Cronaca
2 Novembre 2013
Dal passato in Rifondazione Comunista alla "conversione" al passaggio al mondo della finanza, tutti i trascorsi del broker condannato in appello

Merchiori: storia di un politico prestato alla finanza

di Ruggero Veronese | 4 min

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Gianluca Merchiori in cocnsiglio comunale

Gianluca Merchiori in cocnsiglio comunale

Alla sua storia fu dedicato anche un servizio de “Le Iene” su Italia 1, che lo ritraeva nella sua villa con piscina nella periferia di Vienna, in ottima forma e anche con qualche chilo in più del solito. Un’immagine molto lontana da quella del “coerente” – come lo definirono anni prima alcuni colleghi in consiglio comunale – politico sotto l’insegna della falce e martello, così come da quella, rivestita pochi anni dopo, del brillante broker finanziario finito suo malgrado in difficoltà economiche a causa di gravi problemi familiari. Gianluca Merchiori aveva promesso a parenti e amici di ammazzarsi di lavoro, anche con tre impieghi alla volta, pur di riconsegnare i soldi che si era fatto prestare nei mesi precedenti. Migliaia di euro per ripianare le perdite causate da investimenti tutt’altro che sicuri – se, come riportato più volte dai suoi clienti, prometteva margini di profitto superiori al 4% -, ma che scomparvero in Austria assieme al sedicente agente di commercio scappato da Ferrara negli ultimi mesi del 2006. E mai più riapparso da allora.

Sedicente agente di commercio, si è detto, ma non solo. Merchiori viene infatti conosciuto inizialmente come rappresentante di Rifondazione Comunista. Per il partito guidato allora da Fausto Bertinotti ricopre dal ’95 al ’99 l’incarico di consigliere comunale e nella legislatura successiva viene promosso a capogruppo, fino a quando nel 2000 entra in collisione con la linea del partito e abbandona l’incarico. Prima della rottura – secondo una “vulgata” cittadina – avrebbe fatto in tempo a compiere un impensabile “atto di fedeltà” al partito, con un viaggio in automobile verso l’ex Jugoslavia, assieme al senatore Fernando Rossi (non ancora eletto in parlamento), per portare solidarietà nientemeno che a Slobodan Milosevic, asserragliato a Belgrado durante i bombardamenti Nato. Tornerà a utilizzare il simbolo della falce e martello quattro anni dopo, sfidando Sateriale come candidato sindaco della lista “Via Ferrara – Ferrara Viva” e suscitando anche le ire e un ricorso del suo ex partito a causa dell’utilizzo dello storico “marchio”.

Dopo la sconfitta elettorale il suo nome scompare dalla cronaca politica, ma non dai pensieri dei suoi ex colleghi di ambo gli schieramenti. Merchiori infatti si “ricicla” come broker finanziario e crea una fitta rette di contatti, in cui compaiono anche nomi noti dei partiti ferraresi. Gli inizi sono incoraggianti: l’agente promette investimenti con alti tassi di profitto (fino al 4%) e per un certo periodo riesce a mantenere gli impegni. Fino al crac improvviso e alla sua precipitosa fuga tra le Alpi austriache. I guadagni infatti cominciarono a svaporare, e Merchiori si ritrovò nella condizione di dover soddisfare decine di promesse irrealizzabili, che avrebbe dovuto soddisfare con risorse ormai perse nelle sabbie mobili della finanza. Cominciò così la “grave malattia” della moglie – in realtà in perfetta salute tra le Alpi austriache -, che secondo Merchiori necessitava di dispendiose cure possibili solo oltreoceano. Dove, come è noto, la sanità non è esattamente a buon mercato. Ai debiti “professionali” cominciarono quindi a sommarsi anche quelli privati, con versamenti di decine di migliaia di euro da parte di amici, parenti e colleghi che mai gli avrebbero negato aiuto in un momento di difficoltà.

Tra questi compaiono addirittura alcuni degli ex rivali per antonomasia, come l’ex consigliere comunale di Forza Italia Pier Francesco Perazzolo, che ammise in seguito di essere stato raggirato. “Mi telefonò intorno a metà ottobre dicendo che aveva bisogno. Arrivò a casa mia piangendo, supplicandomi di dargli dei soldi perchè la moglie soffriva di una gravissima malattia e lui aveva bisogno di denaro per tentare di salvarla pagando costosissimi interventi sanitari oltreoceano”. Perazzolo seguì il cuore anzichè la ragione, cercando di aiutare una persona con cui credeva di avere un rapporto di amicizia, oltre che professionale: “Di lui ho sempre apprezzato la coerenza – confidò il berlusconiano -, e se un amico ti chiama piangendo e dice che sua moglie è in pericolo di vita sfido chiunque a negare il proprio appoggio. Gli ho consegnato di fronte a testimoni 10mila euro in cambio di un assegno in garanzia, ovviamente scoperto”.

Inutile dire che nemmeno un euro tornò nelle tasche dei creditori. Merchiori inviò diversi messaggi ai conoscenti promettendo di tornare e restituire quanto dovuto, ma col passare dei mesi le persone, ormai disilluse, non contavano più né sull’amicizia né sull’affidabilità dell’ex candidato sindaco. Che, quando raggiunto dalle Iene, si mostrò tranquillo nella propria situazione e tutt’altro che disponibile a rilasciare un’intervista.

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