Lun 4 Nov 2013 - 1399 visite
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Modeste proposte di un povero idiota per seri problemi

idiotaDevo riconoscerlo: questo blog è troppo intellettuale. La colpa è mia: sono un intellettuale, e tendo a rapportarmi ai problemi del mondo da intellettuale.
Errore, errore, tre volte errore! Non è così che funzionano le cose!
E così ho provato il piano B: perché bisogna sempre avere un piano di riserva. Ho disconnesso il cervello, ho regalato un viaggio-premio ai neuroni, e mi sono fatto fuori le ultime due bottiglie di clinto. Di colpo, la soluzione di alcuni problemi del mondo (quindi anche vostri) mi è apparsa chiara e lampante. Bastava smettere di pensare e diventare idiota: averlo saputo prima di sprecare tutto quel tempo a leggere e pensare!
Eccovi quindi i primi risultati della mia nuova vita da povero idiota: alcune modeste proposte per risolvere un certo numero di problemi.

1. I costi dell’istruzione.

Ci abbiamo provato in tutti i modi ad abbattere i costi dell’istruzione (e anche l’istruzione, va detto). Abbiamo tagliato le ore di lezione, le materie, gli insegnanti, i bidelli, i salari, i finanziamenti, il fondo d’istituto, le aule, gli insegnanti di sostegno: beh, non è bastato! L’istruzione continua ad essere un costo per questo paese, perché finora nessuno aveva pensato ai costi indiretti: studenti, bidelli e insegnanti vogliono avere il riscaldamento acceso durante l’inverno, vogliono treni, autobus e corriere che li portino da casa a scuola – tutte cose che costano.
E allora, lasciamoli a casa! Chiudiamo le scuole per un giorno alla settimana (per ora), e spalmiamo l’orario su cinque giorni. Dopo tutto, 5×6 (cinque ore al giorno per sei giorni) è uguale a 6×5, la matematica non è un’opinione. Si risparmia sul riscaldamento e sulle corriere, si semplifica la gestione delle scuole, che sono troppo grandi e complesse e piene di responsabilità per chi deve dirigerle, e si ottiene una scuola “più europea” (che essendo idiota non so cosa voglia dire, ma l’Europa è come la rucola, ci dev’essere sempre). Qualcuno dirà che  6×5 fa sempre 30 se si tratta di mele e pere, ma la scuola tratta conoscenza, non casse di frutta al mercato: fare 6 ore di lezione al giorno per 5 giorni – e certi giorni sono 7 – non è la stessa cosa che farne 5, la didattica peggiora, la qualità dell’istruzione diminuisce…
E ‘sti c***i, come dicono in Boris? Chi dice che l’istruzione è un valore? E poi, con la crisi che c’è (vedi punti 2, 3), cosa se ne fanno i ragazzi di un’istruzione che mette loro tanti grilli per la testa? Lo avete visto nella réclame quell’attore che da studente diceva “tciù is meglio che uàn“, e ora dice parole come “design” ed “ergonomia pura“? Mica si imparano a scuola, queste cose!
Ma volete mettere quanto sarà più pulita l’aria, con i riscaldamenti spenti al sabato e meno corriere in giro per le strade? È vero che anche l’ignoranza inquina: ma è un inquinamento pulito, l’ignorante non emette CO2. Facciamolo come periodo di prova: per ora chiudiamo le scuole al sabato per risparmiare sul riscaldamento; poi, tra qualche decennio, quando il surriscaldamento globale avrà alzato la temperatura e non sarà più necessario accendere i termo, potremmo anche ripensarci.

