Lun 27 Gen 2014 - 1606 visite
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Il caso Marò oltre La Russa

Nel mio post precedente “Guida alla sopravvivenza a Mumbai” sono fioccati i commenti sulla questione Marò. Per carità, ci stavano come i cavoli a merenda, però sicuramente sono stati più stimolanti di chi ha commentato “L’India non mi interessa, non ci vado”. Questi ultimi non sanno che ai più non interessa che a loro non interessa, a parte forse i loro famigliari, che li vedrebbero bene con una valigia in mano e un biglietto di sola andata. Mettiamoci poi quelli che tirano fuori le caste, gli stupri (l’argomento piace molto) ecc. Gente che è andata senza batter ciglio a Sharm el Sheik nella stimatissima democrazia di Mubarak, e chiudiamo il cerchio dei maître à penser.

Ecco allora un post sulla questione che ho visto stare così a cuore ai lettori di estense.com.

 

Premessa: chi urla o scrive in stampatello (nella netiquette è come urlare) MARO’ A CASA SUBITO, non perda tempo a leggere. Ha già la risposta sulla questione.

Questo post cercherà di darvi più informazioni attraverso il punto di vista non dei fatti, sarebbe come dire presuntuosamente che ho ragione io, ma dei mezzi di informazione indiani e stranieri, la mia esperienza personale e i media italiani diversi da quelli che scrivono “Marò in cella da due anni”, “accusati ingiustamente”, “Marò verso la condanna a morte”.

Prendere un punto di vista diverso da costoro non significa essere pro governo indiano, contro i marò, non essere patriottico, abbandonare i nostri militari eccetera.

Queste cose lasciatele dire a La Russa o alla Boniver. Vedremo anche il profondo contributo che hanno dato questi due rappresentanti del popolo italiano, mica due tipi da bar.

Se la pensate come “loro”, opinione rispettabilissima. Ma ancora una volta il consiglio è: non sprecate il vostro tempo, per favore fermatevi qui.

Fatta la premessa, ora di cominciare.

 

Accusati “ingiustamente”.

La parole sono importanti. I Marò non sono accusati ingiustamente. Sono accusati e basta. Sarà poi un processo a stabilire se lo sono giustamente, condannandoli, o ingiustamente, assolvendoli. Chi scrive “accusati ingiustamente”, di nuovo ha già la risposta, quindi è contento/a, e noi per lui/lei.

 

I Marò sono in cella da due anni (illegalmente)

Non sono in cella. Latorre e Girone hanno alloggiato in guesthouse o hotel con tanto di tv satellitare e cibo italiano in tavola. Come ha già fatto presente l’Espresso.

Al momento dell’arresto in Kerala, sono stati trasferiti in un carcere, ma hanno vissuto nell’ala adibita al personale della prigione, non con i detenuti. Certo l’arredamento è spartano ma nulla a che fare con le disumane carceri indiane (chi ha letto Shantaram potrebbe averne un’idea. Ecco, la situazione non è molto migliorata dal tempo in cui è stato scritto il libro). Ma, dopotutto, vogliamo parlare delle carceri italiane?

Comunque i due Marò vivevano in un edificio indipendente e ricevevano pasti di cibo italiano preparati dal ristorante Casa Bianca.

Da quando il processo è stato trasferito dal Kerala a Delhi, Latorre e Girone vivono nell’ambasciata italiana della capitale.

Sono in libertà condizionata. Dire che sono detenuti illegalmente significa fare due passi falsi: detenuti, non lo sono, illegalmente, torna al paragrafo precedente.

 

Il Governo italiano li ha abbandonati

Il Governo Italiano ha raggiunto un accordo extragiudiziale con i familiari dei due pescatori uccisi pagando 300.000 euro. Terreno scivoloso, perché un accordo di risarcimento potrebbe essere interpretato come un’ammissione di colpa e un tentativo di comprare il silenzio dei famigliari. Tentativo riuscito, visto che i parenti delle vittime hanno ritirato le accuse.

Inoltre il Governo Italiano ha pagato il milione e trecentomila euro di cauzione per far tornate i due soldati a Natale 2012.

 

La diplomazia italiana all’opera, rabbrividiamo.

Ormai è passato alla storia, ma la figuraccia della diplomazia italiana nella vicenda non può essere scordata. Rimangiarsi la parola data (non voler far tornare i Marò in India dopo il permesso natalizio), instaurare un braccio di ferro e poi perderlo. Titoli di coda.

Gli indiani saranno anche stupratori, è ciò emerge dai vostri commenti, ma certo noi non abbiamo brillato di onestà, e qui non stiamo parlando dell’uomo di strada, ma del nostro Governo. Una prova di immaturità senza precedenti.

 

Le iniziative dei politici italiani

L’On. La Russa, lo stesso che sbraitava “vergogna” al ricevimento per la Giornata nazionale della Repubblica dell’India pochi giorni or sono, aveva proposto, mentre i Marò erano in Italia, di candidarli nelle liste del suo nuovo partito Fratelli d’Italia. Il trucco, che avrebbe trattenuto i due militari entro i confini italiani, è stato interpretato così consono “all’orgoglio italiano” che è stato rifiutato dagli stessi Latorre e Girone, nel bailamme scatenatosi gli unici forse preoccupati a mantenere la parola data alle autorità indiane. Entrambe le iniziative sono state certamente fondamentali nel risolvere il contenzioso fra i due stati. Ringraziamo l’Onorevole.

