Ven 21 Feb 2014 - 1514 visite
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Movida, Negri trova alleati in tutta Italia

L'arcivescovo di Ferrara tra i "padri nobili" del coordinamento nazionale: "Divertimento non è dogma"

admin-ajax (3)Dopo le polemiche sul “postribolo a cielo aperto” dei giovani universitari sul sagrato del duomo, l’arcivescovo Luigi Negri trova alleati contro la movida fuori Ferrara, partecipando attivamente al convegno che ha dato vita al Coordinamento nazionale antimovida selvaggia e degrado. Un incontro organizzato a Milano lo scorso 19 febbraio da comitati civici provenienti da tutta Italia, in particolare dalle grandi città, con l’obiettivo di dare all’alleanza una forma il più possibile “istituzionale”, in modo da ampliarne il raggio d’azione e riuscire a fare pressione sugli enti locali anche a livello nazionale.

E gli organizzatori sono riusciti anche a trovare un gruppo di “testimonial” di un certo peso per la propria causa: oltre a Negri, personalità influente in Comunione e Liberazione oltre che attuale arcivescovo di Ferrara e Comacchio, anche il giornalista Michele Serra, il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e lo psicoterapeuta Paolo Crepet. Tutti definiti da Maria Albani del comitato La Cittadella, che ha ospitato l’incontro, i “padri nobili dell’iniziativa“. I quattro studiosi hanno affrontato il tema con spunti di riflessione legati all’ordine pubblico, alla religione e ai risvolti sociali della movida. E non sono ovviamente mancati i richiami alla politica e alle istituzioni, che secondo Crepet “non vogliono fare nulla perchè la lobby dei locali porta voti”.

Un discorso ripreso anche dall’arcivescovo Negri, che ha spiegato di voler denunciare “la situazione di degrado, consentito passivamente da adulti e istituzioni, di molti giovani della diocesi che si riuniscono sul sagrato del duomo per dedicarsi a sbronze di alcol“. Il prelato ferrarese non parla più di “atteggiamenti orgiastici” davanti alla cattedrale, ma non arretra comunque di un millimetro dalla posizione che pochi mesi fa ha spaccato in due la città, dando vita a un serrato dibattito nei locali, per le strade e all’interno di enti e associazioni. “Non si può sfigurare permanentemente una città perchè i giovani devono divertirsi – afferma il vescovo nell’intervista registrata in occasione del convegno -. Secondo me se degli adulti ragionano così sono più infanti degli infanti che dovrebbero educare, perchè il divertimento non è un dogma. Non è che il divertimento condotto in un certo modo sia un dogma di fede”.

“Le nostre sono richieste di buon senso e civiltà”, affermano gli organizzatori dell’incontro, che sottolineano alcune delle proposte che a loro avviso potrebbero “realizzare finalmente anche in Italia, come già avviene in tutta Europa, modalità di divertimento sotto il segno della civiltà, della legalità e del rispetto dei diritti tutelati della Costituzione”. Si parla, tra le altre cose, di una “moratoria dell’apertura di nuovi locali nei centri storici” e di un “divieto di bere fuori dai locali dopo le 22, in linea con i Paesi più responsabili”, oltre che dell’instaurazione di un dialogo con enti e commercianti “sulle regole della vita notturna” e “sul problema dell’alcolismo giovanile”.

E per impostare i lavori il nuovo coordinamento nazionale ha impostato sette diversi tavoli di lavoro che si concentreranno sui singoli aspetti della questione: l’analisi del fenomeno, l’impatto sulla salute dei residenti, l’impatto sulla salute delle giovani generazioni, l’impatto sui beni storici, culturali e ambientali, le esperienze e regole internazionali, il diritto italiano e comunitario, il coordinamento legale e le attività di comunicazione. L’obiettivo è quello di trovare strumenti normativi che consentano ai comitati di “convivere” con la movida, limitandone luoghi e orari o impostando strumenti di controllo. A questo proposito, largo spazio è stato dato all’intervento del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, la cui giunta è riuscita di comune accordo con frequentatori e gestori di locali a ridurre il degrado del centro storico.

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