2. Le fabbriche che chiudono

Rendiamocene conto: abbiamo sbagliato approccio, sulla crisi. Tutti a dire che bisogna difendere i posti di lavoro, la produttività, il sistema-Italia… Beh, non è servito a niente. Perché dobbiamo costringere la gente ad andare a lavorare, a svegliarsi all’alba per uscire di casa e tornarci al tramonto? E le malattie professionali – per dire: gli togli le pause tra un turno e l’altro, e loro si infortunano, e sono costi. E la cassa integrazione, che sono altri costi…
Cambiamo strategia: se le fabbriche vanno in crisi, chiudiamole e lasciamo a casa gli operai. Senza cassa integrazione, senza piani di salvezza, senza accordi sindacali: a casa. Dicono che tra i problemi dell’Italia ci sono il basso numero di lettori di giornali e la diminuzione degli spettatori negli stadi? Bene, regaliamo agli operai che restano a casa l’abbonamento a un giornale – così restano a letto a leggerlo – e alle partire della squadra del cuore (vedi oltre, punto 5). Con le fabbriche chiuse e il riscaldamento spento (perché non avranno di che pagarlo), e pochi rifiuti prodotti, le nostre città saranno più pulite. Aumenteranno, è vero, i poveri: ma per questo, vedi al punto 4.

3. Democrazia

La democrazia è una cosa vecchia e complicata, roba da Novecento: siamo nell’età del tablet, e si vota ancora con carta e matita! Tutta quella gente da mandare a votare ogni tot anni, che poi non serve a niente: ci sono due schieramenti, e arrivano pari. Ne nasce un terzo, e arrivano pari tutti e tre. Non sembra anche a voi che qualcosa non funzioni?
Ma in fondo, perché devono andare a votare proprio tutti? Creiamo una commissione tecnica super partes (Paolo Del Debbio, Nando Pagnoncelli, Gianroberto Casaleggio, un Trota qualsiasi purché laureato, Gennaro Migliore e Sabrina Ferilli) che con un sondaggio accerti dove è superfluo votare, perché c’è una netta prevalenza di una parte sull’altra e i seggi si possono assegnare senza perdere tempo. Dove c’è incertezza, si individuerà in quale provincia, città, paese, quartiere c’è l’ago della bilancia, e si fanno votare solo quelli che vi abitano. Se va fatta bene, in certe regioni vota un solo condominio, si fa prima e si risparmiano un sacco di soldi. Per scegliere i deputati si lanciano in aria le maglie, chi le prende al volo è eletto, gli altri a casa.

4. Immigrazione e povertà

A_Modest_ProposalAbbiamo troppi immigrati, e per di più anche troppi poveri: è la crisi, bellezza! Non c’è niente da fare, aumentano gli uni e gli altri. Che fare? Immigrati e poveri possono sempre venir buoni per fare qualche lavoro, magari in nero o illegale. Le loro mogli pure. Ma i loro figli? Non sono abbastanza grandi per lavorare, vogliono andare a scuola (e sono costi), si ammalano…
La soluzione è semplice: mangiamoceli. Lo ammetto, non sono originale, la soluzione l’aveva già pensata Jonathan Swift con la sua Modesta proposta: «un infante sano e ben allattato all’età di un anno è il cibo più delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno, o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragù». Invece di aumentare i costi sociali, diminuirebbe il numero di poveri – nostrani o d’importazione – e si incentiverebbero le attività connesse – macelleria e ristorazione in primis: «questa nuova pietanza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina». Hai visto mai che questa volta la ripresa economica arriva davvero?

5. Violenza negli stadi

Anche su questo problema abbiamo sbagliato approccio: ci siamo chiesti per anni come diminuire il numero di quelli che vanno allo stadio per picchiarsi, invece di guardare la partita.
La soluzione è invece l’esatto contrario: aumentiamo il loro numero. Regaliamo ai lavoratori senza lavoro (vedi punto 2) e ai poveri (vedi punto 4) l’ingresso allo stadio, cosicché possano sfogare la propria rabbia assieme a quelli che già lo fanno. Ma con gli opportuni adattamenti: riserviamo loro le curve, dopo averle ulteriormente distinte dagli altri settori col filo spinato elettrificato. Facciamoli entrare, ma non separando quelli di casa e quelli ospiti: in ogni curva, 50 e 50. All’ingresso, gli steward distribuiranno a ciascuno un nodoso randello con cui inchiavicarsi di mazzate per tutto il tempo, mentre sul campo 22 individui in mutande si contenderanno il possesso di una palla. E alla fine dell’incontro, usciti i calciatori, si aprono i cancelli e si fanno entrare i superstiti in campo, che possano proseguire a loro piacimento il certame, finché ne resterà uno solo.
Visto il doppio spettacolo, si potrebbe anche pensare a un moderato ritocco del prezzo del biglietto, per risanare i bilanci delle società calcistiche e per l’acquisto delle necessità immediate (magliette, scarpe, epopoietrina, guantoni per il portiere, arbitri…).

