Ven 24 Gen 2014 - 165 visite
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Il liceo “Carducci” ricorda Giorgio Perlasca

Incontro tra gli studenti e il figlio del salvatore di 5218 ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale

carducci-perlascadi Lucia Bianchini

«Cosa ha provato quando ha saputo questa storia che suo padre non le aveva mai raccontato?» questa la domanda che gli studenti del liceo “Carducci”, durante l’incontro che si è svolto lunedì 20 gennaio nell’auditorium della scuola, hanno rivolto a Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca uno dei Giusti, coloro che durante la seconda guerra mondiale hanno salvato almeno un ebreo.

«Inizialmente rimasi un po’ “arrabbiato” per come l’ho scoperto» afferma Franco «nel 1988 sono arrivate a casa nostra due donne ebree ungheresi che cercavano un diplomatico spagnolo Jorge Perlasca. Assistendo all’incontro mi sembrava di aver capito che quando era in Ungheria aveva salvato due o tre persone. Sono entrato in crisi quando ho scoperto che erano migliaia di persone. Mi sono chiesto se ero io che non stavo capendo ciò che dicevano o se per trent’anni non avevo conosciuto mio padre».
Giorgio Perlasca, un commerciante di bestiame padovano, si trovava per lavoro a Budapest quando nel 1944, dopo la disfatta dell’esercito ungherese, il Paese venne occupato dai tedeschi. Già a seguito della firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, i cittadini italiani avevano dovuto decidere se giurare al Re o se aderire alla Repubblica Sociale Italiana. L’uomo, seppure di ideologia fascista in gioventù e volontario nella guerra civile spagnola e nella guerra d’Etiopia, giurò al re. Trovò quindi rifugio all’ambasciata spagnola, visto che aveva con sé la lettera firmata da Francisco Franco che attestava la sua partecipazione alla guerra civile e che gli garantiva assistenza diplomatica. Iniziò quindi insieme all’ambasciatore Ángel Sanz Briz a salvare gli ebrei Ungheresi dalla deportazione fornendo loro un salvacondotto che garantiva la protezione diplomatica e ospitandoli in “case protette” del ghetto internazionale. Perlasca arrivò addirittura a fingersi delegato dell’ambasciatore quando Sanz Briz si trasferì a Berna e i tedeschi tentarono di occupare una casa protetta. In tutto l’italiano salvò da morte certa 5218 ebrei ungheresi.

Quando l’Armata Rossa liberò Budapest Perlasca tornò in Italia e ricominciò la vita di sempre. Scrisse però un memoriale in tre copie dove raccontava l’accaduto: uno lo inviò al Governo Italiano, una al Governo spagnolo e l’ultima la tenne per sé nel suo cassetto. «Nei primi anni Ottanta papà ha avuto un ictus» ricorda Franco Perlasca «e in quella circostanza aveva detto a mia moglie che cercando delle carte nel suo cassetto avrebbe scoperto che anche lui aveva fatto qualcosa di bello nella vita. A quel manoscritto non abbiamo dato molta importanza e quando papà si è sentito meglio l’ha rimesso nel cassetto». La storia di Giorgio Perlasca è poi raccontata da due giornalisti: Giovanni Minoli ed Enrico Deaglio grazie alla trasmissione televisiva “Mixer” e al libro di Deaglio “La banalità del bene”.
A lui sono state assegnate diverse onorificenze tra cui la medaglia al merito civile e la medaglia dell’Ordine di Isabella la Cattolica, oltre ad essere stato riconosciuto come uno dei Giusti della Nazione, a cui è dedicato un albero sul viale dello Yad Vashem. I Giusti sono descritti in un racconto della tradizione ebraica che ne fotografa l’immagine e il modo di pensare: “ esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto e si prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi perché Dio non distrugge il mondo.  Finito questo periodo hanno la capacità e l’umiltà di tornare tranquillamente alla vita normale di tutti i giorni, non raccontando nulla di quanto fatto, per un semplice motivo: ritengono d’aver fatto solo il proprio dovere di uomini, nulla di più e nulla di meno”.

Ciò che di più ha stupito gli studenti del liceo “Carducci” è che Franco ha sempre parlato del padre chiamandolo Giorgio Perlasca. «Inizialmente avevo un po’ di “risentimento” nei suoi confronti per come avevo scoperto tutta la storia. Negli anni successivi lui ha iniziato a girare il mondo ed io anche se ero invitato non andavo quasi mai» spiega Franco «poi papà nel 1992 è morto ed ancora per alcuni anni ho continuato a non andare a testimoniare, andavo solo quando non potevo proprio rifiutare. Poi ho ripreso quella storia che consideravo importante e che non potevo ignorare: era mio dovere ricordare Giorgio Perlasca, perché era mio padre e per quello che aveva fatto». A Giorgio Perlasca sarà inoltre intitolato il nuovo istituto comprensivo di Ferrara, ex scuola media “T. Bonati”.

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