L’arcivescovo Luigi Negri ha celebrato oggi alle ore 15, insieme al parroco di Marrara don Giuseppe Bachetti e a don Alessio Grossi, parroco di San Bartolomeo in Bosco, le esequie di Carlo Vitali, l’agricoltore 87enne di San Bartolomeo deceduto tragicamente in un incidente sul trattore mentre lavorava nella sua campagna.
La scelta di Mons. Negri di celebrare le sue esequie è stata illustrata nell’omelia: “Ho voluto partecipare a questa celebrazione – ha affermato il vescovo – per riconoscere davanti a tutta la chiesa, non solo davanti ai presenti, che coloro che hanno vissuto la vita – segnati certamente dalla fede della chiesa – ma anche vivendo quella religione ampia che è fatta di fede nel lavoro, direi di religione del lavoro e della famiglia, costituiscono una straordinaria ricchezza che a noi oggi viene consegnata. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno sopportato difficoltà, circostanze negative, errori, magari dei governanti, e le circostanze terribili della guerra, ma hanno saputo riprendersi perché erano come Carlo: uomini che nella dedizione alla propria famiglia e al proprio lavoro davano il meglio di sé, e in tal modo costruivano qualcosa che andava oltre la loro famiglia e il loro lavoro. Hanno contributo alla vita e allo sviluppo della nostra società pur nelle varie e terribili circostanze che il nostro popolo ha dovuto subire, non per colpa propria. Ecco la nostra trepidazione fratelli e sorelle! Vorremmo indicarli come esempio ai giovani, che ci preoccupano per il presente e il futuro. Noi, che ogni giorno dobbiamo far rinascere il popolo cristiano, facciamo fatica a far sentire che la fede è la radice di tutto, e che dalla fede parte quell’amore a sé, alla famiglia e al lavoro che rende la persona creativa. Guardiamo a queste generazioni che ci hanno preceduto. Identifichiamoci con il loro cammino di fede e di umanità; e preghiamo che, anche per la loro protezione dal cielo, al nostro popolo si apra una nuova stagione di fede, di amore alla vita sociale, per poter dare alle generazioni future un’eredità che non viene meno, quella che oggi abbiamo ricevuto da Carlo. E così sia.”
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