6. Sovraffollamento delle carceri

Nelle carceri italiane ci sono 47.000 posti, e 65.000 detenuti. E le condizioni di vita sono drammatiche: più peggiorano, più aumentano i suicidi. Non solo dei detenuti, anche delle guardie carcerarie [prima di diventare idiota ne avevo scritto qui: http://www.carmillaonline.com/2013/10/29/il-provvedimento-indultoamnistia-il-divenire-zombie-della-politica/]. Quando Ignazio La Russa era ministro (lo so, ci vuole un grappino per reggere l’urto del ricordo, ma è capitato anche questo), dichiarò: «Non è che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sarà neanche un suicidio», che è un po’ come dire «Non è che se regaliamo agli imprenditori un viaggio premio alle Seychelles quando la loro azienda fallisce non ci sarà neanche un suicidio». Bisogna capirlo, La Russa: all’epoca non poteva immaginare che in galera ci sarebbe finito anche il suo amico di famiglia Salvatore Ligresti. Purtroppo i fatti gli danno torto: l’aumento dei suicidi è legato al peggioramento delle condizioni, non alla condizione carceraria in sé.
Ma abbiamo sbagliato a cercare invano di diminuire la popolazione carceraria: la soluzione giusta è aumentarla. Abbiamo creato 20.000 detenuti in più con la legge Giovanardi-Fini che rende reato anche lo spinello? Creiamo altri reati! Ad esempio, rendiamo reato l’essere povero (vedi punto 4): l’avevano già fatto Enrico VIII d’Inghilterra e il cardinale Richelieu, è un po’ come dire che ce lo chiede l’Europa, no? Il numero dei suicidi crescerà ancor di più, e il problema del sovraffollamento si risolverà da solo. E visto che si suicidano anche le guardie carcerarie, potremmo nominare La Russa direttore nazionale carceri (così, tra l’altro, la famiglia Ligresti sta più tranquilla): metti mai che un giorno…

7. Mario Balotelli

Ecco un altro problema sul quale abbiamo sbagliato approccio. Lo aveva capito in tempi non sospetti lo scrittore Francesco Pacifico, quando scrisse il racconto Mario Balotelli, una visita guidata [qui: http://www.minimaetmoralia.it/wp/mario-balotelli-una-visita-guidata/], in cui spiegava perché Balotelli è quello che è: perché è un italiano. È la quintessenza dell’italiano-tipo, quello che vi sorpassa zigzagando col SUV, quello che vi taglia la strada con lo scooter svoltando senza mettere la freccia: «Gli italiani che fischiano MB credono di essere dei normali razzisti (non-ci-sò-no-né-gri-ta-lià-ni), ma stanno solo finalmente trovando pane per i loro denti: in MB odiano un italiano vero, uno che come noi ha messo il concetto di società alle spalle e non mette la freccia e fa solo di testa sua perché in realtà non si fida di nessuno e ha un altissimo concetto del proprio stile e vuole uscire da ogni situazione immacolato e vincente». Balotelli non è “poco italiano”: lo è troppo.
La soluzione è semplice: il problema-Balotelli si risolve debalotellizandolo. E quindi, deitalianizzandolo. Togliamogli cittadinanza e passaporto: smetterà di comportarsi da italiano, finalmente!
Come? La Nazionale? Ah, ecco, per quella la soluzione c’è: compriamo Cavani dall’Uruguay, gli tarocchiamo il passaporto e gli diamo la maglia numero nove. No, non c’è violazione della Bossi-Fini, anche se sarebbe uno straniero con passaporto falso: l’ex capo del governo che ha approvato la Bossi-Fini ha vinto, con un portiere col passaporto falso, uno scudetto e due Champions League. Può succedere, siamo in Italia, non è che sono tutti dei poveri idioti come me.

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