Economia e Lavoro
11 Novembre 2013
Cambia il triennio di riferimento e la città estense potrà svincolare 1,7 milioni, ma restano i paradossi di una legge poco meritocratica

Il nuovo patto di stabilità premia Ferrara

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (6)La nuova disciplina del patto di stabilità “restituisce” 1,7 milioni di euro a Ferrara, secondo capoluogo in Italia nella graduatoria dei Comuni che hanno ridotto maggiormente le proprie spese tra il 2009 e il 2011. Dal 2014 infatti i vincoli del patto non verranno più calcolati in base alle uscite nel periodo 2007-09 ma a quelle del triennio successivo, che ha visto le voci di spesa nei bilanci ferraresi calare di circa un quinto: -20,7%. La stessa quota che si applicherà allo “sconto” di cui beneficerà il Comune nei prossimi tre anni, con la somma da destinare al patto di stabilità (e quindi non utilizzabile direttamente dalla pubblica amministrazione) che passa da 8,2 a 6,5 milioni di euro all’anno.

Lo schema complessivo, Comune per Comune, viene riportato sull’edizione odierna de “Il Sole 24 Ore” (in cui si evidenzia anche come Ferrara sia l’unico Comune ad avere ridotto nel 2014 le addizionali Irpef), che sottolinea anche i “paradossi” di una legge che solo apparentemente premia la meritocrazia. La “ratio” del patto di stabilità è basata sull’assunto che i Comuni più spendaccioni siano quelli meno virtuosi e che l’aumentare della spesa coincida sempre con una mala amministrazione. Ma basta leggere quale sarà la città più penalizzata nel prossimo triennio per intuire il punto debole del meccanismo: tra il 2009 e il 2011 L’Aquila ha avuto un incremento della spesa pubblica del 210,7% e, di conseguenza, i vincoli del patto per il capoluogo abruzzese passeranno da 9,5 a 30,3 milioni di euro. Si tratta però di una punizione immotivata per una città che non è stata colpita da assessori o sindaci incapaci, ma da un terremoto in pieno centro storico. Con tutte le spese di ricostruzione che ne conseguono. Destino che, se le regole del patto di stabilità non cambieranno, tra tre anni piomberà anche sui Comuni della nostra regione colpiti dal sisma del 2012.

Paradossale anche la posizione opposta in graduatoria (103°), quella della città che ha ridotto maggiormente la spesa e che potrà quindi liberare più risorse per il proprio bilancio: Napoli. Una metropoli che tradizionalmente non rappresenta un esempio di buona amministrazione e che ha dovuto abbassare del 26,4% le proprie uscite proprio a causa del grave dissesto finanziario in cui politica locale e soggetti economici l’avevano condotta. Ma se le norme possono essere discutibili di certo non lo è la matematica con cui vengono applicate: i vincoli di Napoli passano quindi da 88,1 a 64,8 milioni di euro, con buona pace degli aquilani e dei 20 milioni annuali sottratti ai loro prossimi bilanci.

Immediatamente alle spalle del capoluogo campano, ma per motivi profondamente diversi, compare invece Ferrara, che comincia a beneficiare del taglio alla spesa pubblica in atto dal 2010. Un risultato di cui si mostra soddisfatto l’assessore al bilancio Luigi Marattin, che pure non fa retromarcia sulle critiche che riserva da tempo alla disciplina del patto di stabilità. “Con il passare del tempo anche il triennio di riferimento cambia – afferma l’assessore -, e ora abbiamo cominciato a includere anche la prima delle annate “lacrime e sangue” per la nostra spesa pubblica. Ma grazie a questo ora saremo una delle città con il vincolo meno stringente: anche questa è una dimostrazione che il risanamento dà i suoi frutti”. Un risanamento con cui i Comuni aiutano a tappare le falle lasciate anche dalla politica nazionale: se gli enti locali sono costretti ad accantonare risorse è soprattutto per far quadrare la legge di stabilità italiana di fronte a revisori e partner europei. Un argomento su cui non si fa trovare impreparato Marattin: “Con diversi assessori al bilancio italiani ci siamo ritrovati a Firenze per fare una proposta di riforma – afferma -, che adesso è all’attenzione del governo. Per me è assurdo che i Comuni debbano partecipare con queste modalità al disavanzo dello Stato, e tutto il meccanismo dovrebbe essere rifatto. È un po’ strano che vengano prese in considerazione solo le spese, quando bisognerebbe guardare il rapporto tra spese ed entrate”.

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