conclusione nella primavera scorsa, ma il ricambio tra i giudici ha dato alle difese la possibilità di chiedere e ottenere la ripetizione dell’intera fase istruttoria. Durante l’udienza odierna, la prima dopo il riavvio del procedimento, il giudice Testoni ha però imposto un’accelerazione, acquisendo negli atti del processo sia le testimonianze che la documentazione già trattate dalla collega Giorgi. In aula compaiono l’ex capo della squadra mobile (ora capo di gabinetto nella questura di Ferrara) Pietro Scroccarello, insieme a due degli agenti che si occuparono delle indagini. La loro conferma delle precedenti dichiarazioni è poco più di una formalità e si svolge in tempi assai rapidi, così come l’acquisizione negli atti del processo delle registrazioni video che ritraevano i tentativi di Sahid di trovare riparo.

Al termine dell’udienza i parenti del giovane marocchino, parti civili attraverso l’avvocato Gianluca Filippone, si dichiarano fiduciosi nel lavoro del tribunale, ma ancora una volta non nascondono la propria amarezza per l’impossibilità di individuare gli automobilisti che ignorarono Sahid nelle sue ultime ore. “Ci ferisce sempre – è il commento del padre – pensare a tutte le persone che lo hanno visto e che non lo hanno soccorso. Anche loro oggi dovrebbero sedere con gli imputati”.

Sono quasi le quattro di notte quando Sahid, nel febbraio 2010, si allontana dalla discoteca. Poco prima il suo amico Zouina aveva chiamato il taxi di Campagnoli, che si era rifiutato di portare a casa il giovane marocchino stordito e reso quasi incosciente dall’effetto dell’alcol. Ed è sempre in quel frangente che Bruini e Nicoli, secondo la procura, si erano resi conto delle sue condizioni senza attivarsi per soccorrerlo. Il resto, purtroppo, è storia nota: Sahid si allontana a piedi, cade in una canale e riemerge fradicio e infreddolito. Si spoglia e, seminudo, prova disperatamente ad orientarsi per tornare in città. Verrà trovato ormai in fin di vita alle 8 di mattina da una guardia giurata, in zona Diamantina. È la prima persona a fermarsi per soccorrerlo. Gli altri automobilisti, apparsi e scomparsi nella notte, resteranno sempre senza nome.

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