Dom 29 Dic 2013 - 828 visite
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Ma Ferrara non era Patrimonio Unesco?

Su un quotidiano del 27/12 non passa inosservato, occupando un quarto di pagina, un testo pubblicitario dal titolo invitante: “UN CAPODANNO PERFETTO NELLE CITTÀ D’ARTE DELL’EMILIA ROMAGNA”. È redatto a cura di “Emilia Romagna – Terra con l’anima e col sorriso”. Elenca sette città: Piacenza, Parma, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Rimini.

Qualche riga dedicata ad ogni città ne riassume le qualità, dalle quali i lettori apprendono che Ravenna è “città sito Unesco”. Pure Piazza Grande a Modena è dichiarata “sito Unesco”, e con questa si esaurisce la qualità Unesco nelle città dell’Emilia Romagna. Ma Ferrara non è anch’essa città Unesco? Eppure non è menzionata fra quelle. Probabilmente s’è saputo del turpe placet comunale alla edificazione di un bunker a ridosso del cinquecentesco Baluardo di San Lorenzo, o le foto delle postmoderne costruzioni color sangue coagulato accanto alle Mura dell’Addizione Erculea hanno fatto il giro del mondo, per cui Ferrara è stata espulsa dalla lista per indegnità. Se fosse così, meglio glissare, in effetti..

Proseguendo con l’istruttiva lettura apprendiamo che l’ottocentesco Teatro Municipale di Piacenza è “tutto velluti e stucchi”. Del settecentesco splendido Teatro Comunale di Ferrara non si dice nulla, salvo un accenno al Ridotto. Forse i casuali amministratori ferraresi si vergognano di dorature che non reggono il confronto col cartongesso d’eccellenza dell’ospedale di Cona.

La presentazione illustra un’affascinante profusione di offerte lungo l’arco di due giorni: a Piacenza, dalle ore 17 musiche di Verdi, Wagner, Puccini, Mascagni, Haendel, Bizet, Rutter, Gounod, Strauss, seguita dalla “mezzanotte magica” al Castello di Rivalta e il suo borgo medioevale“; cene eleganti, veglioni con balli, visite guidate per un’intera “notte da favola” a Parma; Modena inizia alle 22,30 per i suoi “baci e abbracci a mezzanotte” offrendo rock in sito Unesco; anche Bologna inizia alle 22,30 ma prosegue il 1 Gennaio con i musei aperti e i concerti di capodanno al Teatro Comunale; a Ravenna, oltre alla festa notturna, ci saranno aperture straordinarie per Musei e siti Unesco; a Rimini, il “capodanno più lungo del mondo” con “ogni angolo di strada, ogni spazio, occasione per uno spettacolo: musica, arte, suggestioni felliniane e concerti”, oltre a “tanti capodanni diffusi tutta la notte” aggiuntivi al “concerto gratuito in Piazzale Fellini”.

E a Ferrara? Sarà possibile baciarsi davanti allo spettacolo “piromusicale con l’Incendio del Castello allo scoccare della mezzanotte”. Non è precisato l’orario d’inizio, né se la durata musicale corrisponde alla pirotecnica. In aggiunta si festeggerà al Gala di San Silvestro al Ridotto e al banchetto dei Duchi d’Este negli imbarcaderi del castello. Dopo tanto glamour, nient’altro.

Qualcosa di medioevale? No, perché? Ha parti medioevali Ferrara?

Notte se non “magica” o “da favola” o “da principi”, almeno fantastica o irreale? No. La parola “notte” è già compresa in “mezzanotte”, momento in cui ci sarà l’incendio del castello e ci si regolerà di conseguenza più o meno come di giorno. Attenti a non baciare qualcuno a cui faccia schifo l’operazione.

Ci sono “aperture straordinarie di musei e monumenti”? Non si sa. Non sono citate

Si farà il “concerto di Capodanno”, gratuito o meno? Non si sa, non è citato.

Fiumi di musiche classiche? Non è spiegato se la piromusica le comprende:

E le “visite guidate a lume di candela”? Non si sa se ci sarà un black out e ci saranno candele.

Spettacoli in ogni angolo di strada come a Rimini? No. A Ferrara si fanno solo a fine agosto, poi serve un anno di obbligatorio riposo per cui capodanno non cade mai al momento giusto.

Ma almeno la degustazione della specialità congeniale alla fantasia dei demiurghi del turismo “scunzo” nostrano: la tipica “panà” (zuppa di pane nel brodo di dado)? Non si sa. Non è citata.

Vediamo che Reggio Emilia non compare in questa vetrina. Peccato che Ferrara non l’abbia imitata. Il silenzio di chi tace può celare tesori preziosi come le più desolate vacuità. Finché non apre bocca, appunto.

Paolo Giardini

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