Molto più efficace invece la proposta di Margherita Boniver (la stessa che Umberto Bossi: “Cara Bona, sì, noi siamo armati, di manico! Di manico!” e via gesto dell’ombrello). La Senatrice PDL il 21 Dicembre 2012 si è offerta come ostaggio per permettere a Latorre e Girone di tornare in Italia per Natale. Le autorità dell’India allora avevano vacillato: alla prospettiva di avere la Boniver a casa loro, e a spese loro, gli indiani stavano per restituirci i Marò per sempre e a gratis!

A parte gli scherzi, lascio a voi trarre le conclusioni.

 

Sono militari, devono essere processati nel proprio Paese, come gli aviatori americani del Cermis.

E’ vero, la strage del Cermis ci rode ancora: un aereo militare della Air Force statunitense tranciò il cavo della funivia del Cermis, in Val di Fiemme nel 1998, causando la morte di 20 persone. I due militari furono processati negli Usa in accordo con i trattati Nato. Il pilota si fece 4 mesi e mezzo di prigione, il navigatore zero. Ma questo non ci dà un voucher per riempire di piombo due pescatori indiani e non voler fare chiarezza.

Il problema è questo: Latorre e Girone sono sì sotto la marina militare italiana, ma sotto contratto con armatori privati, prestando i loro servizi a difesa di interessi privati. Questa è una importante “zona grigia” su cui ci si sta accapigliando da tempo.

L’unica cosa che non mi convince assolutamente è che militari italiani vengano utilizzati per difendere interessi privati e non della collettività, leggi patria. E chi è il responsabile di questo stato di cose? Ma l’ex Ministro della Difesa La Russa che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private.

Magari ora capiamo perché si dà così da fare sulla faccenda. Si è reso conto di aver fatto una cazzata? Ma no! Diamo la colpa a quegli indiani stupratori!

 

I Marò andranno incontro alla pena di morte

La pena di morte è stata auspicata dal leader del partito nazionalista indiano Modi. Questo personaggio politico è in piena campagna elettorale per diventare primo ministro indiano e fa leva su “meno tasse per tutti”, “non metteremo le mani nelle tasche degli indiani”, “deregulation fiscale”. Vi ricorda qualcuno? Ma spinge anche su un altro cavallo di battaglia: l’orgoglio nazionale, la tradizione, le lingue locali e il “fuori gli immigrati”, “l’India agli indiani”. Vi ricorda qualcun altro?

Ora, giornali e politici italiani si sono scatenati dopo le esternazioni di Modi, senza pensare che è un uomo politico e non uno dei giudici chiamati a presenziare il processo ai Marò, quindi nulla a che vedere con l’intera storia.

Altro aspetto importantissimo da molti ignorato. La sentenza di morte in India viene comminata per crimini gravissimi ed è estremamente rara. Nel 2013 vi è stata una sola esecuzione, come nel 2012. Certo, sempre due esecuzioni di troppo, ma lontanissime dalle 39 del 2013 dei civilissimi Stati Uniti.

Ma tanto noi italiani abbiamo sempre avuto un approccio “particolare” riguardo la questione.

Ricordo la vicenda di Derek “Rocco” Bernabei, l’americano di origine italiana condannato a morte nel 2000 nello Stato della Virginia. In quel caso, ci fu una mobilitazione in Italia con il coinvolgimento addirittura di Papa Giovanni Paolo II. L’alzata di scudi era comunque focalizzata sulla presunta innocenza dell’italoamericano da dimostrarsi con l’esame del DNA, allora nuovo metodo che avrebbe rivoluzionato il sistema di indagini (si era ancora al livello dell’Ispettore Derrick, altro che CSI). Passò del tutto in secondo piano il fatto se sia lecita o meno la pena di morte. Ma vuoi mettere il gusto di sputtanare un tribunale americano anziché imbarcarsi nella lunga processione della difesa dei diritti umani?

 

Gli indiani non aspettano altro che la condanna

A parte Modi e il suo messaggio elettorale, a cui ha fatto seguito un ricevimento da parte dell’ambasciatore italiano a Delhi con tanto di abbracci e regalo di mazzo di fiori, la questione Marò non interessa granché all’opinione pubblica indiana. Gli articoli a riguardo, quando ci sono, vengono derubricati nelle pagine interne. Chiaro, sotto processo ci sono due italiani, ed è giusto che l’attenzione sia maggiore in Italia (anche se spesso l’attenzione è mal riposta). Ma tutto ciò dimostra che gli indiani non premono per esecuzioni capitali, pubblico ludibrio, sentimento anti-italiano, “boicottiamo la mozzarella”. Semplicemente vogliono un processo, e se i due Marò hanno veramente ucciso, dovranno incorrere nelle adeguate conseguenze.

