di Silvia Franzoni
Avere mille motivi per lasciare, e trovarne “milleuno per andare avanti”. Un passo davanti all’altro, strada dopo strada, lasciandosi paesi e culture alle spalle. Fino a Gerusalemme. Parte da molto lontano il viaggio del ferrarese Luigi Visentin, dalle strade percorse e ripercorse dai pellegrini e dai crociati, perché “c’è sempre stato un luogo in cui si deve andare”. Le suole delle scarpe di Visentin hanno macinato kilometri e kilometri, e solo nel 2013 sono stati ben 3500, a coprire la distanza tra Ferrara e la città Santa.
Nella sala del Club Alpino ferrarese, ieri sera, sempre nuove sedie venivano ad essere occupate, e poi anche il pavimento, e la soglia di entrata: tanti i presenti per ascoltare il racconto del ferrarese errante che, zaino in spalla, è uscito di casa, come tanti, il 28 febbraio 2013 e, come tanti, ha percorso le vie ferraresi nel grigiore di una giornata d’inverno come tante. Ma poi, attraverso le strade asfaltate della provincia, è arrivato fino a Bologna. E poi da Bologna a Firenze, poi a Siena, e da lì ha percorso “la via Francigena, arrivando a Roma il 17 marzo”, giusto in tempo per il primo Angelus di Papa Francesco. “A Roma ho incontrato Giovanni, conosciuto su internet, e abbiamo proseguito il viaggio insieme”, racconta Luigi Visentin, tra una battuta e l’altra. Roma, Frosinone, Benevento, Troia, Foggia, Bari. Sul muro scorrono le immagini di un’Italia nascosta, di campi verdissimi e cieli celesti.
“Il tragitto Bari-Durazzo l’abbiamo fatto in traghetto, come per mare giungevano le truppe crociate provenienti dall’Italia e dirette in Albania, più o meno mille anni fa”. I compagni di viaggio erano armati di tre calzini, tre pile, una giacca impermeabile, un set da cucito, una lampada frontale, mezzo sapone di Marsiglia e poco più: lo zaino deve essere leggero se i kilometri percorsi giornalmente sono 30 in media. Il vitto e l’alloggio era quello di fortuna: “ci siamo affidati all’ospitalità della gente, che non ci ha mai deluso, e con noi portavamo sempre le credenziali, il documento che attestava il nostro essere pellegrini, così da poter avere accoglienza”. Sullo zaino spiccava la capasanta, simbolo di Santiago di Compostela.
Timbro dopo timbro, passata Salonicco e attraversato il confine turco, Luigi e Giuseppe arrivano fino ai colorati bazar di Instabul. La grande metropoli ha costretto i pellegrini a sei giorni di cammino prima che questa sparisse alle loro spalle. Poi, tra un çay offerto al bar e del mosto cotto donato dai contadini, arrivano in Cappadocia.
Ma la Siria non è attraversabile a causa della guerra, ed il Libano diventa una tappa obbligatoria e così le piazze piene di militari di Tripoli. “La gente del luogo ci ha accolto sempre cordialmente, è stata la loro ospitalità a stupirci, sempre, in ogni luogo”. Per raggiungere Israele e i suoi kibbutz sono stati necessari un aereo e cinque autobus: “dal sud del Libano siamo volati fino ad Amman, e poi da lì alla parte settentrionale di Israele”. Era ormai arrivato giugno, e con giugno il caldo torrido della galilea. “La valle del Giordano è la terra promessa. E io mi chiedevo come quel deserto rovente potesse davvero essere la terra promessa”, ironizza Visentin mentre negl’occhi dei presenti scorrono le foto del Canyon che separa Gerico da Gerusalemme, 1200 metri di dislivello sotto il sole cocente, contro il quale solo 8 litri d’acqua giornalieri possono qualcosa. “È stato il momento più difficile” spiega Visentin, scuotendo la testa, quasi ci fosse ancora quel sole a battergli sul cappello di paglia che lo ha accompagnato per tutto il viaggio.
Ma “le scarpe con la tomaia un po’ tagliata” devono percorrere ancora pochi di kilometri: la porta di Damasco e i venditori di datteri sono lì, a pochi passi. Così il 30 giugno 2013 Luigi Visentin e il compagno di viaggio Giovanni Bruttomesso arrivano a Gerusalemme. I pellegrini sono arrivati a destinazione: alle spalle hanno tutte le paure del viaggio e tutti i guadi attraversati, le colline e le montagne, i deserti, una vita intera. Ferrara è lontanissima, una manciata di mesi di cammino. E la meta è stata raggiunta, è lì, sotto i loro piedi: “abbiamo visitato Gerusalemme, e il mio viaggio finisce lì, nel luogo della natività”. Poi si riaccendono le luci e sono già tutti in fila per stringere la mano a Luigi Visentin, il ferrarese che è arrivato a Gerusalemme.
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