Comacchio
13 Dicembre 2013
Accusato di aver puntato un coltello contro il socio, ma per la difesa stava difendendo l''onore' della moglie

Capitano a processo per estorsione, con risvolto “rosa”

di Ruggero Veronese | 3 min

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Porto Garibaldi. Una tentata estorsione “a sfondo sentimentale”. Assume toni quasi romanzeschi il processo che vede imputato un capitano d’imbarcazione di 51 anni, residente a Comacchio, accusato di aver preteso illegittimamente una serie di pagamenti dal proprio datore di lavoro e di essere addirittura arrivato a minacciarlo con un coltello e parole poco concilianti dopo il rifiuto. Dietro all’ostilità tra i due ci potrebbe essere infatti una questione di gelosia, nata dopo che l’imputato venne a conoscenza delle avance subite dalla propria moglie da parte dell’ex amico e collega.

La storia comincia nel corso del 2008, quando il capitano lavorava in una barca da pesca che la parte offesa aveva acquistato come investimento. Tra i due vigeva un accordo verbale: il capitano avrebbe dovuto tenere per sé una quota dei proventi della vendita del pesce, che veniva distribuito attraverso una cooperativa specializzata. Secondo l’accusa il capitano avrebbe però preteso ben più del dovuto per il suo lavoro e di fronte al rifiuto dell’altro, nel dicembre 2008, lo avrebbe aggredito prima verbalmente e poi puntandogli addosso un coltello. Da qui si innescò la querela col relativo processo che si sta svolgendo nel tribunale di Ferrara, che nelle precedenti udienze ha visto testimoniare la vittima e sua moglie per riferire degli episodi di tentata estorsione subiti in quel periodo.

Diametralmente diversa la versione della difesa, che ricostruisce i rapporti personali tra i due e punta sulla presunta “infatuazione” della parte offesa verso la moglie dell’ex socio, presente come testimone della difesa assieme ai figli durante l’ultima udienza. La donna ha raccontato di aver subito una sorta di “persecuzione” da parte dell’imprenditore, che le avrebbe telefonato notte e giorno e che in un’occasione, approfittando dell’assenza del marito, si sarebbe anche introdotto nella sua abitazione per tentare l’approccio decisivo. Una situazione sgradita ma mai riferita al marito – descritto come persona dall’indole assai gelosa – fino a quell’ultimo episodio, dopo il quale la donna gli rivelò quanto accaduto.

Fu quello il motivo, secondo la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Paolo Scaglianti, dell’insanabile frattura tra i due ex soci, i cui i rapporti erano già incrinati a causa di alcuni pagamenti non versati dall’accusatore (che intentò anche una causa civile per 80/90mila euro). Dalle testimonianze della difesa emerse in udienza sembrerebbe infatti che l’imprenditore, anche per salvaguardare il rapporto con la propria moglie, avrebbe attribuito l’aggressione alle richieste di denaro dell’imputato, senza fare cenno ai risvolti “sentimentali” della vicenda. Nella prossima udienza, prevista per il prossimo giugno, comparirà come testimone il capitano dell’imbarcazione che nel 2009 prese il comando della barca, per descrivere la situazione di lavoro e la sua esperienza con le due parti in causa.

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