
Sahid Belamel
Potrebbe essere tutto da rifare il processo per la morte di Sahid Belamel (vai all’articolo), che vede alla sbarra per omissione di soccorso Sandro Bruini, addetto alla sicurezza della discoteca Madame Butterfly, Paolo Nicolini, addetto al parcheggio del locale, il tassista Paolo Campagnoli e Mounir Zouina, il venticinquenne amico di Sahid che uscì con lui la tragica notte del 13 febbraio 2010. La prossima udienza infatti, fissata per il 7 novembre, con il trasferimento di Silvia Giorgi alla Corte d’Appello di Bologna potrebbe essere presieduta da un nuovo giudice, un fatto che darebbe la possibilità alle difese di chiedere la ripetizione dell’intero processo.
Nell’ultima udienza le difese degli imputati hanno chiamato assistiti, testimoni e consulenti a ricostruire quello che accadde all’epoca dei fatti. Cercando di dimostrare come quella notte, all’esterno della discoteca, i propri clienti non avessero gli elementi necessari per immaginare il tragico evolversi della situazione. “Arrivai davanti alla discoteca attorno alle 3:40. Sahid era disteso per terra, ma aveva gli occhi aperti e respirava. Si capiva subito che era ubriaco fradicio, dissi al suo amico di chiamare un’ambulanza e mi fece un cenno di assenso”. A parlare è Paolo Campagnoli, chiamando in causa Zouina che poco prima aveva telefonato al servizio taxi perchè l’amico fosse riportato a casa. “Voleva che portassi da solo Sahid a casa – afferma l’autista -. Gli dissi di no, anche in virtù del nostro statuto che regola queste situazioni, ma non avrei avuto alcun problema se lui mi avesse accompagnato, cosa che non ha voluto fare”. Secondo la difesa dell’autista, rappresentata dall’avvocato Ginevra Campalani dello studio Bolognesi, sarebbe stato impossibile per Campagnoli immaginare cosa sarebbe accaduto, tanto più che il decesso del giovane, come ha affermato il dottor Marinelli, medico legale interpellato dalla difesa, “non fu causato dagli effetti fisiologici dell’alcol, e verosimilmente Sahid non sarebbe morto se non fosse caduto nel canale o se le temperature fossero state più alte”.
Un concetto a cui si appellano anche gli avvocati Gabriele Cuzzocrea e Maria Serena Mazzuolo, difensori di Paolo Nicolini, che mettono però in discussione la “evidente ubriachezza” a cui si riferiva l’autista. “Sahid era in uno stato di alterazione – spiegano i legali -, ma si reggeva in piedi ed era in grado di badare a se stesso, come confermano le testimonianze del personale della discoteca e di un’amica del ragazzo. Siccome il processo si basa sul mancato soccorso in una situazione di bisogno, il punto fondamentale è che Sahid, quando fu visto fuori dalla discoteca dal nostro cliente, non era in una situazione di pericolo. Un fatto confermato anche dalla consulenza del dottor Marinelli, che conferma come il decesso sia avvenuto per ipotermia e quasi sei ore dopo che fu visto per l’ultima volta”.
Quello che è certo è che la posizione più difficile è quella di Mounir Zouina. A testimoniare in aula si presenta Pietro Scroccarello, all’epoca dei fatti capo della squadra mobile della polizia e che in quei giorni coordinò l’attività investigativa. Scoprendo che non solo quella notte Zouina non sarebbe potuto uscire di casa, in quanto agli arresti domiciliari, ma che il giorno successivo era anche in possesso del telefono dell’amico scomparso, fatto inizialmente tenuto nascosto agli inquirenti. Zouina quella sera passò a prendere Sahid a casa in automobile con alcuni conoscenti, fu lui a chiamare il taxi e in seguito – secondo la deposizione di Campagnoli – a dare rassicurazioni sul fatto che avrebbe telefonato al 118.
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