A parte i fanatici e chi li aizza, non c’è nessun particolare pregiudizio, tanto che quando uno dei Marò ha evitato che un reporter venisse investito da un’auto nella calca tra giornalisti, guardie e fotografi, fatto non eccezionale diciamo, si è beccato le prime pagine dei giornali indiani con tanto di “Italian soldier saved a life” (soldato italiano salva una vita) e foto “dell’atto eroico”.

 

Acque internazionali

“L’incidente è avvenuto in acque internazionali, l’India non ha giurisdizione sulla vicenda”. Non è vero, la cosa è molto più complessa. L’incidente è successo in “acque di contiguità”, quindi il governo dello stato Kerala non ha giurisdizione, ma passa all’Unione Indiana (o governo federale, chiamatelo come volete). Eminenti giuristi si sono espressi e si stanno tuttora esprimendo. Non è qui la sede per approfondire, non ho le conoscenze per darvi più informazioni e per correttezza mi fermo.

 

Non ci sono prove

Qui rientriamo di malavoglia nel campo “Riprendiamoci i nostri Marò”, “Giustizia subito per Latorre e Giannone”. Chi preferisce lo slogan all’informazione, lo sbraitare “vergogna” rispetto a cosa succede realmente, dare dei beduini invece che rispettare l’altro, ha infiniti modi di esternare la non conoscenza dei fatti.

Ripetiamo en passant che se non ci sono prove sufficienti, i Marò verranno assolti.

Poi è vero, sono due anni che aspettano il processo, un po’ troppo, ma la vicenda è molto complessa e la giustizia italiana… ops, indiana non brilla di celerità.

Altro leitmotiv del “i nostri connazionali detenuti illegalmente” sono le analisi dell’ormai famoso Ingegner Di Stefano. Il sito internet Giap di Wu Ming ha già smascherato questo personaggio con un’attenta documentazione che qui vado a riassumere sommariamente.

Si fa chiamare Ingegnere ma non lo è. Dopo l’inchiesta del sito Giap, raggiunto da Il Fatto Quotidiano, Di Stefano ha candidamente ammesso che le sue analisi derivano da notizie fornite da giornalisti amici e dal web. Non ha mai interpellato gli esperti in loco. Di Stefano è un dirigente del partito neofascista Casapound e animatore di un comitato pro-Marò.

Le asserzioni di Di Stefano sono sostanzialmente: “la marina indiana ha taroccato i dati”, “è impossibile che i Marò abbiano sparato all’imbarcazione”, “la nave Enrica Lexie (dove era imbarcati i Marò) non si trovava in quella posizione, quindi a sparare è stato qualcun altro”. Tutta questa perizia non prende in considerazione gli esami balistici e i dati satellitari del Maritime Rescue Center di Mumbai.

Le analisi di un esperto di cotale caratura e così super partes sono state prese come oro colato dalla maggior parte dei media nostrani e dal Parlamento Italiano, dove addirittura ha presentato la sua IMperizia. In quell’occasione i Radicali, quei pacifisti, frichettoni, cannonari pro divorzio e aborto, quindi acerrimi nemici del trittico Dio, patria, famiglia, hanno avanzato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Terzi, chiedendo sostanzialmente: “Ma se abbiamo mandato i nostri tecnici in India e loro non hanno detto nulla, perché dobbiamo stare a sentire Di Stefano?”.

Dopotutto il contributo dei nostri politici alla questione è stato così encomiabile che tanto valeva mandarci Sbirulino alle Camere.

Per un’analisi approfondita, molto documentata e attendibile vi invito a leggere gli ottimi articoli di Matteo Miavaldi di China Files da cui ho attinto qua e là in questo paragrafo.

 

Ultime battute

Secondo le autorità indiane le indagini sono terminate. E lasciatemelo dire, era ora! Dunque il processo può cominciare.

Sui due nostri connazionali incombe la condanna secondo la legge antiterrorismo sulla navigazione marittima (Sua Act), la quale prevede anche, ripeto anche, la pena capitale.

Giusto fare pressione su questo fatto. L’Italia e la Ue sono contro la pena di morte. Giusto ricordare che questo fatto potrebbe pregiudicare l’imminente accordo di libero scambio India-UE (quando ci sono in ballo soldi anche i sordi aprono le orecchie).

Ma bisogna ricordare che la sentenza di morte è un’ipotesi remotissima, giudicata “impensabile” dagli stessi ministri indiani.

Grazie per essere giunti fino a qui e scusate la lungaggine, le cose da dire erano molte. Potete essere d’accordo o meno, ma per favore non tacciatemi di sentimento antipatriottico, comunista o filoindiano. Ho fatto sentire un’altra campana rispetto a quello che ho letto nei commenti al post “Guida a Mumbai”. Ora scegliete quella che vi piace di più.

 

PS: un rapporto di questi giorni rileva che una donna su cinque negli Usa è stata stuprata. Media identica a quella indiana. Come la mettiamo? Ma questa è matematica, roba troppo noiosa…

Se vi interessa l’argomento degli stupri in India, leggere un mio precedente post qui: Good girls don’t dance

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