Mar 17 Dic 2013 - 726 visite
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Tavolazzi: “In 5 anni Tagliani ci è costato 50 milioni”

Il bilancio 2014 è l’ultimo atto di un dramma annunciato, quando Tagliani si insediò nel 2009. Allora non pochi temevano una grigia amministrazione, priva di slancio e audacia progettuale indispensabili per risollevare Ferrara. Preoccupava la conferma di una subalternità politica del Comune, percepita da un lato verso Hera e il potere economico delle grandi aziende di via Marconi, da sempre esercitanti legittime pressioni sulle istituzioni, sulle scelte, gli investimenti, gli assetti industriali nei pubblici servizi. Dall’altro verso le oligarchie di partito (il Pd), la regione (Errani), le aziende sanitarie. I segnali non mancavano da prima del 2009. Sul primo versante Tagliani (vicesindaco dal ‘99 con delega alle partecipate) si distinse per la svendita di Agea a Hera, con annesso teleriscaldamento pagato dallo stato; per i lunghi e salati contratti di servizio Hera; per l’assenso alla triplicazione dell’inceneritore ed alla combustione di rifiuti da fuori provincia via Ostellato; per la mancata gestione porta a porta; per l’avvallo alla turbogas, senza risolvere la crisi del petrolchimico e le bonifiche del sito. Sull’altro versante, quello partitico e di chi comanda in regione, la percezione di subalternità era rafforzata dalla sciagurata operazione di Cona e dalla scelta di chiudere il Sant’Anna, presa nel 2000 da Tagliani vicesindaco; dallo smantellamento del sistema ospedaliero provinciale; dall’assenso allo scippo della facoltà di medicina; dalla cementificazione selvaggia del Psc, con migliaia di alloggi invenduti.

Dal 2009 Tagliani sindaco, come don Abbondio tra i bravi, ha portato avanti il lavoro, non senza qualche furbizia evocativa del personaggio manzoniano. Nella presentazione del bilancio 2014, ad esempio, egli si è vantato della restituzione ai cittadini dei pochi spiccioli di addizionale Irpef. Una scelta populista ed inopportuna, finanziata anche dalla mancata copertura nel 2014 di oltre un milione di euro di perdita del derivato Dexia, anticipata nel 2013 con l’avanzo di bilancio 2012. Un’operazione stucchevole, un patetico colpo di teatro elettorale, un gioco delle tre carte, che il sindaco avrebbe potuto risparmiarci, impiegando quel milione del 2012 in aiuti per la città in ginocchio (investimenti, incentivi) e coprendo la perdita del derivato Dexia nel bilancio 2014, come aveva fatto negli esercizi precedenti. Avremmo rinunciato volentieri agli spiccioli per un bene superiore. Il lavoro portato avanti da Tagliani sindaco, in continuità con il passato, non si è fatto attendere. Da subito ha chiuso il laboratorio acqua di Pontelagoscuro e svenduto le reti del gas a Hera, impoverendo il patrimonio comunale di decine di milioni; ha lavorato per il raddoppio del teleriscaldamento, inventandosi la bufala geotermica; ha ostacolato il porta a porta esteso a tutta la città, incatenandola per vent’anni al cancrovalorizzatore; ha finto di non vedere le tariffe acqua e rifiuti volare alle stelle; ha ignorato ogni nuovo assetto industriale dei servizi pubblici locali in provincia, antitetico agli interessi di Hera; ha dato all’azienda 1,5 milioni per un vecchio debito fuori bilancio (discarica Ca’ Leona, quella del fotovoltaico Spal e dei profitti Turra e Hera); ha difeso e attuato la chiusura del Sant’Anna, tradendo la promessa di servizio H24 nella casa dei sogni in Giovecca; ha sperperato 6 milioni per la mancata chiusura del derivato, da lui acceso nel 2002, e 2 milioni per la mancata estinzione del debito; ha svenduto le azioni Hera perdendo un milione rispetto al prezzo di acquisto. In cinque anni Tagliani ci è costato almeno 50 milioni di euro!

La sua litania preferita, con annessa richiesta di beatificazione, è la riduzione del debito, che pure c’è stata. Ma tutti sanno che il pagamento regolare delle rate dei mutui esistenti, unito alla mancata accensione di nuovi, riduce naturalmente il debito residuo. Questo ha fatto Tagliani, null’altro. Oltretutto ha riportato il debito ai valori del 2004, quando era vicesindaco (119 milioni nel 2004, 150 nel 2008, 119 nel 2014). Ma quanto è costato a Ferrara? Cinque anni di lacrime e sangue, di stretta negli investimenti in una città affamata (187 milioni gli investimenti nel periodo 2004-08, 90 milioni nell’era Tagliani 2009-13), per riportare il debito comunale ai valori del 2004, quando i ferraresi non stavano peggio di ora. Progetto per Ferrara non voterà il preventivo 2014, atto finale di una amministrazione alla frutta. Ora la mano passa agli elettori.

Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Ppf

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