La Femca-Cisl ha deciso di impugnare uno dei licenziamenti per riduzione di personale operati da Basell tra il dicembre scorso e l’inizio del mese di gennaio dopo l’accordo trovato con le parti sociali e le istituzioni nel luglio 2013 e la successiva revisione di settembre che aveva portato al licenziamento di 39 dipendenti scelti su base volontaria. Oggi, di quei due nuovi e ulteriori licenziamenti uno si è risolto con un accordo fra le parti e con soddisfazione del lavoratore mentre per l’altro è stata aperta la strada dell’impugnazione e dell’aperta contestazione sindacale.
I sindacati si erano subito detti contrari alle modalità scelte dall’azienda, accusata di non rispettare i patti. Ricordiamo che, secondo l’accordo per il piano volontario di prepensionamento e di incentivo all’esodo siglato in Regione di luglio, il numero di dipendenti da licenziare sarebbe dovuto essere di 41 unità, mentre nella successiva revisione di settembre, che sarebbe dovuta essere conclusiva, Basell aveva tagliato “solo” 39 lavoratori su 51 volontari presentati dai sindacati “in quanto l’azienda – si legge nella ricostruzione operata dalla Femca nella lettera di impugnazione – non riteneva le altre candidature fungibili”, ritenendosi anche “soddisfatta del risultato conseguito e che, qualora fosse stato necessario avrebbe operato comunque su base volontaria come previsto nell’accordo, per le due unità rimanenti”. Proprio quest’ultimo punto genera le maggiori contestazioni da parte dei sindacati – che si preparano a una fase di mobilitazione -, dato che la scelta su base volontaria è considerata come un pilastro dell’accordo non rispettato dall’azienda. Da rilevare peraltro, come spiega Stefano Mantovani della Femca-Cisl che “nessuno dei due lavoratori licenziati rientra nella lista dei 51 volontari”.
Fra i motivi dell’impugnazione del licenziamento – oltre alla contestazione dei criteri adottati unilateralmente per l’individuazione degli esuberi – anche un’accusa indirizzata a Basell e al suo comportamento: “L’azienda – si legge nella lettera -, con quest’ultimo atto, arriva all’acme dei comportamenti gravemente discriminatori e pregiudizievoli tenuti in questi ultimi anni […] da noi sempre evidenziati e contrastati”. Mantovani è a questo punto categorico e deciso ad andare fino in fondo nella tutela del dipendente: “Se Basell non risponde entro i cinque giorni dalla ricezione della lettera, vorrà dire che ci vedremo in tribunale”.
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